
Le indiscrezioni sulla PlayStation 6 continuano a intensificarsi, ma un nuovo fattore potrebbe cambiare radicalmente i piani di Sony: la crisi globale delle memorie RAM e il continuo aumento dei costi hardware. Secondo recenti analisi di settore e report citati da Wccftech, il debutto della console potrebbe slittare rispetto alla finestra inizialmente prevista tra il 2027 e il 2028, con conseguenze significative anche sul prezzo finale.
La situazione del mercato dei semiconduttori sta infatti attraversando una fase estremamente complessa, spinta soprattutto dall’esplosione della domanda legata all’intelligenza artificiale e ai data center. Questo ha ridotto la disponibilità di componenti per il settore consumer, rendendo più difficile e costosa la produzione di hardware come console e PC gaming.
La crisi delle RAM sta colpendo l’intera industria tecnologica
Uno dei problemi principali riguarda la DRAM, componente fondamentale per qualsiasi console moderna. I prezzi delle memorie hanno registrato aumenti importanti negli ultimi mesi, con una domanda senza precedenti proveniente dal settore AI. Questa dinamica sta creando un forte squilibrio tra offerta e domanda, con i produttori che privilegiano i clienti enterprise rispetto al mercato consumer.
Di conseguenza, aziende come Sony potrebbero trovarsi di fronte a un bivio: lanciare la PlayStation 6 con costi di produzione elevatissimi, oppure posticipare il debutto per attendere una stabilizzazione del mercato. Alcuni analisti ritengono che anche altri componenti, come gli SSD e i chip avanzati, potrebbero seguire la stessa traiettoria di rincari, aggravando ulteriormente il problema.
Prezzi più alti o ritardo del lancio: due scenari possibili
Le stime degli esperti suggeriscono che il prezzo della PlayStation 6 potrebbe risultare molto più alto rispetto alle generazioni precedenti, se Sony decidesse di trasferire i costi extra sui consumatori. Un’altra possibilità è quella di allungare il ciclo vitale dell’attuale generazione, ritardando il lancio della nuova console per evitare un debutto con un prezzo proibitivo.
In entrambi i casi, il mercato videoludico potrebbe affrontare una transizione più lenta del previsto verso la next-gen, con conseguenze anche sulle strategie di sviluppo dei giochi e sulle politiche di supporto alle console attuali.
Una generazione più lunga del previsto?
Se la PlayStation 6 dovesse realmente subire un rinvio, la generazione PS5 potrebbe durare più a lungo rispetto agli standard storici del settore. Tradizionalmente le console hanno un ciclo di vita di circa sette-otto anni, ma le difficoltà produttive potrebbero spingere Sony a estendere questo periodo.
Questo scenario non sarebbe isolato, poiché anche Microsoft e altri produttori hardware stanno affrontando problematiche simili legate ai costi dei componenti. L’intera industria videoludica sembra quindi destinata a confrontarsi con una delle fasi più complesse degli ultimi decenni, in cui l’innovazione tecnologica deve fare i conti con limiti produttivi sempre più stringenti.
Cosa significa per i giocatori
Per i gamer, queste notizie potrebbero tradursi in una doppia conseguenza: un’attesa più lunga per la nuova generazione e prezzi più elevati per hardware e console. Allo stesso tempo, però, un ritardo potrebbe consentire a Sony di offrire una console più matura e potente, evitando compromessi legati ai costi di produzione iniziali.
Resta ora da capire quale strategia adotterà Sony e se la crisi delle memorie si attenuerà nei prossimi anni, permettendo un lancio più accessibile per il pubblico globale.
Fonte: WCCFTech










