Styx: Shards of Darkness – Recensione

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Fantasy Pulp


La storia di Styx: Shards of Darkness è ambientata dopo gli eventi del precedente capitolo: il sarcastico goblin si è stabilito nella marcescente città di Thoben, un luogo putrido abitato soltanto dalle peggiori canaglie in circolazione. Qui Styx usa le sue abilità da maestro delle ombre per fare qualche lavoretto, come rubare i forzieri con gli stipendi delle guardie. Ma la sua vita pseudo tranquilla riceverà uno scossone quando il capo della squadra S.T.R.A.G.E., una squadra creato al solo scopo di eliminare la minaccia dei goblin, si recherà da lui. Helledryn, questo il nome della donna al comando, non vuole eliminare Styx, ma anzi gli propone un lavoro che solo il goblin, con le sue doti da ladro professionista, può portare a termine.

Vale la pena di morire solo per assistere alle lamentele di Styx, che sfonda la quarta parete e ci insulta per le brutte fini che ha dovuto subire a causa nostra.

La missione consiste nel recuperare uno scettro magico da un importante ambasciatore umano, ma, inutile dirlo, le cose non andranno per il verso giusto e Styx si ritroverà coinvolto in qualcosa di molto più grande di lui, qualcosa che coinvolge un culto di elfi oscuri, bellicosi nani e un tremendo segreto nascosto nelle profondità della terra.
La narrazione non annoia per buona parte dell’avventura, grazie anche ad un paio di interessanti colpi di scena, e presentando un lieve calo solamente verso la fine, con un minor approfondimento delle vicende e un finale non molto soddisfacente. La storia è retta soprattutto da una buona caratterizzazione dei personaggi e in questo campo Styx, grazie al suo carisma e alle sue battute pronte, la fa da padrone spiccando rispetto al resto del cast. Sarà difficile non affezionarvi al sagace pelle verde dopo aver trascorso molte ore in sua compagnia.

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