Back 4 Blood Recensione (XSX): Molto più di Left 4 Dead 3

Sebbene Back 4 Blood si proponga come una nuova serie possiamo considerarlo praticamente un sequel diretto di Left 4 Dead. La software house infatti è la stessa: Turtle Rock Studios, questa volta però non c’è Valve a fare da publisher ma bensì Warner Bros. Interactive Entertainment, ed ecco spiegato il cambio di nome.

Il nome però non è la sola novità che si porta dietro questa nuova IP, ci sono diverse aggiunte e modifiche che secondo noi riescono a dare una nuova vita e un nuovo senso alla formula già ben strutturata e solida vista in Left 4 Dead 2.

Back 4 Blood Recensione Cover

Come detto, da una prima occhiata al gameplay e al plot possiamo riconoscere lo stesso scheletro che reggeva la fortunata serie apocalittica pubblicata nel 2008 e 2013 da Valve. C’è un gruppo di otto sopravvissuti a una classica apocalisse zombie che non devono fare altro che macellare non morti di safe house in safe house. Questo gruppo viene definito di “sterminatori”, ed essi collaborano con una forza militarizzata con base a Fort Hope, luogo dal quale si partirà in missione.

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Il gioco è diviso in 4 atti, tre dei quali divisi a loro volta da sezioni raggruppate in capitoli dalla lunghezza variabile. L’ultimo atto invece presenta una sola sezione che conclude la trama principale. Nelle prime sezioni di gioco sembra di trovarsi in un tipico livello di Left 4 Dead: ci dobbiamo dirigere da un punto A a un punto B affrontando orde di zombie e gli ormai iconici infetti speciali: quello esplosivo, quello velenoso, quello grosso e aggressivo e quello agile. Le novità ci sembreranno poche, normale evoluzione tecnologica e qualche infetto speciale in più.

Questo preambolo potrebbe far pensare che Back 4 Blood sia un semplice more of the same, una sorta Left 4 Dead 2 con grafica migliore e qualche mostro in più, ma non è proprio così. Man mano che avanzeremo nelle sezioni il gioco presenterà delle sostanziali aggiunte che riusciranno a offrire qualcosa in più rispetto ai primi due capitoli.

Back 4 Blood Recensione Card System

A differenza dei vecchi capitoli, ora è presente un sistema di progressione del personaggio grazie al nuovissimo Card System. Completando le varie sezioni sarà possibile accumulare punti rifornimento che potremo spendere nell’hub per acquistare delle carte che ci conferiscano dei bonus.

Si passa dai classici +15 vitalità, +20% vigore o maggiore velocità nel cambio arma fino ad arrivare a carte più complesse, che aggiungono un coltello al proprio attacco melée o magari ci permettono di non subire danni da fuoco amico mentre siamo abbassati. La varietà delle carte giocatore è molto alta e potremo man mano costruire la nostra build in base alle nostre preferite, ad esempio acquistando carte che potenziano gli attacchi dei fucili a pompa a discapito di un po’ di agilità e così via.

Per evitare che i giocatori possano creare delle build fortemente squilibrate gli hanno pensato bene di mettere un cap massimo di 15 carte giocabili. Ogni giocatore potrà creare il suo mazzo preferito a ogni nuova run. Inoltre le carte non vengono attivate subito, ma sarà possibile attivarne una per sezione creando così una progressione interna alla partita. Già dal secondo livello di difficoltà sarà importante costruire un buon mazzo, tenendo conto anche della posizione delle carte in relazione alle sezioni che dovremo affrontare.

In questo senso sembra che il gioco voglia suggerire a tutti i nuovi arrivati di completare prima i quattro atti alla difficoltà più bassa, definita recluta. Questo permetterà di accumulare punti, costruire un mazzo e studiare le mappe per poi buttarsi nelle due difficoltà superiori, le quali richiederanno una forte collaborazione tra i quattro giocatori e un’ottima conoscenza del Card System.

Back 4 Blood Assalto

Come potrete già intuire da quanto detto sopra la gestione del mazzo, la differenza tra le difficoltà e le modalità di attivazione delle carte (una per sezione) aprono degli scenari tipici dei roguelite. Ogni volta infatti inizieremo la nostra partita spogli di qualsivoglia potenziamento, ma avanzando potremo man mano potenziarci.

Questo però finché non moriremo, la morte infatti è permanente (o quasi). Il gioco concede una vita al singolo giocatore e una vita all’intero gruppo. Ogni giocatore può essere atterrato una sola volta nella stessa sezione (questo numero può essere aumentato con delle carte), finite le vite moriremo definitivamente fino alla prossima sezione, ma nel caso la nostra squadra vincesse continueremmo senza perdere nulla. Se però tutta la squadra dovesse perire il gruppo perderebbe una vita e dovrà ricominciare la sezione. Nel caso dovesse accadere di nuovo allora a quel punto la partita terminerà definitivamente, e saremo costretti a ricominciare dall’inizio del capitolo perdendo tutte le e le carte giocate.

Ma le meccaniche roguelite non finiscono qui, oltre a questo sistema di morte semi-permanente con annesso azzeramento dei progressi e monete accumulate è presente anche una definita Game Director. Questa IA, di run in run, di sezione in sezione, aggiungerà dei malus o delle sfide giocando delle Carte Corruzione. Queste carte sono davvero in grado di rendere sempre fresche e nuove le run cambiando, talvolta di molto, un’intera sezione.

Ci sono Carte Corruzione che spengono totalmente le luci della mappa costringendoci a giocare al buio; quella che aggiunge la nebbia rendendo difficile capire dove andare e coordinarsi con i compagni; c’è quella che aggiunge un boss che spawna randomicamente nel livello oppure quella che vi lancia addosso un’orda ogni solo tre minuti.

Back 4 Blood Recensione Infetto 01

Oltre a queste carte con malus sono presenti anche carte che aggiungono sfide opzionali con premi in monete: per esempio completare il livello entro un tempo limite, porre come condizione nessun atterramento del gruppo o far comparire una cassa nella mappa che va recuperata e portata alla fine del livello. Tutto questo ci permetterà di accumulare monete da spendere nelle safe house, tra una sezione e l’altra, per acquistare modifiche alle armi, munizioni, molotov, kit medici e quant’altro.

Questa IA “nemica” che ci mette i bastoni tra le ruote diventa molto più aggressiva man mano che si progredisce, fino a giocare anche cinque o sei carte corruzione alla volta, che possono cambiare totalmente il volto di una mappa che pensiamo di conoscere bene. Il level design rimane immutato, ma la quantità di zombie, il dislocamento delle armi, la posizione degli armadietti di medicinali, la varietà e la tipologia degli infetti cambiano sempre, riuscendo a non far sentire il peso della ripetitività tipica dei giochi che richiedono di fare diverse run.

Back 4 Blood Recensione Infetto 02

La campagna principale questa volta presenta una varietà di situazioni molto più alta che in passato. Se, come scritto, nelle prime sezioni non faremo altro che andare da un punto A a un punto B trucidando infetti, proseguendo nei livelli troveremo delle missioni più stratificate: salvare degli ostaggi da un condominio, distruggere dei nuclei che ci libereranno un passaggio, piazzare delle bombe per fa saltare in aria una nave, difendere delle posizioni dalle orde insieme ai militari, agganciare delle casse a degli elicotteri alleati eccetera.

Partendo dal secondo capitolo in poi, infatti, quasi ogni sezione presenterà un obiettivo più dettagliato che ci spingerà sempre di più a coordinarci con il nostro team (un po’ come succedeva nel centro commerciale in Left 4 Dead 2, in cui bisognava riempire il serbatoio di una macchina per poter completare il livello).

Questa varietà di situazioni, unita agli elementi randomici e al Card System, secondo noi riescono a generare dei contenuti in grado di farci giocare e rigiocare la campagna, cercando sempre di migliorare i nostri mazzi fino a quando non potremo permetterci di alzare la difficoltà.

Il comparto tecnico di Back 4 Blood non lascia di certo sbigottiti, i poligoni e le texture rientrano pienamente negli standard della vecchia generazione di console, ma quello che stupisce è la fluidità e la quantità di infetti su schermo.

Su Xbox Series X non abbiamo avvertito nessun calo di framerate o problemi di sorta, tutto scorre liscio anche nelle situazioni più concitate tra orde di infetti, fiamme, esplosioni, sangue e bile. Da questo punto di vista il motore di gioco sembra essere davvero ben ottimizzato e poco pesante. Alcuni livelli poi sono molto grandi, pieni di edifici, oggetti interagibili e posizioni sopraelevate.

Oltre alle classiche strade e pompe di benzina infestate troviamo anche miniere, boschi, fattorie, paludi, librerie, scuole e fogne. I dettagli degli ambienti sono buoni, e la varietà di essi ci permette di non farci sembrare ogni livello uguale a sé stesso, inoltre i colori sono vivaci e rendono alcuni posti memorabili.

Il gunplay risulta soddisfacente negli impatti dei colpi, soprattutto sugli infetti che si sfracelleranno e spruzzeranno sangue sotto i colpi delle nostre armi. Mentre l’interazione con l’ambiente è relegata solo a pochi elementi quali barili, porte, finestre o auto. Forse avremmo preferito un grado di distruttibilità maggiore, ma capiamo bene che la natura cross-gen del titolo non permette certe complessità del motore fisico, che appunto non è un punto forte del titolo.

Alla campagna si aggiunge poi una modalità pvp 4vs4 denominata Sciame, in cui due squadre si affrontano tra loro impersonando a turno gli essere umani o gli infetti speciali. Vince chi tra le due squadre resiste di più agli attacchi degli infetti. Sicuramente è un plus che potrebbe interessare qualche appassionato, però lo riteniamo poco più che un orpello, una piacevole distrazione dal vero fulcro del gioco che è la campagna.

Curiosa la scelta di inserire anche la campagna single player (aiutati dai bot), in cui però non è possibile sbloccare punti rifornimento e quindi le carte. Così messa sembra alquanto inutile, e crediamo possa avere senso solamente per i veri lupi solitari.

Back 4 Blood Recensione Gameplay

Tirando le somme, consideriamo Back 4 Blood un gran bel prodotto, che fa molto bene quello che si prefigge di fare. Certamente presenta grosse lacune se affrontato in single player, e pensiamo che andrebbe vissuto quasi esclusivamente in compagnia di altri giocatori, ancor meglio con un team preparato cosi da poter affrontare le due difficoltà più alte, molto hardcore. Un piccolo scoglio per alcuni giocatori potrebbe essere proprio il riuscire districarsi tra il complesso sistema di progressione e le a volte confusionarie schermate.

La formula di Left 4 Dead è stata ampliata e rinnovata grazie al Card System, all’ Game Director e a tutti quei piccoli elementi roguelite che rendono il gioco altamente rigiocabile, sfidante e sempre fresco. Spiace un po’ per alcune mancanze tecniche dovute sicuramente alla natura cross-gen, ma niente che possa inficiare la fruizione del gioco.

I ragazzi di Turtle Rock Studios sono riusciti a ritirare fuori il loro vecchio cavallo di battaglia, tirarlo a lucido e rinnovarlo quanto basta per farlo risultare godibile anche dopo dieci anni. Speriamo che la sfortuna che hanno avuto con l’ottimo Evolve sia ormai acqua passata, perché effettivamente i survival horror cooperativi di questa qualità e con questi sistemi sono davvero rari.

Vi ricordiamo che Back 4 Blood è uscito il 12 ottobre per PS4, PS5, Steam, Xbox One X/S e Xbox Series X/S. Tra l’altro è disponibile fin dal lancio su Xbox Game Pass.