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Ritorno alla console? Asha Sharma nuova CEO Xbox promette una svolta

Asha Sharma nuova CEO Xbox: “Ripartiremo dalla console” (cover)

Se l’addio di Phil Spencer rappresenta la fine di un ciclo lungo dodici anni, l’arrivo di Asha Sharma alla guida di Microsoft Gaming non è soltanto un passaggio di consegne: è un segnale. E come tutti i segnali, va letto tra le righe.

Sharma non arriva dal mondo delle console tradizionali. Il suo percorso professionale è legato a piattaforme globali, infrastrutture digitali e, soprattutto, intelligenza artificiale. Il suo profilo è quello di una manager costruita nell’era dei servizi, non in quella delle guerre hardware. Proprio per questo, il primo messaggio pubblico diffuso dopo la nomina ha sorpreso più di qualcuno.

Tra i tre pilastri che ha indicato per il futuro di Xbox, uno in particolare ha catturato l’attenzione: “celebrare le nostre radici partendo dalla console”.

Non è una frase neutra. Non lo è in un contesto in cui, per anni, Microsoft ha ripetuto che “Xbox non è un dispositivo, ma un ecosistema”. PC, cloud, mobile, Game Pass ovunque. La console, progressivamente, era diventata uno dei punti di accesso, non più il centro gravitazionale.

Sharma, invece, ha scelto parole che riportano il discorso lì dove tutto è iniziato.

Un cambio di tono più che di strategia

Attenzione: non si tratta di una rivoluzione annunciata. Nessuno sta parlando di abbandonare il multipiattaforma o di smontare l’architettura costruita da Spencer. Sarebbe illogico, oltre che economicamente insostenibile. Tuttavia, il cambio di tono è evidente.

Negli ultimi anni, l’identità Xbox si è ampliata a tal punto da rischiare di perdere una definizione precisa. L’acquisizione di Bethesda prima e di Activision-Blizzard-King poi ha trasformato Microsoft in uno dei publisher più grandi al mondo. Ma la console, sul piano commerciale, ha continuato a faticare rispetto alla concorrenza.

Quando Sharma parla di “ripartire dalla console”, sta implicitamente riconoscendo che quella base storica – la fanbase cresciuta tra Xbox, Xbox 360 e le prime console wars – ha bisogno di sentirsi di nuovo centrale. Non è solo una questione di hardware. È una questione di identità.

L’AI come strumento, non come sostituto

Il secondo elemento interessante del suo discorso riguarda l’intelligenza artificiale. Sarebbe stato facile immaginare un intervento fortemente orientato alla generazione automatica di contenuti o a un’accelerazione indiscriminata verso esperienze guidate dall’AI.

Invece, la frase che resta impressa è un’altra: “I giochi sono e resteranno arte, creati da esseri umani.”

Non è un passaggio casuale. Arriva in un momento in cui l’intera industria sta cercando di capire fino a che punto l’AI debba entrare nei processi creativi. Sharma sembra voler tracciare un confine chiaro: l’intelligenza artificiale deve potenziare sviluppatori e giocatori, non sostituire la componente umana che rende un videogioco qualcosa di più di un prodotto tecnologico.

È una posizione prudente, quasi diplomatica, ma necessaria in un’epoca in cui la sensibilità del pubblico su questi temi è altissima.

Matt Booty e la centralità dei contenuti

Parallelamente alla nomina di Sharma, Matt Booty viene promosso Chief Content Officer, con la responsabilità di coordinare quasi quaranta studi tra Xbox Game Studios, Bethesda, Activision Blizzard e King. È un dettaglio che non va sottovalutato.

Se Spencer è stato l’architetto delle acquisizioni, questa nuova fase sembra orientata a una razionalizzazione. Meno annunci roboanti, più continuità nelle uscite. Negli ultimi diciotto mesi Xbox ha finalmente mostrato una pipeline più stabile, con progetti attesi come Fable, Gears of War: E-Day e Halo: Campaign Evolved pronti a definire il prossimo ciclo.

La promessa implicita è semplice: prima grandi giochi, poi la narrativa di contorno.

Un 25° anniversario dal valore simbolico

Tutto questo avviene mentre Xbox si prepara a celebrare il suo venticinquesimo anniversario. È difficile non leggere questa coincidenza come simbolica. Spencer ha rappresentato l’era della ricostruzione dopo la crisi Xbox One e l’era dell’espansione industriale senza precedenti.

Sharma potrebbe incarnare qualcosa di diverso: un periodo di consolidamento, integrazione tecnologica e ridefinizione dell’equilibrio tra hardware, servizi e contenuti.

La vera domanda non è se Xbox tornerà “solo” una console. È capire quale sarà il peso specifico della console in un ecosistema che ormai vive su più livelli. Se le parole di Sharma si tradurranno in scelte concrete – nuovi investimenti hardware, maggiore esclusività, un posizionamento più chiaro – allora potremmo davvero assistere a un cambio di rotta.

Se invece resteranno un messaggio simbolico per rassicurare la community, allora parleremo semplicemente di un’evoluzione comunicativa.

Una cosa però è certa: il prossimo capitolo di Xbox non sarà la continuazione lineare di quello precedente. E quando cambia il volto alla guida, cambia inevitabilmente anche il modo in cui un marchio racconta se stesso.

FONTEIGN

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