ChatGPT utilizzerebbe materiale e informazioni personali senza consenso. Avviata la Class Action contro OpenAI

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OpenAI, l’azienda nota per aver creato ChatGPT, è finita nel mirino di una class action nello Stato della California. Il motivo risiederebbe in una violazione di copyright che avrebbe colpito qualunque contenuto sul web, nonché l’utilizzo di informazioni personali. Il metodo di allenamento di questa Intelligenza Artificiale necessita di poter accedere ai contenuti sul web, ma questo ha portato inevitabilmente a violare alcune regole.

I dati in questione riguardano materiali di ogni tipo, da libri famosi ad articoli di Wikipedia, passando poi per post pubblicati sui social media, da cui prendere anche informazioni personali, oppure contenuti di nicchia. Ad aggravare il tutto c’è il mancato consenso concordato a questa IA. Essa ha infatti avuto accesso e distribuito tutti questi contenuti senza alcuna autorizzazione, sfociando dunque in un vero e proprio furto di dati.

“Invece di seguire procedure prestabilite per l’acquisizione e l’uso di informazioni personali, i Difensori hanno ripiegato sul furto. Hanno raccolto sistematicamente 300 miliardi di parole dall’internet, inclusi libri, articoli, siti e post, i quali includono anche informazioni personali ottenute senza consenso, recita la Class Action. Si tratta di un’accusa molto grave, ma che potrebbe non impensierire OpenAI.

Come affermato da Katherine Gardner, un avvocato che lavora nell’ambito delle proprietà intellettuali, quando un utente pubblica un contenuto su un social media o su qualsiasi altro sito, questi generalmente permettono alla piattaforma di usare quei contenuti in diversi modi. Di conseguenza, per l’utente sarebbe difficile chiedere un pagamento a OpenAI per l’uso dei propri contenuti da parte di ChatGPT. Dubbi erano stati sollevati nei mesi scorsi anche in Italia quando AgCom ha imposto un blocco alle operazioni sul nostro territorio. Blocco sollevato poche settimane dopo.

Una misura per limitare che ChatGPT (o similari) possano approfittare del materiale disponibile è arrivata da Elon Musk. L’imprenditore ha imposto un limite fisso al numero di Tweet visibili ogni giorno dagli utenti: 6000 i verificati, 600 gli utenti normali, 300 gli account nuovi e non verificati.

Fonte: FirstPost