
In un momento di forti tensioni nel mondo dei videogiochi, Bobby Kotick, l’ex CEO di Activision Blizzard, ha difeso la sua decisione di vendere l’azienda a Microsoft per 69 miliardi di dollari, sostenendo che le prestazioni recenti di Call of Duty e del mercato delle console dimostrano la lungimiranza della vendita. Le sue dichiarazioni sono emerse nel contesto di una risposta legale contro gli investitori che lo accusano di aver accelerato l’accordo sottovalutando il valore dell’azienda.
Una difesa basata sui risultati di mercato
Secondo la documentazione citata nella causa, Kotick ha affermato che le vendite di Call of Duty nel 2025 sarebbero diminuite di oltre il 60% rispetto all’anno precedente, dato che egli ritiene indicativo di una fragilità del franchise e delle dinamiche del mercato console attuale. In tali circostanze, Kotick sostiene che la vendita ad una grande piattaforma come Microsoft sia stata una scelta strategica indispensabile per proteggere il valore dell’azienda e degli azionisti.
Nella sua difesa legale, parte della quale è stata ripresa dai media, Kotick ha scritto che “oggi, considerando che le vendite di console sono ai minimi storici e le vendite di Call of Duty sono inferiori di oltre il 60 % rispetto all’anno precedente, il querelante dovrebbe esprimere estrema gratitudine per la lungimiranza della leadership di Activision nel portare a termine questa transazione”.
Dati di fatto e percezioni contrastanti
Kotick ha usato questi numeri, inclusa la performance delle console — con vendite di hardware calate drasticamente in alcuni periodi — come argomento chiave per giustificare il prezzo di vendita e la conclusione dell’accordo più grande nella storia del settore videoludico. Il suo ragionamento è che senza la cessione ad un gigante come Microsoft, la compagnia avrebbe affrontato una contrazione del valore azionario e difficoltà crescenti nel competere in un mercato sempre più frammentato e competitivo.
Tuttavia, le sue affermazioni non sono prive di critiche e contestazioni. In diversi ambiti dell’industria videoludica, ad esempio, Call of Duty ha continuato ad essere un titolo fortemente giocato su servizi come Xbox Game Pass, dove ha registrato alti livelli di coinvolgimento degli utenti nel 2025 nonostante le critiche sulle vendite principali della serie.
Il contesto della causa e le accuse degli investitori
Queste dichiarazioni di Kotick sono emerse come risposta a un gruppo di investitori guidato da un fondo pensione svedese che ha intentato una causa sostenendo che la vendita ad un prezzo di 95$ per azione fosse troppo bassa e che Kotick avrebbe accelerato l’accordo per proteggere i propri benefici derivanti dal cambio di controllo.
Gli investitori hanno anche sostenuto che Kotick e altre figure dirigenziali potrebbero aver tratto vantaggio dalla tempistica, soprattutto alla luce di alcuni scandali interni e delle difficoltà di performance commerciale in alcuni segmenti chiave, ma la difesa di Kotick si concentra proprio sull’idea che le difficoltà del mercato e dei franchise leggendari come Call of Duty confermino la giustezza della vendita stessa.
Un dibattito più ampio sull’industria dei videogiochi
La posizione di Kotick ha acceso un dibattito più ampio sulle dinamiche attuali dell’industria videoludica, tra vendite hardware in calo, cambiamenti nei modelli di distribuzione attraverso abbonamenti digitali e la competizione sempre più intensa tra titoli e piattaforme. Alcuni osservatori ritengono che le vendite inferiori di alcuni titoli non riflettano necessariamente una crisi strutturale, ma piuttosto un’evoluzione delle preferenze di consumo e dei modelli di business, compreso il crescente ruolo dei servizi di abbonamento come Game Pass.
In definitiva, la posizione di Bobby Kotick — che in sostanza si congratula con se stesso per aver messo l’azienda nelle mani di Microsoft al momento giusto — è destinata a restare un tema controverso, riflettendo le tensioni tra leadership aziendale, mercati in trasformazione e aspettative degli investitori.
Fonte: IGN










