Tekken 7 – Recensione

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Non solo picchiaduro

In ogni caso, ci sono anche alcune variazioni sul tema, come sequenze sparatutto (?) e sfide dove bisogna abbattere una lunga serie di “soldati manichino”: nonostante tutto, però, anche a difficoltà standard ci si ritrova a ripetere alcuni combattimenti, resi particolarmente difficili sia dalla forza dell’avversario che dall’aumento della difficoltà nelle ultime battute. In totale la modalità storia porta via più o meno 5 o 6 ore, una longevità assolutamente rispettabile, considerando che parliamo di un picchiaduro, genere che non fa del single player il suo punto di forza.

Un altro paio di ore, invece, vanno via portando a termine le storie dei personaggi secondari, ovvero tutti quelli che non hanno un ruolo nella modalità principale con la faida dei Mishima: in questo caso è bene notare come l’impegno profuso sia nettamente inferiore, con un singolo incontro per ogni combattente e relativo (breve) filmato di epilogo, un po’ poco rispetto al passato, ma ci si accontenta.

Un’aggiunta gradita, che rende ancora più spettacolari i combattimenti, è rappresentata da brevi sequenze cinematiche realizzate per certe mosse

Accantoniamo per un attimo le varie modalità per parlare del fulcro di ogni picchiaduro, il gameplay: in Tekken 7 si possono ritrovare tutti gli elementi che da sempre contraddistinguono la saga, la velocità dei movimenti, il gioco aereo (anche se il juggling è stato leggermente penalizzato rispetto al passato), conditi da alcune preziose aggiunte che rendono il combat system ancora più profondo. Le Rage Arts sono l’entrata più gradita: si tratta di una sorta di “finisher”, un attacco di devastante potenza che è possibile sferrare solo in fin di vita, utilissimo per ribaltare le sorti dell’incontro. Le Rage Drive, invece, sono particolari mosse concatenabili come conclusione di una combo, per infliggere ingenti danni. Infine, le Power Crush sono utili in fase difensiva, se azionate col giusto tempismo permettono di assorbire i danni e contrattaccare senza lasciare possibilità di difesa all’avversario. Ogni personaggio ha il suo specifico moveset, molti dei quali aggiornati per l’occasione: tra le new entry, invece, segnaliamo il nostrano Claudio (abbastanza buffo da sentir parlare in italiano nella storia), Katarina, Josie, Shareen, Gigas, la tanto criticata Lucky Chloe, Kazumi (moglie di Heihachi) e infine lui, la guest star direttamente da Street Fighter, Akuma. Un’aggiunta gradita, che rende ancora più spettacolari i combattimenti, è rappresentata da brevi sequenze cinematiche realizzate per certe mosse, una vera gioia per gli occhi.

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