Immortals: Fenyx Rising – Miti del Regno d’Oriente – Recensione (PS5) del secondo DLC

Siamo dunque arrivati al secondo appuntamento con i contenuti espansivi del sorprendente open world di Ubisoft. Con Immortals: Fenyx RisingMiti del Regno d’Oriente, saremo alle prese con il mito e le leggende della Terra del Dragone per eccellenza: la Cina.

Ed è proprio ad Ubisoft Chengdu che sono state date le redini artistiche di questo DLC. Il team sinico ha confezionato un prodotto peculiare al proprio retroterra che si discosta, in parte, dal percorso tracciato con Immortals base.

Innanzitutto vivremo le vicende di Ku, il coraggioso e indomito eroe di questa nuova iterazione videoludica. Ricalcando l’incipit iniziale del gioco base, il nostro protagonista si risveglierà all’interno di una grotta e si troverà circondato da statue di pietra dalle fattezze umane. Attirato da una melodiosa voce incontrerà la dea Nuwa, divinità appartenente al trio dei cosiddetti Augusti, creatrice della musica e artefice della nascita degli esseri esseri umani.

Sarà proprio lei a spiegare al nostro piccolo guerriero il casus belli di questa avventura: il Caos ha squarciato il Cielo, e l’Equilibrio che regola il mondo è andato in frantumi. Toccherà a Ku dover risolvere la questione in qualche modo e ristabilire la pace.

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La narrazione si dipana in 4/5 ore di gioco e conserva parte dell’humor scanzonato del gioco base, ma è tratteggiata da un tono più serioso di quanto non fossero le vicende di Fenyx. Sicuramente il cambio di regia ha contribuito a questa virata di registro, tesa a rendere più drammatiche le vicende del protagonista Ku.

Anche la stessa ironia del racconto assume un diverso profilo, sia per la diversa sensibilità umoristica degli sviluppatori sia per un’orizzonte mitologico che non si conosce appieno: cogliere alcuni riferimenti dialogici diventa quindi leggermente più arduo rispetto al gioco originale. Ovviamente la comprensione di questo mondo è stata anche demandata ad una serie di documenti di lore sparsi per la mappa, ma avremmo sicuramente preferito qualche missione di approfondimento in più, allungando di qualche ora l’esperienza di gioco.

Anche il cast risulta ridotto: oltre al protagonista avremo solo due personaggi con il quale interagire: la dea Nuwa e il capo guerra Gong Gong. Ciononostante, l’avventura di Ku è assolutamente godibile e meritevole di esser vissuta dai fan di questa IP, in quanto esperienza interessante e che mostra uno scenario culturale diverso dal solito.

La mappa consta di due macro-aree interne che presentano le caratteristiche del gioco originale in termini di densità delle attività da svolgere, e offre l’ormai consueto equilibrio tra enigmi, tesori da conquistare ed esplorazione fine a sé stessa.

Nonostante questa ricalchi il solco artistico di Immortals: Fenyx Rising, gli artist di Ubisoft Chengdu sono riusciti a personalizzarla con alcune piccole accortezze sapienti. Oltre alle tipiche pagode che vanno a sostituire le architetture squisitamente elleniche, le entrate dei dungeon abbandonano l’aspetto di crepacci per trasformarsi in veri e propri portali Paifang, con i quali si può interagire per accedere alle sezioni ad enigmi.

Anche i nemici sono stati adattati al contesto e, seppur siano sostanzialmente un reskin di quelli originali, risultano essere assolutamente graziosi alla vista. Tutti gli oggetti in game come l’Ambrosia e le Monete di Caronte lasciano il posto a più orientali suggestioni come i Cristalli di Xi Rang e l’Agata Celeste.

La struttura ludica base non è stata stravolta, ma anche da questo punto di vista gli sviluppatori sono riusciti a trovare la giusta formula per rinnovarla in modo personale. Le famose Cripte del Tartaro (ora denominate Rovine del Tian) sono state riviste non solo esteticamente, ma riescono a offrire al giocatore un nuovo livello di sfida, con interessanti innesti come la presenza di nuvole galleggianti sul quale saltare e un uso del Balzo di Pangu (in origine Balzo di Eracle) più strategico.

Inoltre alcuni enigmi sono stati modificati, come gli Affreschi, che sono stati trasformati in giganteschi pannelli da dover girare tipo Tetris. Resta, ovviamente, la facoltà di upgrade della parametria del personaggio e del proprio arsenale presso un hub centrale, questa volta chiamato Fucina della Pace. Il combat, sebbene nella sua essenzialità resti il medesimo, è arricchito da nuovi moveset che ben si amalgamano all’agilità scattante di Ku.

In conclusione, Immortals: Fenyx Rising – Miti del Regno d’Oriente offre ai giocatori la possibilità di esplorare una mitologia poco conosciuta ma molto interessante e, come i precedenti capitoli, riesce a divertire ed intrattenere senza alcun problema.

Meno soddisfatti lo siamo stati dal lato narrativo: l’esigenza di far rientrare questo capitolo in un range temporale di poche ore ha decisamente strozzato il respiro ad una sceneggiatura che necessitava di tempo in più per poter far emergere una mitologia poliedrica e complessa come quella orientale.

Ciononostante, questo DLC ha dimostrato come il multiculturalismo che caratterizza la struttura industriale di Ubisoft, quando ben razionalizzato e gestito, può regalare ottimi prodotti al pubblico giocante di tutto il mondo.

RASSEGNA PANORAMICA
Voto
7.5
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