
Archiviati festeggiamenti, bagordi e rimpianti per l’anno appena conclusosi, è giunto l’inesorabile momento di dare un’occhiata al biglietto da visita di questo 2026, cui molti attribuiscono l’onere di fornirci una prima, sostanziale risposta sul modo in cui Intelligenza Artificiale e aumento dei costi al dettaglio andranno ad impattare sul settore sviluppo. Prima di azzardare previsioni a riguardo, vale in ogni caso la pena di spendere qualche parola sui titoli più attesi, tra i quali spicca ovviamente sovrano Grand Theft Auto VI.
Il ritorno del re
Che il sesto capitolo della saga targata Rockstar rappresenti l’evento clou del 2026 videoludico non si discute: in tal senso, l’unica incognita è costituita dalla reazione che il pubblico potrebbe riservare al suo prezzo che, come abbiamo anticipato la scorsa settimana, potrebbe segnare un precedente destinato a rivoluzionare per sempre gli equilibri del mercato. Secondo voci di corridoio piuttosto affidabili, Sam Houser non sarebbe troppo preoccupato dalla prospettiva che gli utenti possano ritenere che le innovazioni proposte dal suo colosso non valgano il sovrapprezzo, bensì dall’obbligo di generare profitto da un investimento che abbia superato ampiamente la soglia del miliardo di dollari. Essendo GTA VI creato più come una piattaforma concepita allo scopo di generare contenuti per oltre dieci anni, i margini per rientrare col budget sono in effetti ampi, ma ciò non esclude imprevisti di sorta. Giusto in proposito, solo Dio sa cosa potrebbe succedere a Rockstar Games nel caso in cui qualcosa andasse storto.
Spostando lo sguardo oltre i confini del Main Event, troviamo una discreta rappresentanza di progetti intriganti. Il primo tra questi non può che essere Resident Evil Requiem, il quale dovrebbe mandare in soffitta ogni velleità FPS per ritornare alla formula third person che fece la fortuna del quarto, amatissimo capitolo della saga. Non meno interessante sarà, almeno in termini politici, il debutto di Halo su PlayStation 5. Pur restando una semplice remastered, Campaign Evolved segnerà di fatti un punto di svolta epocale per l’industria che vedrà l’improbabile collaborazione tra Microsoft e Sony rafforzarsi ulteriormente. Stesso discorso varrà per Forza Horizon 6 che giungerà anch’esso alla prova del pad in edizione multipiattaforma. Nel campo delle probabili sorprese figurano invece il promettente 007 First Light di IO Interactive e il più enigmatico Pragmata di Capcom, cui potrebbero andare accodandosi Marvel’s Wolverine di Insomniac Games, Nioh 3 e l’outsider Crimson Desert. Più dubbi che certezze, arrivano invece dalla sponda Nintendo: in base alla tabella di marcia diffusa, lo Switch 2 dovrebbe infatti continuare a vivere di rendita almeno per i primi sei mesi dell’anno, salvo poi affiancare alle solite remaster vendute a prezzo tondo, un nuovo Mario Tennis e l’atteso Pokémon Pokopia.
Dato che sognare non costa nulla, il 2026 potrebbe infine riservarci anche il ritorno di Fable, un reboot la cui gestazione ha ormai assunto i toni della telenovela.
Nuovi hardware all’orizzonte
È opinione diffusa che il 2026 possa rivelarsi un’annata chiave anche in ottica hardware, con il probabile lancio della nuova Steam Machine in prima fila. Pur non essendo del tutto convinti che questo debutto si consumerà nei prossimi mesi, le indiscrezioni che trapelano da Valve lasciano attualmente supporre che il grande avvento possa verificarsi nella seconda metà dell’anno, magari in concomitanza col rilascio delle prime, concrete informazioni circa gli eredi di PS5 e Xbox Series X/S.
Sebbene non ci siano ancora annunci ufficiali, è probabile che ad autunno inoltrato ci aspetti qualche sorpresa a riguardo, si trattasse anche delle sole specifiche tecniche di quella che molti esperti inquadrano come l’ultima generazione fisica della storia delle console. Con il mercato retail destinato a macinare numeri ancor più drammatici e la crescente urgenza di trasferire l’intera esperienza videoludica in campo streaming palesata dalle Major in ballo, questa prospettiva non vanta in effetti carattere del tutto ipotetico. E questo sarà un colpo assai duro, al quale faremmo meglio a prepararci.
AI e sviluppo: una partnership inevitabile
Finora eravamo riusciti a evitarlo, ma è giunta inesorabile l’ora di parlare dell’Elefante nella Stanza. Se a GTA VI spetterà il ruolo di traghettare i videogame verso una nuova Era di completezza, l’Intelligenza Artificiale intesa come nuova “forza lavoro” rappresenta il vero tema ideologico del 2026. A pronunciare la prima sentenza su un dibattito che sta già infiammando da mesi il mondo degli addetti ai lavori, è stato proprio di recente il sommo Hideo Kojima, secondo cui l’IA generativa è destinata diventare una risorsa essenziale in ottica di sviluppo. Automatizzando parte dei processi creativi, dal design dei livelli alla gestione della narrazione dinamica, questa risorsa assicurerebbe, a sua detta, una drastica riduzione del carico di lavoro per i programmatori e dei costi di sviluppo favorendo, in parallelo, un significativo accorciamento dei tempi di produzione. Se, da un lato, l’implemento di questo tool potrebbe implicare un calo dei prezzi al dettaglio e scongiurare quell’incremento degli stessi che alcuni già ritenevano certo, dall’altro esiste però il concreto rischio di innescare una crisi occupazionale senza precedenti, mandando letteralmente a spasso migliaia di professionisti. L’impatto di un eventuale incremento dell’uso di IA generative in fase di sviluppo rischierebbe tra l’altro di riflettersi ben oltre la sfera più tecnica di questo processo, finendo per coinvolgere anche figure più creative come, ad esempio, i level designer. A nostro avviso, questo è un rischio che non vale la pena correre: per quanto le IA possano idealmente rimpiazzare l’uomo anche in questo settore, continuiamo infatti a credere che fattori come la creatività e rispettive connotazioni artistiche rimangano esclusivo patrimonio della nostra specie, nonché facoltà che non possano di certo essere sostituite da un mucchio di algoritmi. Ponendo pertanto come postulato che il contributo delle IA andrà consolidandosi significativamente nel corso dei prossimi 360 giorni, ci auguriamo che esse vengano impiegate come strumento complementare all’umana opera e non viste come un genio nella lampada cui delegare l’intero processo di progettazione.
Facciamo la nostra parte
Come facile desumere, i videogiocatori potranno incidere solo in parte sulle scelte che indirizzeranno l’evoluzione del mercato, dei prezzi e del modo stesso di fare videogame. È ovvero implicito che, ben presto, ci troveremo a fare i conti con strategie di marketing e soluzioni produttive inedite, cui toccherà adattarsi. L’unica arma a nostra disposizione resta, in tal senso, l’opportunità di discernere con cura i progetti e i prodotti su cui investire, nella speranza che il flusso economico che ne deriverà possa influenzare il comportamento dei Signori del Business. Guai, infatti, a sottovalutare il potere delle nostre scelte perché, riflettendosi sui fatturati delle major, riescono a comunicare coi colletti bianchi nell’unica lingua che conoscono: quella del danaro. Qualunque sia la nostra idea riguardo i temi portanti di questo nuovo anno, proponiamoci di dar dunque fiato alla voce dei nostri portafogli, piuttosto che a vacue user review da gettare nel mucchio dei portali di meta valutazione.










