
Ubisoft, uno dei colossi storici dell’industria videoludica, ha annunciato una profonda riorganizzazione aziendale che sta portando a cambiamenti drastici nella sua struttura operativa, nella pianificazione dei titoli in sviluppo e nella forza lavoro. Al centro di queste novità c’è la cancellazione di sei giochi in sviluppo, incluso il lunga atteso remake di Prince of Persia: The Sands of Time, un progetto che aveva catturato l’attenzione dei fan da anni. La mossa arriva nel quadro di un reset strategico voluto dall’azienda per affrontare un mercato sempre più competitivo, contenere i costi e ridefinire le priorità creative.
Sei giochi cancellati: addio al remake di Prince of Persia
Tra i titoli cancellati figura il remake di Prince of Persia: The Sands of Time, un progetto di Ubisoft che era stato più volte rinviato e rielaborato nel corso degli ultimi anni e che molti giocatori aspettavano con curiosità per il 2026. Ubisoft ha deciso di interrompere lo sviluppo perché, secondo la società, non raggiungeva gli standard qualitativi richiesti e per allocare risorse verso progetti con maggiore potenziale nel lungo periodo. Oltre a questo remake, nei cancellati sono inclusi quattro titoli non annunciati (tra cui tre nuove IP) e un gioco mobile, segnando un netto taglio ai piani di lancio previsti.
La decisione di cancellare il remake di Prince of Persia è particolarmente significativa perché questo progetto era in sviluppo da anni e aveva subito diversi cambi di team di sviluppo, passando da uno studio all’altro all’interno di Ubisoft prima di essere considerato finalmente pronto per un debutto nei piani precedenti.
Riorganizzazione interna e nuove “Creative Houses”
Il motivo di questi tagli è collegato a una ristrutturazione interna su larga scala che Ubisoft ha annunciato a gennaio 2026. La società francese ha annunciato che, a partire da aprile, adotterà un nuovo modello operativo basato su cinque divisioni creative autonome, chiamate “Creative Houses”, ognuna focalizzata su determinate tipologie di giochi, dai franchise open world ai live service, dai giochi narrativi fino a quelli casual e familiari. Questo approccio decentralizzato ha l’obiettivo di migliorare l’efficienza, aumentare la qualità dei prodotti e accelerare i tempi di sviluppo in un mercato sempre più esigente.
La riorganizzazione è accompagnata da chiusure e ristrutturazioni di studi in diverse località, tra cui Halifax, Stockholm e altre sedi che subiranno cambiamenti strutturali. Alcuni di questi cambiamenti sono già in corso, mentre altri saranno implementati nel prossimo trimestre.
Ritardi, licenziamenti e obiettivi di risparmio
La riorganizzazione non si limita alle cancellazioni: sette altri progetti in sviluppo sono stati ritardati per garantire che raggiungano il livello qualitativo atteso prima dell’uscita. Ubisoft ha inoltre confermato che saranno annunciati licenziamenti il 12 febbraio 2026, parte di un piano più ampio per ridurre i costi e riequilibrare il personale con gli obiettivi strategici.
Questa mossa, seppure dolorosa per molti dipendenti e fan, rientra nella visione di Ubisoft di rafforzare i segmenti di mercato con maggiore potenziale, come i grandi open world e i giochi con servizi live, oltre a investire in tecnologie emergenti come l’intelligenza artificiale applicata all’esperienza di gioco.
Un settore sotto pressione e la risposta di Ubisoft
La decisione di cancellare progetti e riorganizzare internamente riflette una tendenza più ampia dell’industria dei videogiochi, dove i costi di sviluppo sono in aumento e i publisher si trovano a dover bilanciare qualità, tempi e budget in un mercato sempre più competitivo. Ubisoft ha spiegato che solo i progetti in grado di raggiungere livelli di eccellenza e potenziale commerciale a lungo termine saranno portati avanti, un criterio che purtroppo ha escluso il remake di Prince of Persia e altri titoli di nuova generazione.
Per i fan e i giocatori questa serie di annunci rappresenta una battuta d’arresto significativa, soprattutto per una IP storica come Prince of Persia. Tuttavia, Ubisoft afferma di voler preservare il valore delle proprie proprietà intellettuali nel lungo periodo, pur ripensando il modo in cui progetta, sviluppa e distribuisce i giochi.
Fonte: Variety










