Dragon Quest Heroes 2 – Recensione

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Non chiamatelo “gioco d’azione”

Piazzare Dragon Quest Heroes alla stregua di un qualunque altro hack ‘n slash – o meglio ancora, musou – è un colpo davvero basso, oltre che scorretto. I nuovi spin-off, questo seguito in particolare, racchiudono svariate anime in un singolo corpo e si mostrano come prodotti sfaccettati e spesso sorprendenti, seppur su rigidi binari.

Il risultato è una sorta di compromesso tra le battaglie più caotiche di un Dynasty Warriors, la ricchezza di sub-quest di un Monster Hunter e l’esplorazione classica di un Dragon Quest. In alcuni di questi campi eccelle meglio che in altri ma, considerando la somma, il risultato è più che accettabile.

Il risultato è un compromesso tra le battaglie più caotiche di un Dynasty Warriors, la ricchezza di sub-quest di un Monster Hunter e l’esplorazione classica di un Dragon Quest.

Il gioco ci metterà nei panni di due studenti che, loro malgrado, si ritrovano invischiati in una guerra tra vari regni. In men che non si dica, e senza un’apparente motivazione, vecchi alleati si trasformano in temibili nemici e i giovani non possono far altro che difendere il proprio Paese, nella speranza di ricevere risposta senza inutili spargimenti di sangue. Da qui, senza alcun preavviso, scoppierà una battaglia su larga scala che andrà a intaccare la pace del mondo intero.

Se la trama puzza di classico lontano un miglio, tranquilli: l’intero Dragon Quest Heroes 2 è un unico, perpetuo cliché. Differentemente da altre saghe concorrenti – Final Fantasy in primis – Dragon Quest ha sempre puntato poco su una trama d’impatto e Heroes 2, sotto questo aspetto, non fa certo eccezione.

Purtroppo, mai come ora la vicenda sembra un mero collante tra le varie sezioni di gameplay. Ed è davvero un peccato, perché se il franchise generalmente ambisce a offrire un racconto morbido e senza troppe pretese, Heroes 2 non riesce spesso neanche in questo.

Al contrario, i dialoghi poco ispirati e l’anonima accozzaglia di personaggi in scena finiscono per rallentare a più riprese un ritmo accattivante come pochi, capace di inciampare solo quando la trama tenta di stare al passo del gameplay. Il crossover tra vari universi di Dragon Quest è interessante, così come sono indubbiamente riusciti un paio di colpi di scena, ma c’è davvero poco altro da segnalare.

Se lo sceneggiato è lì solo per far numero, a un certo punto, converrebbe quasi non averlo affatto, o si rischia di ottenere l’effetto contrario. Parliamo di vicende scontate e di ingenuità spesso troppo sdolcinate persino per una saga “family-friendly” come quella di Dragon Quest. Fortunatamente, quando non sono i dialoghi a prendere il sopravvento, il gioco dà il meglio di sé.

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