2Dark – Recensione

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Troppo oscuro

Già il titolo “2Dark” si apre a tantissime chiavi di lettura. Il primo pezzo, ovviamente rimanda al 2D, le due dimensioni nelle quali il gioco si muove.

Letto nel suo complesso, invece, è un palese gioco di parole che richiama “Too Dark” – troppo buio, in italiano. Quel “Dark”, tra l’altro, non può far altro che farci tornare alla mente un altro caposaldo dell’horror d’altri tempi, ovvero Alone in the Dark. E, per quanto assurdo possa sembrarvi, non è affatto una coincidenza.

2Dark è infatti il disgustoso parto – in senso positivo, ovviamente – di Frederick Raynal, che già in passato dipinse le gesta dell’intramontabile investigatore Edward Carnby. Raynal salta ancora nel campo dell’horror – stavolta, coadiuvato da un team completamente indipendente – e, abbandonando il campo dell’occulto, mette in scena un’intricata vicenda capace di comprendere detective decaduti, bambini rapiti, mogli sgozzate, pagliacci assassini, cannibali insaziabili e tanto, tantissimo altro ancora.

2Dark riesce nell’ardua impresa di ricordarci come, più che dai fantasmi e dai mostri, dovremmo guardarci le spalle dagli esseri umani. Quella di Raynal è una vicenda cupa e rivoltante – a tratti, fin troppo – che va a martellare sulle infinite problematiche insite alla follia umana e su tutti quegli shock che, a lungo andare, trasformano docili bambini in killer psicopatici. Parliamo di uno sceneggiato stracolmo di personaggi mentalmente instabili, protagonista compreso, tutti piombati in un oscuro vortice di sangue e vendetta per le motivazioni più disparate – e con cui, incredibilmente, si può persino finire per empatizzare.

2Dark riesce nell’ardua impresa di ricordarci come, più che dai fantasmi e dai mostri, dovremmo guardarci le spalle dagli esseri umani.

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