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La crisi della RAM peggiora: prezzi pronti a raddoppiare nel 2026 e SSD sempre più cari

Illustrazione concettuale: moduli RAM e SSD NVMe con skyline “AI” sullo sfondo, simbolo della crisi prezzi memoria nel 2026.

Negli ultimi due anni il termine “crisi dei semiconduttori” è stato usato spesso a sproposito. Oggi però siamo davanti a qualcosa di diverso e molto più strutturale. La nuova crisi della memoria non è un evento passeggero, ma un effetto collaterale diretto della corsa globale all’intelligenza artificiale, e i numeri lo dimostrano senza possibilità di interpretazione ottimistica.

Secondo le ultime analisi di TrendForce e DRAMeXchange, il primo trimestre del 2026 segnerà il più grande aumento dei prezzi della memoria mai registrato in un singolo trimestre. DRAM e NAND non stanno semplicemente rincarando: stanno entrando in una fase di inflazione tecnologica permanente, destinata a riflettersi su PC, notebook, smartphone e server per anni.

Prezzi già esplosi nel retail, ma il peggio deve ancora arrivare

I dati raccolti da 3DCenter sul mercato tedesco sono emblematici. Tra luglio 2025 e febbraio 2026, i kit DDR5 hanno registrato aumenti medi del 340%, con alcune configurazioni che hanno superato tranquillamente il +400%. Eppure, paradossalmente, nelle ultime due settimane i prezzi al dettaglio sembrano essersi quasi fermati.

Questa apparente stabilizzazione è però ingannevole. I prezzi retail stanno semplicemente assorbendo il colpo iniziale, mentre i veri aumenti si stanno consolidando a monte, nei contratti industriali. È esattamente qui che TrendForce lancia l’allarme più serio: i prezzi di contratto della DRAM per il Q1 2026 sono stati rivisti al rialzo fino a +90–95% trimestre su trimestre, mentre per il mercato PC si parla apertamente di raddoppio dei costi rispetto al Q4 2025.

Quando i contratti di fornitura salgono in questo modo, il retail non scende mai davvero. Al massimo rallenta, prima di ripartire.

AI e data center: il vero motore della crisi

La causa principale non è un mistero e non ha nulla a che vedere con la domanda consumer. La memoria viene risucchiata dai data center AI, in particolare per carichi di inferenza avanzata e sistemi agentici, che richiedono una quantità di DRAM enormemente superiore rispetto ai workload tradizionali.

Server DRAM, LPDDR per notebook e HBM per acceleratori stanno competendo per la stessa capacità produttiva. TrendForce parla chiaramente di gap di fornitura diffuso, che coinvolge anche i grandi OEM con contratti privilegiati. In altre parole: nemmeno chi ha accordi a lungo termine è al sicuro.

Il risultato è una pressione a cascata. I produttori di NAND stanno riallocando linee produttive verso la DRAM, rendendo gli SSD enterprise e consumer ancora più scarsi, con aumenti previsti fino al 60% solo nel Q1 2026.

Una crisi che non finirà nel 2026

Il punto più inquietante arriva dalle proiezioni a medio termine. Secondo più fonti industriali, un vero miglioramento della situazione non è atteso prima del 2028. I contratti firmati oggi riguardano forniture che arriveranno a fine 2026 o addirittura nel 2027, cristallizzando prezzi elevati per anni.

Il risultato è uno scenario in cui l’hardware tornerà a essere progressivamente meno accessibile, non per limiti tecnologici ma per un semplice squilibrio economico strutturale.

L’era dell’hardware “abbondante” è finita

Questa non è una bolla come quelle del mining. È una trasformazione profonda del mercato, dove l’AI sta ridefinendo le priorità industriali e relegando il consumer a cliente di seconda fascia.

La domanda non è più se RAM e SSD costeranno di più. La vera domanda è quanto a lungo saremo disposti ad accettarlo, e chi riuscirà a proporre alternative credibili prima che il prezzo dell’upgrade diventi un lusso.

FONTENotebookCheck

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