
Phil Spencer non è stato solo il volto pubblico di Xbox. Per oltre un decennio ne è stato l’architetto, il mediatore nei momenti di crisi, il simbolo di una fase di ricostruzione dopo il difficile lancio di Xbox One. Ora, a pochi mesi dal 25° anniversario del marchio, Phil Spencer lascia ufficialmente la guida di Microsoft Gaming, con effetto dal 23 febbraio, ossia domani.
Non è un semplice pensionamento. È la fine di un’era.
Dalla crisi Xbox One alla ricostruzione
Quando Spencer viene nominato Head of Xbox nel marzo 2014, la situazione è delicata. Le scelte legate al lancio di Xbox One – DRM, Kinect obbligatorio, comunicazione confusa – avevano alienato parte della base storica.
La prima mossa simbolica è immediata: separare Kinect dalla console e ridurre il prezzo a 399 dollari, allineandolo a PlayStation 4. È un segnale chiaro: Xbox torna a parlare ai gamer.
Negli anni successivi arrivano altre decisioni strutturali: la retrocompatibilità su larga scala, la nascita di Xbox Game Pass, l’espansione su PC e cloud, la filosofia Play Anywhere. Spencer riesce a trasformare Xbox da semplice produttore hardware a ecosistema multipiattaforma.
Le acquisizioni che hanno ridisegnato il settore
Il momento che segnerà per sempre il suo mandato resta però l’espansione aggressiva degli studi interni. Prima l’acquisizione di ZeniMax nel 2020, che porta in casa Bethesda, Fallout ed Elder Scrolls. Poi l’operazione colossale da 69 miliardi di dollari per Activision-Blizzard-King nel 2022.
Un’operazione durata quasi due anni sul fronte regolatorio e che ha triplicato le dimensioni del business gaming Microsoft.
Xbox non è più solo una divisione console. È diventata uno dei più grandi publisher al mondo.
Il paradosso dell’era Spencer
Eppure, al momento dell’uscita, il quadro è complesso. Se sul piano editoriale la pipeline è finalmente solida, sul fronte hardware la generazione Xbox Series X|S non ha mai davvero recuperato terreno.
Il 2025 è stato particolarmente difficile: due aumenti di prezzo in sei mesi, un incremento del costo di Game Pass Ultimate e un periodo natalizio deludente. Il successivo report trimestrale Microsoft ha evidenziato criticità nella divisione gaming.
Spencer lascia dunque in un momento di transizione: con un ecosistema più grande che mai, ma con una console in difficoltà strutturale.
Una successione pianificata
Secondo quanto comunicato da Satya Nadella, Spencer aveva già espresso in autunno la volontà di iniziare un nuovo capitolo della propria vita. Rimarrà in ruolo consultivo fino all’estate per garantire stabilità.
La scelta della nuova CEO – Asha Sharma – segna un cambio di profilo evidente. Non una figura “cresciuta” internamente nel gaming, ma una manager con forte background in piattaforme, AI e servizi globali.
La domanda ora non è perché Spencer lasci.
La vera domanda è: Xbox sarà ancora la stessa senza di lui?







