
Neil Newbon, l’attore che presta voce al carismatico compagno Astarion in Baldur’s Gate 3, ha espresso una posizione netta sul ruolo dell’intelligenza artificiale (IA) nello sviluppo dei videogiochi, sostenendo che un titolo come quello di Larian Studios non potrebbe mai essere realizzato da un algoritmo o da una macchina. La sua dichiarazione arriva al termine di una maratona di gioco lunga due anni, durante la quale Newbon ha trasmesso in diretta una playthrough cooperativa dell’RPG, attirando l’attenzione per la profondità emotiva del progetto e per la quantità di lavoro umano che gli attori e gli sviluppatori hanno inserito nel mondo di gioco.
Un’esperienza troppo ricca di umanità per l’automazione
Al termine della sua serie di 126 episodi in streaming, Newbon ha dedicato parole di elogio non soltanto al successo del gioco, ma anche alla sua complessità emotiva, narrativa e creativa. Secondo l’attore, Baldur’s Gate 3 è un progetto talmente ricco di sfumature, di pathos e di dettagli sottili che “non potrebbe mai essere fatto da un’IA”, definendolo “troppo umano” per essere generato da sistemi automatici.
Newbon è noto per la sua franchezza nei confronti dell’intelligenza artificiale applicata alla creatività. Nel corso della discussione ha reiterato opinioni critiche già espresse in passato, sostenendo che la produzione generata dall’IA spesso risulta priva di originalità profonda e di quella capacità narrativa e di dialogo che solo l’esperienza umana può conferire a un’opera come un RPG di ampio respiro.
Un tributo agli sviluppatori dietro la magia di Baldur’s Gate 3
Insieme alla dichiarazione sull’IA, Newbon ha voluto sottolineare l’importanza delle persone che hanno contribuito alla realizzazione del gioco, invitando gli spettatori a guardare i crediti fino alla fine per comprendere quanto lavoro, talento e impegno siano stati necessari per costruire l’esperienza di gioco. Questo invito riflette una convinzione più ampia: che i giochi di questo livello non siano semplicemente “prodotti”, ma opere collaborative che richiedono intuizione, creatività e sensibilità umana.
La sua critica si inserisce in un dibattito più ampio nell’industria videoludica e culturale su come l’IA possa e debba essere impiegata. Mentre alcune tecnologie possono assistere con compiti tecnici o automatizzare elementi secondari, secondo Newbon alcune componenti artistiche, soprattutto quelle basate su interpretazioni emotive e narrazioni complesse, rimangono esclusivamente dominio dell’esperienza umana.
Un commento che arriva nel momento in cui l’industria riflette sull’uso dell’IA
Il commento di Newbon giunge in un periodo in cui il settore del gaming sta affrontando discussioni sempre più intense sull’integrazione dell’intelligenza artificiale nei processi creativi, inclusi scrittura, doppiaggio generato e design di contenuti. Molti professionisti, così come giocatori e critici, evidenziano la differenza tra strumenti di supporto e una sostituzione completa di creatività e intuito narrativo umano che, secondo Newbon, non può essere replicata da modelli generativi.
La visione dell’attore non è isolata: un numero crescente di voci all’interno della comunità di sviluppo sostiene che, pur riconoscendo un ruolo utile all’IA per alcune attività, il cuore di un gioco come Baldur’s Gate 3 — con le sue scelte morali, i personaggi profondi e la capacità di creare connessioni emotive — resta un prodotto dell’ingegno umano.
Fonte: Neil Newbon via PC Gamer










