10 cose di cui i giocatori dovrebbero smettere di lamentarsi

I giocatori fanno parte di una categoria di persone piuttosto volubili. Se da un lato sanno apprezzare e riconoscere quando un videogioco merita di essere lodato, dall’altro sono i primi a lamentarsi quando qualcosa non va per il verso giusto. Abbiamo voluto raccogliere alcune delle più comuni lamentele, con qualche spunto di riflessione sul motivo per cui sarebbe meglio trascorrere del tempo a salire di livello, o a mietere vittime negli sparatutto, piuttosto che a blaterare.

1Console War

I giocatori amano discutere. Eppure, verrà un tempo in cui avremo la capacità di riconoscere che non c’è alcuna sostanziale differenza tra un hardware e l’altro, perché ogni piattaforma mira al divertimento dei consumatori. Di fatto, quindi, la console war è la conversazione meno produttiva che i giocatori possano avere.

2Questo gioco è troppo corto

La longevità è un fattore che raramente mette d’accordo tutti. Se un titolo è troppo corto la gente si lamenta; se è troppo lungo… si lamenta lo stesso! Alcuni dati di Steam affermano che sono circa il 50% degli utenti a completare il prodotto acquistato. Uno dei fattori principali riguarda la sempre minore voglia di esperienze guidate, visto il crescente numero di persone che desiderano semplicemente competere o cooperare con altri giocatori. Così i game designer sono costretti a spostare la loro attenzione verso la realizzazione di esperienze multiplayer profonde, a scapito delle più brevi e sempre meno coinvolgenti campagne in singolo.

3I free-to-play non sono veri free-to-play

I free-to-play, come ben saprete, sono giochi che possono essere scaricati gratuitamente; la maggior parte di questi, tuttavia, permettono agli utenti di acquistare add-on come equipaggiamenti o abilità sborsando soldi reali. Spesso è sconfortante quanto velocemente un f2p possa trasformarsi in un pay-to-win, ma gli sviluppatori mettono comunque a disposizione dell’utenza un prodotto che non costa nulla al giocatore. È chiaro che la società debba trarne profitto, e non c’è niente di sbagliato nel trovare modi creativi per guadagnare migliorando e personalizzando l’esperienza di gioco.

4Io sì che sono un gamerrrr!

Dieci o forse quindici anni fa, le persone che “si sentivano” giocatori erano poche per un paio di motivi: anzitutto c’era poco di cui vantarsi, videogiocare era considerata – molto più di oggi – un’attività di isolamento sociale e perlopiù “da sfigati”; e poi non c’erano i social media, per cui era praticamente impossibile farsi un proprio pubblico. Oggi il gaming è diventato per molti una vera e propria moda, purtroppo, e con la consacrazione di piattaforme dedicate ai video come YouTube o Twitch in molti “giocano a fare i giocatori”. Certo, è un po’ fastidioso vedere qualcuno che riesce a sfondare grazie ai suoi follower e non per i propri meriti, ma in fin dei conti cosa importa?

5I titoli sportivi sono sempre uguali

Sono tanti i giocatori che, soprattutto di recente, si lamentano per i pochi miglioramenti fatti dei giochi di sport. C’è da dire che franchise come FIFA o NBA 2K hanno ben poco da migliorare, visto l’eccezionale livello di realismo raggiunto negli ultimi anni. In uno sportivo non bisogna soffermarsi alla grafica, all’aspetto visivo del prodotto; i passi in avanti si possono cogliere nel gameplay, di gran lunga l’aspetto più importante di ogni videogioco. Anche soltanto guadagnare in fluidità è un ottimo traguardo per gli sviluppatori, perciò impariamo bene a valutare ogni aspetto prima di lamentarci!

6Le avventure grafiche non sono veri videogame

Giochi come Gone Home, Stanley’s Parable e quasi tutti i giochi di Telltale rientrano nella categoria delle avventure grafiche, ovvero titoli in cui le storie interattive sostituiscono meccaniche action. Purtroppo, molte volte abbiamo sentito frasi tipo: “Se il gameplay si limita a QTE e allo scegliere le risposte… non è un vero gioco.”

Ci sono però un sacco di persone che apprezzano tantissimo questo genere e, spesso, titoli di questo tipo riescono a trasmettere molte più emozioni di quanto non riesca a fare un videogioco dal gameplay adrenalinico. E il paragone non ha ragione di esistere. Sarebbe stato diverso se le avventure grafiche fossero state raggruppate in un unico genere con gli action adventure, ma sono una categoria a parte.

7L’accesso anticipato è una fregatura!

Per chi non lo sapesse, l’accesso anticipato permette di giocare una prima versione di un titolo in fase di sviluppo a prezzo ridotto. Lo sviluppatore rende chiaro che si tratta di un gioco incompleto, e avere feedback dall’utenza per capire dove c’è bisogno di lavorare è molto importante. La domanda che bisogna porsi in questi casi è: “Sono disposto a giocare un titolo che potrebbe essere particolarmente buggato in cambio di un prezzo più basso?”

È chiaro che incappare in un gioco pieno di errori (e che magari non viene mai ultimato) è un rischio che si corre, ma è inutile addossare la colpa allo sviluppatore quando viene sottolineato che si tratta di una versione alpha e spesso “rotta” del prodotto!

8Nintendo fa sempre i soliti giochi

Ok, Wii U è stato flop completo e anche con Switch, che pure ha ingranato bene, Nintendo ha ancora bel po’ di terreno da recuperare nei confronti di PlayStation. Però basta con questa storia che “Nintendo fa sempre i soliti giochi”. Non fermiamoci semplicemente al titolo! Secondo voi Zelda Breath of the Wild e Super Mario Odyssey sono la stessa cosa di uno Zelda Wind Waker e di un Super Mario Galaxy? Se ritenete che sia così allora forse dovreste giocarli! Perché non conoscete i giochi Nintendo. E chi non conosce qualcosa non dovrebbe sparar giudizi a caso. Ah e non dimentichiamoci di Arms e Splatoon. In quanto a nuove IP Nintendo non si è affatto tirata indietro. Ma non sono mai “uscite a caso”. Quando Nintendo lancia qualcosa con buona probabilità si tratterà di un successo!

9I videogiochi costano troppo

In realtà non è così. I videogiochi sono molto meno costosi di quanto lo fossero diverse generazioni (di gioco) fa. Basti pensare che l’originale The Legend of Zelda veniva venduto a 50 $… nel 1986! Al netto dell’inflazione, sarebbero circa 105 $ odierni. Altro fattore che non può essere ignorato: mentre il prezzo di vendita è diminuito, i costi di sviluppo sono aumentati (in alcuni casi) di decine di milioni di dollari. È chiaro che “più soldi” non sia sinonimo di “giochi migliori”, ma in pratica i consumatori hanno davanti prodotti su cui viene investito un budget superiore a un prezzo più conveniente. Chiaramente i costi di produzione sono compensati dall’enorme crescita degli acquirenti: pensate che nel 1990 il 30% delle famiglie possedeva una console, mentre oggi la percentuale è salita al 56%.

10Chi gioca su mobile non è un vero gamer!

Ci è capitato spesso di sentire gente lamentarsi del fatto che Angry Birds, Candy Crush, Clash of Clans, etc. non siano “veri giochi”. È chiaro che titoli di questo tipo offrano esperienze totalmente diversa da CoD o FIFA, ma il mercato mobile è in continua crescita e sono sempre di più le persone che giocano su smartphone e tablet piuttosto che su piattaforme o PC. Insomma, è irrilevante se siano “veri giochi” o meno, soprattutto dati alla mano: nel 2016 il mobile gaming ha generato oltre il 25% in più del fatturato gaming su PC!

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