
David Rosen non è stato soltanto il fondatore di SEGA, ma uno dei grandi architetti dell’industria videoludica moderna. Un pioniere nel senso più puro del termine, capace di immaginare un futuro che ancora non aveva un nome, quando il videogioco non era industria, ma intuizione. Con la sua scomparsa, avvenuta lo scorso 25 dicembre, se ne va in tal senso una delle menti che hanno reso possibile tutto ciò che oggi diamo per scontato, che ci lascia tuttavia un’eredità concettuale di cui far tesoro.
La storia di SEGA nasce lontano dal Giappone, in un paradosso che racconta perfettamente la natura globale del videogioco. L’azienda affonda difatti le proprie radici negli Stati Uniti, dove, alla fine degli anni Quaranta, Rosen fu il principale artefice della fondazione di Service Games, una società specializzata in macchine da intrattenimento destinate alle basi militari Statunitensi stanziate in Europa e Giappone: due mondi completamente differenti, eppure accomunati dalla viscerale esigenza di ricostruire le proprie fondamenta e trovare rinnovata fiducia nel domani, dopo una guerra devastante. Fu tuttavia nella terra dei Sakura che Rosen individuò il terreno più adatto ad alimentare la sua visione di entertainment, complice lo spiccato interesse che i nipponici nutrivano nei confronti della tecnologia. Il trasferimento dell’azienda in Giappone non costituì, in tal senso, una mera fuga dalle pressioni fiscali americane, bensì un ricollocamento strategico che si completò nel varo di SEGA Enterprises: un marchio destinato a guidare la rivoluzione elettronica dell’intrattenimento che, ai tempi, costituiva solo un’ipotetica terra promessa al di là dell’orizzonte.
Prima ancora di entrare nelle case di milioni di ragazzi, SEGA avrebbe acquisito un ruolo strategico nel florido mercato delle sale giochi, consolidando anno dopo anno una posizione che l’avrebbe vista occupare un ruolo di avanguardia fino ai primi mesi degli anni 2000. I suoi classici a gettoni non si limitavano del resto a proporre solo divertimento, ma anche un veicolo di sperimentazione puntualmente volta a individuare nuove, possibili evoluzioni concettuali. Da qui l’introduzione di cabinati dall’architettura visionaria come quelli di Hang-On ed After Burner, nonché il successivo battesimo dell’era poligonale con i suoi profeti Virtua Racing, Virtua Fighter e successive declinazioni. Tutte opere figlie a un talento visionario di Yu Suzuki, figlio prediletto della grande S e genio visionario senza tempo che fu, per quasi due decadi l’antagonista ideale di Shigeru Miyamoto.
Vista l’egemonia conquistata intorno alla metà degli anni ’80 da Nintendo, el mercato domestico il percorso si sarebbe rivelato più complesso. Pur uscendo spesso sconfitta dai confronti diretti, SEGA riuscì in ogni caso a contendere la leadership del settore alla corazzata di Hiroshi Yamauchi, dando vita alla rivalità più iconica della storia dei videogiochi. Lo scontro tra SEGA e Nintendo andava infatti ben oltre i criteri della semplice Console War, delineandosi più come un confronto tra ideologie: l’audacia contro la tradizione, l’intuito contro la ponderazione e il rischio contro la sicurezza. Dal Master System al Mega Drive, fino alle ambizioni visionarie — e forse premature — di Mega CD, Saturn e Dreamcast, l’azienda di Rosen avrebbe sempre assecondato l’ossessione di trovarsi sempre un “passo avanti” ad ogni rivale, anche a rischio di compromettere la propria stabilità economica. Non è certo un mistero che SEGA abbia infatti pagato il prezzo del proprio coraggio: eppure, scrutando nel suo DNA, essa non avrebbe potuto agire altrimenti. Dopo tutto, era questa l’impronta che David Rosen le aveva impresso, sin dalla sua curiosa nascita.
Per questo motivo, oggi non ci troviamo a celebrare soltanto un uomo, ma l’idea che l’innovazione passi fatalmente attraverso il rischio: un concetto che gran parte degli imprenditori lì fuori sembrino aver dimenticato.
A David Rosen va dunque il nostro grazie più sincero per aver creduto nel gioco come forma di emancipazione tecnologica e culturale; per averci regalato uno dei marchi più amati e riconoscibili di sempre e per aver acceso una scintilla che continua, ancora oggi, a illuminare il mondo dei videogiochi.









