
Un’epopea simile, raccontata attraverso le meravigliose dinamiche ludiche di Team Ninja, è tutto ciò che meno mi sarei aspettato dal team giapponese con NIOH 3, che fa qualcosa di straordinario, unico e inimitabile. Un Giappone brutale, quello del Periodo Sengoku, adesso al suo meglio sotto qualsiasi punto di vista. Una fiamma, quella di Team Ninja, che dimostra un talento fenomenale, ora, nel dettagliare quanto possa essere profondo un game design studiato con amore e passione. Con onore, com’è il tema portante della filosofia dell’Hagakure. Nell’ombra, com’è il tema portante di ciascuno shinobi concentrato nell’arte del Ninjutsu.



In Giapponese, Shinpu tokabetsu kageike tai fa riferimento ai kami. In particolare, alle intemperie scatenate durante l’invasione di Tsushima da parte degli invasori mongoli. Quel giorno, i venti, spinti dalle divinità shintoiste, si abbatterono sulle navi mongole, portandole al largo, distruggendole e, ovviamente, dando loro alle fiamme. Quel giorno, il fato decise che nessuno potesse fare null’altro che mettersi a disposizione della lealtà verso lo Shogun. Adesso, però, quello stesso vento ci spinge a solcare le intemperie degli Stati Combattenti e dei periodi storici già affrontati nel corso delle produzioni giapponesi in altri contesti e momenti. Adesso, non importa cosa scegliate di essere. Adesso siamo sia shinobi che samurai, e l’onore vuole venire in nostro soccorso. Io penso che Team Ninja abbia ridefinito in larga parte il suo metro produttivo proprio grazie a questa scelta di stile, interfacciandosi con delle produzioni tanto diverse quanto chiaramente efficaci.
Da sempre, siamo abituati a pensare che i soulslike e altri membri appartenenti a questo genere siano l’uno uguale all’altro. Diversamente a quanto pensiamo pensare, questo genere è in realtà ben diverso sotto qualsiasi aspetto e cornice lo si possa immaginare. Mi sono innamorato di Lies of P, perdendomi nel suo stilema ludico; mi sono immerso nel viaggio epocale in Dark Souls; ho deciso di assorbirle in altrettante opere. E, in seguito, ho indossato i panni di Lupo in Sekiro: Shadows Die Twice, l’opera che io considero fondamentale sotto qualsiasi punto di vista per chi cerca qualcosa di reale e tangibile all’interno del medium. NIOH 3 è un videogioco che, senza eccessivi giri di parole in questo accorato preludio, è cosa stavo cercando da Sekiro: Shadows Die Twice. Non è un paragone azzardato; è la realtà vera e propria. Io ho avvertito, e non lo nascondo, un ritorno a casa inaspettato. Un ritorno a casa, e non riesco a contenerlo, che mi esplode nel petto e genera tutte le mie passioni, facendo leva su tutto quello che amo di questo genere. NIOH 3 è l’esplosione totale, reale e potente del game design di Team Ninja ed è la sua prova di maturità pienamente e completamente raggiunta. È poesia del game design al suo massimo sotto ogni punto di vista.



Il game design e la scuola giapponese in NIOH 3
La scuola giapponese insegna che, nel corso del tempo, il miglior insegnante è la pazienza. Il reale apprendimento è la costanza. L’errore è il prolungamento del braccio del samurai o dello shinobi. Se potete, applicate questa regola al game design di NIOH 3. Se siete riusciti a fare questo, siete sulla buona strada: significa che, alla fine, siete giunti a quella che nel buddhismo chiamiamo illuminazione. Ma non stiamo parlando di questo, al momento. No, stiamo parlando di game design e di come esso si strutturi all’interno di NIOH 3.
Ben prima di iniziare l’avventura, c’è la creazione del proprio alter ego. E nel tutorial, ecco, avviene una cosa curiosa: vengono presentate le due modalità che potete cambiare letteralmente in un istante. E basta poco, pochissimo, per capire al meglio di cosa si tratti. Samurai o shinobi non è più una questione di scelte, bensì di approcci… e in NIOH 3 è proprio l’approccio a definirsi con una certa costanza, fino a diventare fondamentale puntare sia sull’uno che sull’altro. Non ci sono opzioni né scelte nella sua struttura: c’è solo la volontà di combinare il combat system e, in seguito, di farlo convivere con il game design scelto per l’occasione. Introdurre il sistema di combattimento di NIOH 3 è, difatti, per me la cosa più divertente di questa recensione. Come lo è stato viverlo, toccarlo con mano e assorbirlo attraverso i due stili di combattimento che Team Ninja ha tratteggiato per farci provare sulla pelle tutte le emozioni necessarie. Se da una parte lo stilema resta pressocché identico ai capitoli precedenti (che esaminiamo a breve), lo stile shinobi è quello che abbiamo preferito e prediletto tra i due perché è tanto brutale quanto efficace.
NIOH 3, inserendo questo approccio, non ha solo reso il sistema di combattimento estremamente fluido, ma soprattutto dinamico e coinvolgente. Lo stile shinobi – o ninja, come preferito descriverlo voi – è quello utile per abbattere i nemici in modo forsennato e sì, anche più coreografico. La sua forza risiede sull’agilità e sulle abilità che si possono adoperare, ma soprattutto sulla schivata che, se eseguita nel momento giusto, permette di combinare degli attacchi più letali e procurare dolore al prossimo. Il nemico, esattamente come il nostro alter ego, dispone di una barra del Ki, che gli permette di determinare la sua postura e i suoi attacchi, nonché l’utilizzo delle sue abilità.



Lo stile Ninja, oltre a permettere di adoperare quindi delle abilità come il lancio di shuriken oppure il lancio di castagnole per ingannare l’avversario, permette di colpire con maggiori possibilità di vittoria. Però non si vince solo con l’agilità, come ben saprete, ed è per questo che Team Ninja ha inserito una dinamica curiosa che non si era mai vista prima all’interno del franchise. Adesso è possibile switchare – termine giovanile che indica intercambiare – da uno stile all’altro senza troppe problematiche. E ciò può accadere in diversi momenti degli scontri contro i nemici, ovvero quando loro emettono un bagliore rosso che indica che è il momento di cambiare approccio per impossibilitarli a continuare nel loro tentativo di aggressione. Talvolta può essere necessario soltanto intercambiare l’assetto, ma in un altro momento consiglio di focalizzarvi solo su uno stile, specie contro alcuni boss, che richiedono di essere affrontati unicamente con quello più adatto. La profondità del sistema di combattimento si evolve, in seguito, con l’approccio samurai, che è la quintessenza della passione di Team Ninja per questo magnifico ed epocale franchise. Optare per il samurai implica degli attacchi più devastanti, con un consumo del Ki più esoso, che è comunque recuperabile nel corso del combattimento esattamente come avveniva in passato negli altri capitoli del franchise di Team Ninja.
Indipendentemente dallo stile che sceglierete, specie quando sarete costretti a optare per il vostro Spirito Guardiano, in un modo o nell’altro vi troverete a migliorare entrambi. Team Ninja, in tal senso, sceglie di dare possibilità di scelta ma di permettere al giocatore di costruire ben due build diverse nello stesso, identico momento. Ma di questo ne parliamo a breve. Come ben sapete, in NIOH non si affrontano solamente degli umani, ma soprattutto gli Yokai, ovvero demoni giapponesi arrabbiati come non mai pronti a tutto pur di procurare dolore al prossimo. Essendo strutturalmente diverso rispetto agli altri due, anche NIOH 3 ha subìto il fascino dell’open world da Elden Ring; solo che non si permette di fare come accaduto con Code Vein II, e quindi confeziona qualcosa che si struttura meglio sotto ogni punto di vista. Come può collegarsi una roba simile con una scelta di design? Dovreste chiederlo ai millemila boss opzionali, ai nemici formidabili e ai boss della storia principale di NIOH 3 per rendervene conto in modo più preciso e, a dir si voglia, anche palese.
Le bossfight sono tante, tantissime, e nessuna di esse annoia. Sono tutte coinvolgenti e brutali a tal punto da essere vive quanto divertenti. Offrono dei momenti di pura enfasi e, spesso, potrebbe servirvi del tempo per capire in che modo interfacciarvi con un nemico. Sappiatelo, però: dovete studiare e, in parte, anche essere attendisti. I boss vanno studiati attentamente perché i loro pattern sono estremamente ostici. L’aggressività di NIOH, in questo terzo capitolo, si è soltanto evoluta in questi sei anni di attesa. E l’ho vissuta talmente tanto sulla mia pelle che, ancora adesso, ne sto portando i segni. Il sistema di combattimento di NIOH 3 è, per quanto mi riguarda, ciò che mi fa tornare sul gioco e che potrebbe farlo ancora per tanto tempo. Prima, tuttavia, ho parlato delle build e dell’open world. Ed è qua che avviene la magia.



Un mondo aperto estremo, strutturare le build esalta
Uno dei miei ultissimi soulslike o soulsbourne giocati nell’ultimo periodo è stato Lies of P. In esso ho amato la linearità con la quale si è espresso e il modo in cui ha veicolato l’essenza del suo game design. Il titolo di NEOWIZ proponeva un’ampia scelta per quanto concerneva le build, e pure NIOH 3, in questo senso, non tradisce per nulla le attese. Avete presente, sì, quando mi lamentavo in Enotria: The Last Song dell’assenza di un loot tale da rendere la costruzione delle build efficace e ben delineata? Ho preso un esempio estremo mica a caso, lo ammetto… ebbene, in NIOH 3 vi verrà il mal di testa per quanto materiale potrà servirvi per strutturare al meglio il vostro protagonista.
Non si tratta più solo di controllare i pezzi d’armatura da mettere, né di basarsi sugli stessi… a cambiare davvero, e in modo inaspettato, è il loro utilizzo. Gli oggetti, se usati con una certa frequenza, migliorano. Penso alla mia Uchigatana, ad esempio, utilizzata per larga parte della mia esperienza. L’ho usata per cinque ore prima di trovare delle armi che non solo miglioravano la mia build, ma la rendevano più potente. E in questo senso, ora dovrete controllare ben due build contemporaneamente: questa cosa non è solo folle, ma è, passatemi il termine, FOTTUTATAMENTE geniale. NIOH 3 è struttura, è passione, è attenzione ai dettagli… ed essi si esprimono sotto ogni punto di vista con l’open world. È un mondo aperto vivo e descritto bene, un mondo aperto pieno zeppo di cose da fare, arricchito da missioni secondarie appassionanti. Io non ho trovato alcuna fase di stanca nell’esplorarlo tutto, perché ha sempre qualcosa di affascinante al suo interno. E, lo ammetto, mi è piaciuto molto più dell’Interregno, sotto determinati punti di vista, ma questi sono gusti soggettivi che non c’entrano in alcun modo con la valutazione finale – sicuramente alta – della mia esperienza su NIOH 3.



Esattamente come i precedenti capitoli, sono presenti i Santuari. In questi luoghi ameni e serafici, potete aumentare di livello, selezionare le abilità che preferite e, soprattutto, cambiare lo Spirito Guardiano. Inizialmente io pensavo che NIOH 3 si fosse trasformato in Pokémon per la mole di Spiriti Guardiani che è possibile raccogliere nel corso dell’avventura, ma in seguito ho compreso quanto ciò avesse un senso piuttosto chiaro nella struttura di gioco. Ammetto di averci messo un po’ di tempo per capirla al meglio, e non è stato semplice usarla durante gli scontri, ma quando sono riuscito a sfruttare al meglio tutte le abilità in modo coscienzioso ho compreso quale fosse il miglior metodo per adoperarle fino in fondo. NIOH 3 è un videogioco con una struttura ludica talmente solida che è impossibile trovargli un difetto. Avrei tanto voluto, tuttavia, provare la modalità cooperativa con qualcuno per comprendere al meglio quanto fosse profonda la Tana del Bianconiglio, ma sarà sicuramente una delle cose che farò non appena potrò. Sulla storia e sulla trama non posso dire molto per chiare indicazioni del publisher, perché significherebbe svelarvi delle bossfight che è bene conosciate per conto vostro.
Nell’open world non mancano i collezionabili, comunque. E, come già detto poco sopra, Team Ninja ha fatto incetta di un esagerato numero di missioni secondarie che è bene seguire per fare un bel po’ di backtracking tra una zona e l’altra. A qualcuno potrebbe non piacere, ma a me manda ai pazzi migliorare il mio personaggio e vederlo crescere, oltre a cambiargli assetto quando è necessario. In NIOH 3 la parola d’ordine è solo una: duttilità. Per comprenderla profondamente dovrete vivere solo questo videogioco e basta, cercando di non farvi attrarre da Dragon Quest VII Reimagined, che sta già sollecitando la fantasia ludica di molti – compresa la mia.



In conclusione
NIOH 3 migliora anche dal punto di vista della direzione artistica, del comparto sonoro (anche se io, lo ammetto, ho adorato la colonna sonora del secondo capitolo) e dal punto di vista tecnico. Qualcuno potrebbe dirvi che è vecchio, vetusto, che non ha un graficone. Ma se il compromesso è avere un gameplay del genere, capite che non serve un Unreal Engine 5 iper mega pompato per consegnare qualcosa di effettivamente capace di essere credibile?
NIOH 3 riporta Team Ninja, esattamente come ha fatto Ninja Gaiden, al suo apice. È un’opera dinamica, piena, d’amore e di grande impatto, appassionante e brutale, ma soprattutto è un videogioco con un senso come non ne giocavo da parecchio tempo. Vi farà male, perché deve farvi male. Ma questo non è mai stato un problema, o mi sbaglio?























