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Screamer: il gioco che serviva al genere racing arcade – Recensione PS5

Screamer Recensione PS5

Screamer è una saga sconosciuta ai più giovani, ma che sicuramente risveglierà un dolce ricordo nei veterani amanti di racing game. Era il 1995 quando Milestone, allora ancora nota come Graffiti, lanciava questo videogioco di guida arcade pregno di supercar e che andava a sfidare un certo Ridge Racer. Parliamo di oltre 30 anni fa. Michael Schumacher era in corsa per il suo secondo titolo iridato, l’Ajax vinceva la Champions League contro il Milan, i Radiohead pubblicavano il loro secondo album e il mondo dei videogiochi non era che una goccia rispetto all’oceano di contenuti che offre oggi, e questo anche solo tenendo conto dei videogiochi di corse. Va da sé che un franchise che sembrava aver dato tutto nei tre capitoli pubblicati negli anni ’90, potesse risultare qualcosa di ignoto a gran parte del pubblico generalista.

Certi nomi, però, ritornano, e Screamer rappresenta uno di questi. 30 anni dopo, Milestone ha deciso di rilanciare il franchise con un reboot totale. Si abbandona lo stile ‘realistico‘ e contemporaneo dell’originale e si vira verso una direzione cyberpunk che prende a piene mani dalla cultura pop anni ’80 e ’90, con una città che urla ‘Akira‘ da ogni texture. A farla da padrona città colme di neon, outfit colorati e auto ipertecnologiche e tamarre come qualcosa di davvero tamarro. L’obiettivo? Proporre un titolo arcade Tripla A che possa spiccare per estetica, narrativa e un gameplay particolare che richiede l’uso di entrambi gli analogici per bilanciare bene il comportamento dell’auto. Il tutto è condensato in circuiti chiusi e senza alcuna meccanica open world, lasciando quest’ultima ai Mario Kart e Forza Horizon di turno. Ci sono riusciti? Dannazione, sì che l’hanno fatto. Non mancano i difetti, ma finalmente il genere racing arcade ha qualcosa di davvero particolare da offrire anche in ambito AAA.

Screamer punta su una narrativa adulta e un cast internazionale. Troy Baker è Mr. A

Screamer è ambientato in un futuro dove il mondo è governato dalle tipiche corporation che non puntano ad altro che ai soldi, fregandosene beatamente di ogni diritto umano. Inizialmente vestiremo i panni di Hiroshi, Fredrìc e Róisín, membri della compagnia mercenaria nota come Banshee in cerca di vendetta contro Gabriel e la Anaconda Corp., ma non spoilereremo i motivi. Improvvisamente, un misterioso figuro denominato Mr. A, doppiato da Troy Baker (Joel di The Last of Us, qualora servisse una presentazione), organizzerà un torneo di Screamer con un montepremi folle, pari a 100 miliardi di dollari. Ovviamente, da villain qual è, Mr. A ha un piano in mente.

A questo torneo parteciperanno ben cinque team: la Strike Force Romanda, un gruppo di idol giapponesi, la Jupiter Stormers, gruppo di scienziati che operano per la JSI, la Kagawa Kai, leggenda della scena Screamer nonché veri padroni delle strade, e infine la Anaconda Corp, un impero costruito su menzogne e corruzioni. I Banshee decidono di partecipare nonappena vengono a sapere della presenza della Anaconda Corp, cambiando il proprio nome in Green Reapers, così da evitare di farsi riconoscere.

Il target è ovviamente Gabriel, ma tutto si complica quando i Green Reapers verranno a scoprire che tutte le auto del torneo sono dotate dell’Echo, un dispositivo avanzatissimo capace di ripristinare un veicolo e pilota dopo un qualsiasi incidente, anche uno grave come un’esplosione. Dulcis in fundo, attaccare un avversario all’infuori della corsa comporta una squalifica, dunque sembra effettivamente intoccabile. L’Echo sarà anche uno dei perni su cui ruoteranno tutte le vicende, in una storia che racchiude elementi maturi e riprende gli stilemi tipici del genere cyberpunk. Purtroppo, la storia non è necessariamente raccontata nel modo più efficace.

Le vicende del Torneo fanno da tutorial per le varie meccaniche di gioco

Il gioco è narrato sia tramite filmati, sia tramite uno stile novel, entrambe che fungono da intervallo tra una gara e l’altra. Le gare, che fanno anche da tutorial alle meccaniche di gioco, sono di diverso tipo (corsa semplice, corsa a squadre, checkpoint, duelli 1v1, duelli 3v3) e presentano degli obiettivi da completare, obiettivi che non sono opzionali. In alcuni casi, non basterà vincere per superare la gara e questo perché ciò che stiamo affrontando non è la storia di un pilota che vuole fare carriera, ma di un pilota che corre per altri scopi, che siano vendetta, brama di potere, rivalsa o tentativo di affrontare paure e lutti. In alcune gare, però, trovavo questi obiettivi troppo limitanti. Perché devo distruggere tre auto se, per motivi di trama, non ne ho bisogno? L’importante in quel caso sarebbe proseguire nel torneo, no?

Screamer ha un bell’avvio per quanto riguarda la storia, catturando il giocatore grazie anche a personaggi sfaccettati, dall’insicuro Hiroshi alla spaccona Róisín, passando poi per altri volti tra cui l’italiana Lavinia. Peculiarità del gioco è poi la scelta, in stile Tekken, di lasciare a ogni personaggio la sua lingua natia. Lavinia parlerà in italiano, mentre le idol parleranno in giapponese o, ancora, Mr. A parlerà in inglese. I personaggi si comprenderanno tra loro grazie a un dispostivo di traduzione integrata nel loro corpo, mentre noi dovremo far affidamento ai sottotitoli.

Screamer si perde sulla distanza. Pochi filmati e poca varietà nei dialoghi Light Novel

Col proseguire delle vicende, però, si percepisce come alcune storie risultino tirate troppo per le lunghe, come la faida tra i Green Reapers e la Anaconda Corp., mentre altre per assurdo meritavano più approfondimento (compresa tutta la parte finale) o quantomeno, una gestione dei tempi migliori… o ancora più semplicemente, che venissero chiuse. In tutto questo, spicca la storyline della Kagawa Kai, la migliore e anche con un certo distacco, sebbene sulla carta avesse forse meno potenziale delle altre.

La narrazione in stile visual novel fa il suo, ma anche qui non si brilla. Una maggiore varietà sia nelle OST che nelle animazioni avrebbe giovato molto all’esperienza. I personaggi hanno sostanzialmente quattro espressioni e, in momenti caldi, mancano animazioni come pugni o altro. Peccato, com’è un peccato che, oltre alla modalità “Storia“, non ci sia moltissimo altro da fare per gli amanti del single player e che possano aggiungere progressione, ottenere sbloccabili particolari (che non siano cosmetici) o altro. Ci sono modalità extra (Gara, Gara a Squadre, Sfida a Punti, Sfida Overdrive, Checkpoint, Attacco al Tempo), ma sono quasi fine a sé stesse.

Milestone offre un gameplay innovativo. Pronti a padroneggiare il Twin-Stick?

L’Echo non è importante solo a livello di storyline, ma anche e soprattutto a livello di gameplay: è infatti qui che ruotano le meccaniche di gioco. Prima di parlarne, è bene però spiegare bene l’ossatura del gioco. Screamer è dichiaratamente arcade, ma tutt’altro che banale. Al giocatore spetterà innanzitutto cambiare marcia al momento giusto, così da ricaricare la barra Boost, ma non solo. Saper affrontare le curve alla giusta velocità, bilanciando tra le due modalità di sterzata, è fondamentale per ottenere il tempo.

La prima modalità di sterzata, affidata all’analogico sinistro, è quella classica, votata a curve di percorrenza da fare in ‘full grip mode‘, mentre la seconda, relegata all’analogico destro, serve per far scodare la vettura e risulterà necessaria per aumentare il recupero dell’energia. In questa modalità, l’auto tenderà a restare su di giri e potremo spammare la cambiata. Bilanciare le due tipologie di sterzate è vitale per non perdere troppa velocità.

L’Echo sarà la nostra spada e il nostro scudo

Tornando al discorso Echo, esso come dicevamo offre quattro abilità distinte: le prime due, Boost e Scudo, sono attivabili tramite il Sync. Lo Strike è attivabile tramite l’Entropy, mentre l’Overdrive richiederà entrambe. Il Boost, lo suggerisce il nome, è un turbo. Esso va attivato col tasto L1 e presenta al suo interno anche un Quick Time Event. Dopo aver premuto L1, dovremo ripremerlo al momento giusto per attivare un Boost Perfetto che ci darà un bello sprint. Lo Strike è invece una vera e propria arma. Dopo aver caricato abbastanza la barra Entropy, potremo attivare un’abilità che ci permetterà di distruggere l’auto avversaria, nonché ricevere un boost più breve, ma comunque importante (alcune auto raddoppiano, seppur per un paio di secondi, la propria velocità massima). Può essere dunque usato a ripetizione per recuperare un po’ di terreno.

Per difendersi dallo Strike, occorrerà o tentare manovre evasive (molto difficili), o usare lo Shield. Questo scudo, che andrà attivato tramite il Sync (togliendoci una barra di Boost), ci proteggerà da ogni tipologia d’attacco. C’è addirittura un trofeo dedicato al parry da eseguire con questa abilità. Infine, una volta che raggiungeremo la massima sincronia tra le due barre, potremo usare L3+R3 per attivare Overdrive, ossia un Boost molto più duraturo dove tutte le abilità dell’auto, sia lato motore che dinamica, saranno potenziate. Dulcis in fundo, questo Overdrive sarà addirittura più letale dello Strike, visto che può distruggere più avversari in una singola corsa. È insomma l’arma quasi perfetta. Usiamo il quasi perché basterà colpire un muro per sabotarsi, distruggere il veicolo e perdere molto tempo.

Ogni personaggio e ogni auto avranno caratteristiche peculiari

Oltre alle quattro abilità standard appena menzionate, i personaggi avranno modi diversi di sfruttarle. Alcuni personaggi avranno ad esempio un numero minore di boost, ma più duraturi, mentre altri andranno all’opposto. Uno privilegerà quindi la velocità massima, mentre l’altro punterà sull’accelerazione e sullo scatto. Una volta che inizieremo a muovere i primi passi e, soprattutto, cambiare i vari personaggi, ci accorgeremo infatti di come Screamer sia quasi un hero-racing game. Ognuno dei 15 personaggi possiede delle caratteristiche uniche sia per quel che riguarda il mezzo, tra vetture che fanno dell’handling il loro punto di forza e altre che invece sono dei missili nei rettilinei, sia nelle abilità stesse. Hiroshi potrà, ad esempio, usare un doppio Boost, mentre Akemi può beneficiare di un estensione dell’Overdrive ogni volta che distrugge un avversario. Hina, invece, può ottenere uno Strike bonus caricando la barra Hype tramite derapate al limite. Insomma, non ci troveremo mai con la sensazione di usare una semplice skin diversa e anche tra auto/personaggi dello stesso team troveremo delle differenze nette.

Queste meccaniche e questa differenza tra i vari PG creano una combinazione interessante e che ti tiene incollato. Ogni tassello si incastra bene con l’altro e, almeno in single player, il tutto funziona in maniera deliziosa, rendendo la guida appagante. Nonostante la natura arcade, le auto sono pesanti, relativamente lente nelle reazioni, non puoi lanciarle in drift alla cieca credendo di fare ogni curva a 250km/h e questo, francamente, lo adoro. Auto più lente permettono gare più avvincenti e duelli migliori, dando addirittura la possibilità di fare switcheroo tra una curva e l’altra e questo, combinato con un eventuale Strike, può essere un attacco perfetto.

Screamer vanta un’ottima IA e un bel colpo d’occhio. Polygon Pictures dà spettacolo

Ottima anche l’IA, capace di metterci alla prova anche a “Normale” e senza un effetto elastico apparente. In alcuni casi, abbiamo subito o inflitto distacchi importanti che si sono creati in maniera lineare, senza artifici vari. Purtroppo ancora non ci è possibile valutare il multiplayer online nella sua interezza, ma siamo felici di dirvi che non solo questo gioco supporta lo split-screen, ma è addirittura esteso fino a quattro giocatori.

Tutto ciò è sorretto da un buon comparto tecnico. Su PS5 Pro il gioco gira senza alcun calo di framerate, non scontato con Unreal Engine 5, offrendo un comparto grafico davvero di tutto rispetto, capace di combinare elementi stilizzati con altri più realistici, un po’ come Need For Speed Unbound, ma forse in maniera anche più riuscita. Chiariamo che non si tratta di qualcosa che faccia gridare al capolavoro tecnico, ma sa rapire lo sguardo, soprattutto in ambientazioni notturne e con asfalto bagnato, dove le luci dei palazzi e delle insegne creano un colpo d’occhio spettacolare. E chiariamoci: anche di giorno sa comunque dire la sua!

Meravigliosi i filmati realizzati da Polygon Pictures. Il team è stato capace di dare a un’animazione 3D le vibes di un anime degli anni ’90, e ciò è già di per sé un feat importante che va segnalato. I filmati sono davvero ben realizzati, diretti con cura e dinamici al punto giusto. Lo stesso discorso si applica ai personaggi, ognuno unico nel suo stile e ben riconoscibile dall’altro. Purtroppo, sono meno presenti di quanto vorremmo e anche mal distribuiti nel corso della storia, oltre che abbastanza corti. Come dicevamo sopra, ci sarebbe piaciuta più varietà nella parte Light Novel.

Un piccolo bug può rovinarvi una gara. Urge un fix di Milestone

Di buona fattura anche gli effetti particellari, coloratissimi e ben definiti. Purtroppo, è presente un bug riguardante il menù di pausa che Milestone si porta dietro da almeno RIDE 6. Uscendo dal menù di pausa mentre si preme R2 fa sì che l’input non venga riconosciuto. Quella che è solitamente una pratica comune (per non farsi trovare impreparati) diventa, per assurdo, un modo perfetto per trovarsi con l’auto che va per inerzia. Non piacevole.

Screamer ha poche auto? Può darsi, ma Plumhead e Milestone hanno creato dei gioielli

Il punto tecnico più alto di Screamer è però rappresentato dalle vetture. Esse non solo sono modellate dignitosamente, ma sono anche ben pensate. Ogni vettura trae ispirazione da un modello reale, alcune in modo sfacciato – il trio JDM delle Strike Force Romanda sono palesemente ispirate alla Honda NSX JGTC, alla Nissan GT-R R33 e alla Mitsubishi Lancer EVO V, e lo stesso per l’auto di Fermi, che è letteralmente un Pandino Gruppo B. Altre invece presentano qualche differenza estetica in più. Non manca anche del contesto nelle varie vetture. Le auto della JSI, guidate da astronauti e scienziati, presentano ad esempio rimandi alla tecnologia aerospaziale, mentre le auto dei Green Reaper sono dei mostri di Frankenstein composti da pezzi di più vetture. È inoltre possibile modificarne l’estetica sia tramite kit preimpostati, sia facendo un unione dei vari componenti.

Ci si potrebbe lamentare sul fatto che le auto non siano effettivamente moltissime, e non sarebbe una lamentela sbagliata. Al tempo stesso, però, avere così poche auto ci permette di esplorarle e capirle fino in fondo e diciamocelo, rende anche più immediata la scelta. Sono presenti anche 32 circuiti, suddivisi in quattro aree. La prima area, ambientata a Neo-Rey, è uno spettacolo per gli occhi. Questa città è un dichiarato tributo ad Akira ed è forse l’ambientazione più spettacolare tra quelle proposte. Segue poi Sky Road Desert, una zona industriale desertica, e Forest #13, zona che regala vibes di Initial D. Infine, c’è una quarta zona, ma la scoprirete solo giocando.

La stessa cura è riposta anche nei suoni, simili a campionamenti reali, ma comunque con un tocco che li distingue. L’auto di Róisín, ad esempio, ricorda molto una Ferrari F40 e il suono, molto cupo, ricorda chiaramente un V8 biturbo, ma senza essere necessariamente quello della Ferrari. L’auto ‘stile RX-7‘ di Aisha ha invece chiaramente il suono di un rotativo. Insomma, nonostante si parli di vetture fittizie, Milestone le ha curate come se fossero delle vetture su licenza.

Screamer: in conclusione

Screamer è sicuramente un titolo imperfetto, ma non bastano queste imperfezioni per smorzare tutto il carisma della produzione Milestone. In un mondo pieno di titoli Tripla A su licenza ambientati in mondi open world con meccaniche tutte simili tra loro, vedere un progetto come Screamer dà una ventata d’aria fresca non indifferente e il videogioco ha tutto il potenziale per rilanciare un sottogenere arcade che sembrava ormai destinato a scomparire.

I fan di Ridge Racer, ad esempio, possono ritrovare in Screamer un degno sostituto. La presenza dello schermo condiviso lo rende inoltre perfetto per serate con amici. Serve però che Milestone continui a supportare questo progetto e, se possibile, implementare un po’ di ‘ciccia‘ anche per la componente Single Player e perché no, magari qualche personaggio o circuito aggiuntivo.

RASSEGNA PANORAMICA
Voto:
8
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