Assassin’s Creed Valhalla – Recensione (Xbox One): L’era dei vichinghi è qui

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La Norvegia è una madre severa. Ti cattura con il fascino dei suoi fiordi e la frescura dei suoi venti inarrestabili. Ti sfama e ti uccide allo stesso tempo. La Norvegia è la casa dei vichinghi”. Con queste parole, Julien Laferrière, producer, ci dà il benvenuto nel mondo nordico di Assassin’s Creed Valhalla.

Egitto, Grecia e ora Scandinavia. Ubisoft ci catapulta in una terra da sogno, fatta di miti e leggende; una terra che può forgiare ogni guerriero in un vero leader, dove non esiste mai una soluzione unica e dove la realtà non è solo bianca o nera.

L’onore è sempre una questione di prospettive, e sono le scelte, quelle vere, che plasmano poi il destino degli uomini. Inseguire la gloria o mettere la vita del proprio clan davanti a tutto e tutti? Qual è la vera strada per raggiungere il Valhalla?

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ASSASSIN’S CREED VALHALLA: UN MONDO NUOVO

Vogliamo dirlo subito: il mondo del nuovo Assassin’s Creed è fantastico. Si passa dagli incredibili panorami della gelida Norvegia ai caldi tramonti di un’Inghilterra tutta da conquistare. Qui, antiche rovine rammentano gli imperi del passato e fungono da monito per chiunque metta piede su questa terra; passato, presente e futuro sono tutt’uno, e i passi di chi ci ha preceduto ci chiamano, quasi ci sfidano. Saremo mai migliori di loro?

Ora tocca a noi reclamare questa nazione, ricostruendo il nome del Clan del Corvo: che sia con la violenza o con la diplomazia, stringendo alleanze o dando fuoco a interi villaggi. Assassin’s Creed Valhalla si propone come un ardente seguito a cavallo tra next e old gen, e lo fa offrendo una mappa mozzafiato, vagonate di contenuti e, per la gioia dei vecchi fan, molti più rimandi alla saga originale.

Che Valhalla sia un modo degli sviluppatori per scusarsi di essersi allontanati troppo dalla strada originale, è palese. Che sia un bene o un male, ne parleremo poi. La voglia di riavvicinare una fetta di appassionati ormai perduta è forte, e questo lo si vede tanto nella messinscena quanto nelle intenzioni. Aspettatevi quindi molte più citazioni ad assassini e templari (a questo giro fin dall’inizio), oltre che il ritorno di personaggi amati, del vestiario iconico con cappuccio e, soprattutto, della lama celata.

Un ritorno alle origini quasi fiero, a volte persino controproducente, che permea l’intera opera e trasforma automaticamente Valhalla, questo possiamo già anticiparvelo, in un capitolo imperdibile per tutti i nostalgici. Si sceglie in quale ordine intraprendere le varie avventure, vero, ma la storia viaggia comunque su binari più fissi, con scelte morali relegate solo ai momenti più importanti e la sensazione che la vicenda di Eivor, a questo giro, sia la sola e unica protagonista.

L’epopea del vichingo vede il suo clan fuggire dalla Scandinavia per inseguire un sogno più grande: quello di insidiarsi in un’altra nazione e ripartire da capo. Leggende, folklore e storia vera si mischiano ancora una volta in un mix che alterna di continuo realtà e finzione, personaggi dell’epoca e miti. Persino i regni degli Dei e dei Giganti, Asgard e Jotunheim, sono esplorabili.

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ALL AIN’T ANYBODY BRINGING US DOWN, DOWN, DOWN

Se è vero che le missioni rispecchiano la classicità del genere, coi soliti obiettivi da assassinare, arene da ripulire e segnalini da raggiungere, quello che spicca più di tutto sono sicuramente le razzie: da buoni Vichinghi quali siamo, la principale attività resta quella di migliorare il nostro accampamento, rinforzarci ed espanderci. Per poterlo fare, dovremo recuperare materiali e ricchezze in giro. E quale modo migliore se non quello di svaligiare chiese, depredare villaggi e fare nostra la pecunia di altre città?

A bordo della nostra nave, porteremo con noi l’esercito e sbarcheremo sulle coste di chiunque abbia avuto la sfortuna di incrociare il nostro cammino. Nonostante questi assalti finiscano per essere a volte troppo confusionari (è infatti facile non distinguere più amici da nemici, nelle situazioni più concitate), sono un vero spettacolo per gli occhi. Vedere gli alleati collaborare per sfondare porte, depredare forzieri e incendiare capanne è sempre un’emozione incredibile.

Le navi, in questo senso, assumono un’altra utilità rispetto ad Assassin’s Creed Odyssey. La mappa di gioco è più compatta, e lo spostamento acquatico utile principalmente per infilarsi velocemente tra le terre inglesi portando con sé il proprio esercito. I combattimenti si beano di una personalizzazione rinnovata, dove potremo addirittura decidere se combattere con armi pesanti, armi doppie o aiutarci con uno scudo.

Una barra della stamina ci punirà con un malus ogni volta che mancheremo il bersaglio, ma finirà addirittura per ricaricarsi più in fretta se si attacca con foga. Un ottimo compromesso che costringe il giocatore a mirare bene ogni attacco, ma che non lo trattiene mai dal rilasciare tutta la sua furia.

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GDR SÌ O GDR NO?

Un altro buon compromesso è sicuramente quello trovato dal sistema di potenziamento. Abbandonata la progressione a livelli, Assassin’s Creed Valhalla si avvicina più al concetto di un Destiny, mostrando quindi un generico “livello di potenza”. Svolgere varie attività regala punti da spendere in un intricatissimo albero delle abilità, vagamente simile alla sferografia di Final Fantasy X: qui, statistiche e talenti costellano l’intero percorso e ci donano diversi poteri. In poche parole, non si sale di livello per sbloccare abilità, ma l’esatto inverso.

Ed è un sistema sicuramente interessante, soprattutto nell’ottica del forte dietrofront che il titolo ha attuato sul piano ruolistico. Dietrofront forse anche un po’ pavido da parte degli sviluppatori, apparentemente intimiditi dal malcontento dei fan sulla piega GdR presa da Odyssey. La parametria, a questo giro, è molto meno importante, e nonostante le varie abilità ci semplificheranno di molto il lavoro, sarà molto più facile ritrovarsi in zone pericolose e riuscire comunque a uscirne con la semplice abilità manuale.

Addirittura, nelle opzioni c’è la stranissima possibilità di poter attivare o disattivare l’impatto delle statistiche durante lo stealth, nullificando di fatto l’utilità di ogni potenziamento della lama celata e permettendo a chiunque di assassinare con un solo colpo fin da subito, proprio come accadeva nei vecchi Assassin’s Creed.

Una mossa, dicevamo, che sicuramente farà felici i puristi della saga, ma che poco si sposa con l’intero concetto di set, statistiche e potenziamenti del nuovo corso. Una via di mezzo atta ad accontentare nuova e vecchia scuola, ma che alla fine dei conti rischia di non prendere il meglio né dall’una né dall’altra.

Così, plasma un’opera che timidamente mostra ancora i residui di ciò che introdusse Odyssey, senza però avere il coraggio di renderlo protagonista fino in fondo. In questo senso, perde di importanza persino la nostra vedetta corvo, dato che quasi tutte le sue abilità son state spostate al personaggio principale.

Piuttosto che impegnarsi a migliorare le criticità di Odyssey, quindi, Assassin’s Creed Valhalla getta la polvere sotto il tappeto e persegue spesso un percorso più sicuro. Non un vero problema, ma sicuramente un’occasione mancata.

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IL SAPORE DELLA CASA

Felicissimi invece sia tornato lo storico “social stealth”, ovvero la possibilità di nascondersi in piena vista mimetizzandosi tra le persone usando il cappuccio o fingendo di essere impegnati in attività più quotidiane. La quotidianità, quella vera, è invece ciò di cui vive il nostro accampamento: continuando a espanderlo e a edificare costruzioni, ci apriremo sempre più possibilità e vantaggi una volta sul campo di battaglia.

Passiamo dal più comune fabbro, utile ad affilare le fidate armi, a cartografi, stalle, moli di pescatori e così via. Mano a mano, avremo quindi la possibilità di migliorare le nostre mappe, di crearci delle vere e proprie stanze private in cui rilassarci, di aprire nuove sottotrame, di creare un guerriero da donare ad altri giocatori online o di indire dei banchetti comuni. E non c’è davvero modo migliore di finire la giornata, impregnati del sangue nemico, se non ingozzandoci e ruttando con i fidati compagni d’armi.

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WE’RE GONNA WEAR THE CROWN

Gli open world Ubisoft, ormai, li conosciamo. Sono pieni. Scoppiano di contenuti, spesso. E, in merito a cose da fare in giro, Assassin’s Creed Valhalla non è certo da meno. Le attività con cui potremo impegnarci, una volta fuori dalla storia principale, sono davvero tante. E, inutile dirlo, tutte strettamente a tema.

Dopotutto, i vichinghi non erano un popolo di rozzi villici che amavano sgozzare famiglie e tuffarsi nell’oro. Almeno, non solo. Bevevano, certo, e infatti le gare di bevuta ci sono; ma componevano anche versi, per dire. “Canzonare” è davvero divertentissimo, e queste assurde gare rap sono una interessante variazione, così come le tatticissime partite a dadi.

Ci sono poi i tanti misteri da scovare in giro, tesori unici da recuperare (non vogliamo rovinarvi la sorpresa, ma alzate le aspettative in merito a certi “reperti archeologici”) e un’infinità di luoghi storici da scoprire e, perché no, riscoprire. Questo anche grazie all’ormai immancabile Codex, che da buon insegnante continuerà ad accompagnarci costantemente nel corso dell’intera avventura. E, sì, magari ve lo aspettate già, ma ritorna anche una certa setta segreta da decimare.

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UNO SPETTACOLO DA VERO VALHALLA

Graficamente, il gioco è uno spettacolo. Uno spettacolo ormai trattenuto dalla potenza risicata delle console attuali (noi l’abbiamo giocato su Xbox One X, tutt’altro che il fondo del barile), ma che comunque non manca di lasciare a bocca aperta. Non tutti i modelli poligonali, persino principali, son sempre all’altezza, ed è altrettanto facile notare texture in bassa risoluzione se ci si concentra troppo sui particolari, così come un frame rate troppo ballerino. Ma il colpo d’occhio mozza comunque il fiato.

Ubisoft è maestra assoluta, quando si tratta di reimmaginare un’epoca storica e trasformarla in arte digitale, persino quando è costretta a saltare di secolo in secolo ad ogni nuova iterazione. Sotto questo aspetto Assassin’s Creed Valhalla è davvero imbattibile, forte anche di una varietà geografica che la saga non ha praticamente mai avuto. È più grande di Odyssey ed è persino più denso, unico e diversificato. Assolutamente incredibile.

Un’ennesima prova di stile che riconferma ancora come Ubisoft sia la regina incontrastata di quei mondi digitali che ci mettono nei panni del turista. Qualunque sia l’epoca storica, il continente o il fazzoletto di folklore da imboccare, centrano il bersaglio senza alcuna fatica. E il mondo di Valhalla è solo l’ultima consacrazione di un team che, ne siamo certi, su console next-gen continuerà a farci vivere avventure incredibili.

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ASSASSIN’S CREED VALHALLA: IL VERDETTO FINALE

Per assurdo, nonostante i punti a favore di Assassin’s Creed Valhalla controbilancino tranquillamente le ingenuità, resta un titolo molto difficile da giudicare. Un po’ come tutta la neo-saga di Layla, del resto. L’avventura di Eivor è palesemente pensata per andare incontro ai gusti dei fan più antichi, offrendo sì qualche novità, ma facendo qualche passo indietro e allontanandosi quasi da quella visione à la The Witcher inaugurata con Origins. Assassin’s Creed Valhalla ricorda, semplicemente, Assassin’s Creed. E siamo sicuri che saranno in molti a gioire di questa notizia.

Un ritorno alle origini sia concettuale che stilistico che riavvicina la saga a delle radici che sembravano perdute, ma che forse getta un po’ alle spalle quanto fatto di buono da Origins e Odyssey, solo per poter percorrere una via più sicura. Se non cercate l’innovazione ad ogni costo, e se riuscite a chiudere un occhio su tutti i problemi di ridondanza che una saga così lunga finisce per portare con sé, allora lanciatevi a occhi chiusi in questa nuova “Eivor Saga”.

Un salto della fede, insomma, che vi assicurerà un capitolo solido e più riconoscibile nelle intenzioni, ma allo stesso tempo sperimentale il giusto per non risultare il solito more of the same. Promosso, certo, ma siamo ancora alla problematica di partenza: la saga ha ora nuovamente bisogno di una svecchiata.

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