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LEGO Batman: Legacy of the Dark Knight, una lettera d’amore al Cavaliere Oscuro – Recensione PS5

LEGO Batman Legacy of the Dark Knight Recensione PS5 (1)

Quando si parla di videogiochi LEGO, ormai è difficile sorprendersi davvero. Negli ultimi anni la formula è diventata sempre più riconoscibile: open world, tonnellate di personaggi, combattimenti semplici, collezionabili ovunque e una valanga di fanservice. Eppure LEGO Batman: Legacy of the Dark Knight riesce comunque a distinguersi, soprattutto perché capisce perfettamente una cosa: Batman è probabilmente il personaggio ideale per questo tipo di reinterpretazione.

Il risultato è un gioco che prende tantissimo dalla serie Arkham, lo semplifica, lo rende più leggero e comico, e lo trasforma in una gigantesca celebrazione del Cavaliere Oscuro. Non sempre profondissima, non sempre rifinitissima, ma decisamente affascinante.

La prima cosa che salta all’occhio è quanto il gioco voglia chiaramente parlare ai fan di Batman. Non solo ai fan “generici”, ma proprio a chi conosce il personaggio attraverso fumetti, film, serie animate e videogiochi. È pieno di riferimenti, citazioni, reinterpretazioni e momenti che sembrano costruiti apposta per strappare un sorriso di riconoscimento. E la cosa interessante è che non si limita al Batman “nostalgico”: ci sono richiami a storie più recenti, ad atmosfere moderne e a varie incarnazioni del personaggio. Più che nostalgia pura, sembra quasi una raccolta celebrativa dell’intero immaginario di Batman.

Per questo motivo il gioco funziona molto meglio se si ha già un legame col personaggio. Chi è fan probabilmente passerà metà del tempo a notare dettagli e riferimenti, mentre chi non lo è potrebbe vedere semplicemente un buon gioco LEGO, ma senza quello strato extra che lo rende speciale. È un titolo che riesce a essere accessibile a tutti, ma che chiaramente dà il meglio con un pubblico già coinvolto.

Anche perché l’influenza della saga Arkham è evidentissima praticamente ovunque. Il combattimento richiama subito quello dei giochi Rocksteady: attacchi concatenati, counter, gruppi di nemici da gestire in modo fluido. Ovviamente qui tutto è molto più semplice e permissivo, ma la sensazione di base è quella. Lo stesso vale per lo stealth, per l’uso dei gadget e persino per il modo in cui Gotham viene esplorata.

Ed è probabilmente questo uno degli aspetti più curiosi del gioco: sembra quasi una versione “comfort food” degli Arkham. Meno complessa, meno impegnativa, meno stratificata, ma anche più immediata e rilassata. Non cerca mai davvero di mettere in difficoltà il giocatore, e persino i boss risultano abbastanza semplici. Però il ritmo generale funziona bene proprio perché il gioco non pretende troppo e offre persino un selettore di difficoltà.

Il gameplay si evolve quel tanto che basta per mantenere viva l’attenzione. Nuovi personaggi, gadget, situazioni diverse e missioni che cambiano abbastanza spesso tono aiutano a evitare la sensazione di ripetizione immediata. Certo, dopo qualche ora si inizia anche a vedere la struttura dietro tutto questo: le attività secondarie nella città, ad esempio, finiscono abbastanza velocemente per assumere la forma di una checklist. Gotham è divertente da esplorare, soprattutto all’inizio, ma non sempre riesce a dare la sensazione di un open world davvero vivo o sorprendente. La definiremmo: funzionale.

Ed è qui che emerge uno dei limiti principali del gioco: c’è tanta quantità, ma non sempre tantissima profondità. Le cose da fare sono numerose, ma molte tendono ad assomigliarsi. Alcuni enigmi riescono anche a funzionare, ma la difficoltà tarata verso il basso non permette mai a nulla di brillare come nella saga videoludica originale. È il classico open world LEGO che ti riempie la mappa di icone e contenuti, e sta poi al giocatore decidere quanto lasciarsi coinvolgere dal completismo.

Non aiuta nemmeno il fatto che alcune meccaniche sembrino un po’ sottosviluppate. Nulla di grave, ma è una di quelle sensazioni da “ci siamo quasi”.

Dove invece il gioco convince molto è nel tono generale. L’umorismo funziona sorprendentemente bene, forse meglio che in altri giochi LEGO recenti. Le gag raramente risultano troppo forzate e riescono a convivere abbastanza bene con l’atmosfera più “seria” ereditata dall’immaginario di Batman. È un equilibrio difficile da trovare, ma qui viene gestito con intelligenza: il gioco prende in giro Batman senza mai trasformarlo completamente in una caricatura.

Anche la storia segue questa filosofia. A livello narrativo non è particolarmente coinvolgente: più che una vera trama compatta, sembra un gigantesco mashup di “greatest hits” dell’universo Batman. Ma la cosa curiosa è che funziona proprio per questo. Invece di cercare una narrativa elaborata, il gioco punta tutto sul piacere di vedere reinterpretati personaggi, eventi e atmosfere iconiche in chiave LEGO.

E alcune missioni riescono davvero a lasciare il segno. Ci sono momenti insospettabilmente spettacolari, con una regia sorprendentemente curata per un gioco del genere. Alcune sequenze sembrano quasi voler imitare il linguaggio cinematografico dei film di Batman, e il risultato è decisamente riuscito. Non ci si aspetta necessariamente quel livello di spettacolarità da un titolo LEGO, ed è proprio questo a renderlo memorabile.

Dal punto di vista visivo, poi, il gioco è davvero molto azzeccato. Gotham ha personalità, gli effetti sono curati, e l’intera direzione artistica riesce a fondere bene il look LEGO con l’estetica più cupa tipica di Batman. Non punta al realismo, ovviamente, ma riesce comunque a costruire un mondo coerente e piacevole da guardare.

Qualche problema tecnico però c’è. Nelle fasi più concitate il frame rate può inciampare, soprattutto quando lo schermo si riempie di effetti o personaggi. Non è qualcosa che rovina l’esperienza, ma capita abbastanza da essere notato.

Alla fine, LEGO Batman: Legacy of the Dark Knight è esattamente il tipo di gioco che sembra voler essere: una gigantesca lettera d’amore a Batman, reinterpretata attraverso il filtro LEGO e l’influenza degli Arkham. Non è particolarmente profondo, non reinventa la formula e difficilmente convertirà chi non ha alcun interesse per il personaggio. Però riesce molto bene nel suo obiettivo principale: divertire i fan.

Ed è difficile non lasciarsi trascinare almeno un po’ dal suo entusiasmo. Anche quando le attività diventano ripetitive, anche quando la struttura open world mostra i suoi limiti, il gioco continua ad avere abbastanza fascino da spingerti a vedere la prossima citazione, il prossimo personaggio o la prossima missione spettacolare. Uno di quei casi il risultato finale è maggiore alla somma singola delle sue parti.

Forse non sarà il gioco LEGO definitivo, e forse nemmeno il miglior adattamento videoludico di Batman (l’ispirazione al videogioco di Batman per antonomasia c’è e si sente), ma è sicuramente uno dei più sinceramente affettuosi nei confronti del personaggio. Se diverte, a volte non c’è davvero motivo di chiedere altro.

RASSEGNA PANORAMICA
Voto:
8
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