
Informazioni interessanti trapelano dal tumultuoso universo degli sviluppatori: a quanto pare, una significativa rappresentanza di questi ultimi non guarderebbe più ad Xbox come una piattaforma di riferimento primaria, preferendo dare la precedenza a PS5. È bene precisare subito che questa dinamica non sia il mero frutto di percezioni popolari: a certificarla sono infatti i dati emersi dall’annuale indagine condotta dalla Games Developers Conference, raccogliendo le opinioni di migliaia di professionisti del settore a livello internazionale. Di per sé, l’esito del sondaggio non implica ovviamente che la piattaforma Microsoft potrebbe restare presto a secco di giochi, ma segnala il consolidarsi di una gerarchia delineata che potrebbe influenzare le scelte strategiche che intraprenderanno developer e publisher all’atto di scegliere su quali sistemi concentrare maggiori risorse in termini di tempistica, investimenti e marketing.
Come facile presupporre, l’intera faccenda esula dal campo delle prestazioni dei sistemi in causa, per evidenziare fattori essenzialmente economici: i costi di sviluppo dei videogiochi, hanno in ovvero raggiunto cifre tali da rendere imprescindibile una pianificazione molto più selettiva delle priorità produttive. In questo senso, la dimensione e l’attività della base installata assumono un peso determinante. Le stime di mercato indicano infatti che PlayStation 5 disponga di un bacino d’utenza molto più ampio e stratificato rispetto a Xbox Series X|S, rendendo il potenziale ritorno commerciale più prevedibile e, dunque, più appetibile agli occhi degli investitori.
Un ulteriore elemento sarebbe poi rappresentato dalle incognite legate al recente approccio adottato da Microsoft nei confronti del mercato videoludico. Negli ultimi anni, la divisione Xbox in effetti avviato un processo di decentramento dell’hardware, privilegiando un modello business basato su servizi e accessibilità multipiattaforma. Fattori quali Game Pass, Xbox Cloud e la progressiva apertura delle produzioni first party ad altri ecosistemi rispondono del resto a una logica industriale alternativa, il cui obiettivo sembra essere l’incremento dell’accessibilità a servizi digitali piuttosto che la vendita delle console. Per quanto possa risultare valida in termini di prospettive, questa politica finisce tuttavia per spostare l’attenzione di acquirenti e sviluppatori dal brand Xbox, dirottandola verso una proposta ibrida che sembra ricordare molto di più l’impersonale assetto dell’ecosistema PC. In base al resoconto fornito dalla GDC questa sfumatura non sembra convincere gli sviluppatori third party, le cui esigenze economiche sono legate al supporto di realtà concrete che, oltre a garantire maggior visibilità, garantiscono un controllo più capillare dei dati vendita. Ulteriore scetticismo proviene poi dal fronte degli studi focalizzati sulle esperienze Single-Player, i quali non possono che identificare in PS5 l’habitat ideale per la diffusione dei rispettivi prodotti. Nell’immaginario comune, il marchio Playstation continua infatti ad essere associato ad una concezione di gaming tradizionale che, beneficiando di forti esclusive e di un numero relativamente maggiore di prodotti a tema narrativo rispetto alle controparti multiplayer, favorisce un’attenzione mediatica che, ad oggi, Xbox non può garantire.
Al netto di ogni preferenza individuale, ad oggi lo status quo è questo, ma ciò non sottintende che il trend possa andare incontro ad inversioni di tendenza anche significative. Da un certo punto di vista, si sarebbe anzi tentati di sostenere che Microsoft stia sacrificando un pezzo di presente, per ipotecare un futuro più roseo. Dopo tutto non è un mistero che, prima o poi, l’intera sfera dell’entertainment videoludico abbandonerà la sua declinazione fisica per sposare un assetto fluido in cui l’account sostituirà la console. Guai pertanto a trarre conclusioni affrettate o ritenere che questa fotografia del mercato sancisca la fine formale della rivalità tra Sony e la major di Redmond.









