
La notizia è di quelle che fanno rumore. Sony Interactive Entertainment ha deciso di chiudere Bluepoint Games, lo studio texano autore del remake di Demon’s Souls su PS5, acquisito ufficialmente nel 2021 dopo anni di collaborazioni con PlayStation. A confermarlo è stata la stessa Sony in una dichiarazione rilasciata a Bloomberg: circa 70 dipendenti perderanno il lavoro e lo studio chiuderà definitivamente a marzo.
Una decisione che arriva in un momento particolarmente delicato per l’industria e che segna la quarta chiusura interna per PlayStation in meno di due anni.
Una chiusura che segna la fine di un’era per i remake PlayStation
Bluepoint Games era diventato sinonimo di qualità tecnica quando si parlava di remaster e remake. Nel corso degli anni lo studio aveva lavorato su alcuni dei progetti più importanti del catalogo PlayStation: God of War Collection, Metal Gear Solid HD Collection, The Ico & Shadow of the Colossus Collection, Uncharted: The Nathan Drake Collection, Gravity Rush Remastered e, soprattutto, il remake PS5 di Demon’s Souls nel 2020.
Quest’ultimo rappresentava non solo uno dei titoli di lancio più importanti di PlayStation 5, ma anche una dimostrazione del livello tecnico raggiunto dallo studio di Austin, Texas. Con l’acquisizione del 2021, Sony aveva consolidato un rapporto che sembrava destinato a durare nel lungo periodo.
Proprio nel 2021, il presidente di Bluepoint, Marco Thrush, aveva dichiarato che lo studio stava lavorando a contenuti originali, parlando di “prossimo passo evolutivo” per il team. Una trasformazione che avrebbe dovuto portare Bluepoint oltre il ruolo di specialista in remake.
Quel futuro, però, non si concretizzerà.
Il live service cancellato e il cambio di rotta di Sony
Nel 2024 era emerso che Sony aveva cancellato un progetto live service in sviluppo presso Bluepoint, parte del tentativo – poi ridimensionato – di espansione nel settore dei giochi come servizio. Secondo le informazioni circolate, il titolo sarebbe stato basato sulla serie God of War.
Dopo le prime indiscrezioni, un portavoce Sony aveva assicurato che né Bluepoint né Bend Studio sarebbero stati chiusi a causa delle cancellazioni. Oggi sappiamo che la situazione è cambiata.
In un messaggio ripostato su Resetera, il capo dei PlayStation Studios Hermen Hulst ha spiegato che la chiusura è legata a “un contesto industriale sempre più complesso”. Hulst ha parlato di costi di sviluppo in aumento, crescita del settore rallentata, cambiamento nei comportamenti dei giocatori e pressioni economiche più ampie, elementi che rendono più difficile costruire progetti sostenibili nel lungo periodo.
“La decisione non è stata presa alla leggera”, ha scritto Hulst, sottolineando il talento tecnico del team e promettendo che, ove possibile, Sony cercherà di ricollocare parte dei dipendenti all’interno della rete globale degli studi PlayStation.
Bluepoint è la quarta chiusura in due anni
Con la chiusura di Bluepoint, PlayStation registra la quarta serrata interna dopo Firesprite, Neon Koi e Firewalk, tutte avvenute nel 2024. Un dato che evidenzia una fase di ristrutturazione profonda per Sony Interactive Entertainment.
Il paradosso è che questa razionalizzazione arriva mentre Sony, nei suoi ultimi risultati finanziari, ha rivisto al rialzo sia le vendite del comparto gaming (+4%) sia l’utile operativo (+2%) per l’anno fiscale che si chiude il 1° aprile. L’utile complessivo del gruppo è cresciuto del 22% su base annua.
In altre parole, PlayStation cresce sul piano finanziario, ma riduce la sua struttura produttiva interna.
Un segnale forte per l’industria AAA
La chiusura di Bluepoint non è soltanto la fine di uno studio specializzato in remake di altissimo livello. È anche il segnale di una trasformazione più ampia: l’industria AAA sta diventando sempre più selettiva, meno incline al rischio e più attenta alla sostenibilità economica dei progetti.
Il tentativo di spinta sui live service, ridimensionato negli ultimi mesi, dimostra quanto sia complesso oggi trovare un equilibrio tra innovazione, costi e aspettative del mercato.
Per molti giocatori, Bluepoint resterà lo studio che ha riportato in vita Demon’s Souls con una cura maniacale per i dettagli. Per l’industria, la sua chiusura rappresenta invece un altro tassello di una fase di consolidamento che sembra destinata a proseguire.
E quando anche uno studio con quella reputazione e quella storia viene sacrificato, il messaggio è chiaro: nessuno è davvero al sicuro nell’attuale scenario del gaming globale.





