Dragon Quest Heroes 2 – Recensione

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Mai abbandonare la via vecchia?

Al tempo, quando Square ci spiegò la sua intenzione di trasformare Dragon Quest in un hack ‘n slash – come è anche ovvio che sia – eravamo tutti un po’ titubanti. Del resto, nell’ultimo decennio abbiamo visto tantissime saghe ruolistiche trasformarsi in titoli action ottenendo spesso pessimi risultati.

Di Jrpg che hanno difficoltà a ritrovare la retta via ne siamo strapieni, soprattutto in un’epoca in cui tutti sembrano richiedere a gran voce battaglie più movimentate ma senza esserne pienamente convinti. Vedere anche Dragon Quest piombare nel baratro senza uscita delle saghe che hanno perso la propria identità, detto sinceramente, ci avrebbe riempito il cuore di dolore.

 Dragon Quest Heroes 2 è la prova definitiva che, con un po’ di accortezza, si può rivoltare una leggenda come un calzino e farle ancora pulsare un cuore in petto.

Fortunatamente, il filone principale non è mai stato troncato. Il franchise numerato prosegue imperterrito a perfezionare tutto ciò che già offriva (l’undicesimo episodio, dopotutto, è proprio dietro l’angolo); nel frattempo, fu lo spin-off Heroes a smorzarci temporaneamente l’appetito. Una vera e propria rivelazione che, pur con tutti i suoi difetti, era riuscita nell’impresa di offrire un nuovo punto di vista sul panorama di una saga che – le sue regole – le ha ormai scritte nella pietra.

Ora, anche l’Occidente può godere del secondo episodio, migliorato praticamente in ogni suo aspetto: più grande, più frenetico e più tattico, Dragon Quest Heroes 2 è la prova definitiva che, con un po’ di accortezza, si può rivoltare una leggenda come un calzino e farle ancora pulsare un cuore in petto.

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