Tales of Cosmos – La Recensione

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Ritorno al passato

Come è possibile evincere fin dai primi istanti di gioco, in Tales of Cosmos è ben radicata una componente di divertimento che attinge alle più classiche avventure grafiche degli anni ’90. L’intento è stato addirittura reso esplicito dal team di Red Dwarf Games, che con questa affermazione è riuscita da una parte a cogliere l’attenzione di un pubblico di gamer maturi e “d’altri tempi”, dall’altra ha rischiato di invischiarsi in un’impresa ardua e potenzialmente limitata all’interesse di una nicchia di utenti decisamente ristretta. Nei panni del cane-astronauta Perseus e della scimmia-scienziato Gagayev (che richiama ovviamente al primo uomo ad aver raggiunto lo spazio, il sovietico Jurij Gagarin), la nostra avventura ci porta da subito ad esplorare una sorta di ambientazione open-world dalla grafica bidimensionale ed essenziale sotto molti punti di vista. Scopo del gioco è quello di esplorare ognuno dei ben diversificati e assurdi pianeti che si trovano entro la portata del nostro modesto radar e, ovviamente, riuscire a trovare un modo per tornare a casa a seguito di un poco fortunato atterraggio. Caratteristica unica di Tales of Cosmos, oltre alla strana accoppiata di amici, è sicuramente la grafica, caratterizzata da sfondi e dettagli realizzati a mano, una merce abbastanza rara in questo periodo dove il 3D ha ormai conquistato prepotentemente la maggior parte delle software house presenti sul mercato. Sia ben chiaro, però, che l’aspetto meramente estetico del gioco non è quello che più vuol dare risalto all’opera, bensì un mezzo originale per renderla abbastanza unica nel suo genere.

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