Soulstice Recensione (PC) – L’action italiano tra Berserk e Devil May Cry

Soulstice Anteprima 7

È inutile nasconderlo, noi di GameTime non vedevamo l’ora di poter avere tra le mani il codice review per poter scrivere la recensione di Soulstice, di Reply Games Studios. Dopo due anteprime e una demo pubblica, finalmente, possiamo mettere un punto sul viaggio alla scoperta di questo hack and slash in salsa italiana.

Come già ampiamente descritto nelle precedenti anteprime, Soulstice si crogiola all’interno di un contesto estetico e visivo dark fantasy che pesca le proprie ispirazioni da opere immortali come Berserk e Claymore.

Narrativamente, però, le due sorelle Briar e Lute si distaccano da quello che è un po’ il cliché del protagonista oscuro e tormentato tipico del genere, e si rivelano essere personalità assolutamente positive, pur affrontando i pericoli e le insidie di un mondo devastato dalla corruzione.

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Loro malgrado, le due ragazze si ritrovano ad incarnare il ruolo di Chimera, una sorta di super guerriero magico, tra i ranghi militari dell’Ordine della Lama Cinerea. Mandate da quest’ultima a scoprire le cause della distruzione della sacra città di Ilden, arriveranno man a mano a svelare non solo tutti gli oscuri segreti riguardanti la caduta della capitale del regno di Keidas, ma anche tutti i misteri dietro la decisione di farle mutare in un ibrido potenzialmente capace infliggere morte e follia.

La trama si svolge, principalmente, attraverso i dialoghi tra le due protagoniste, ma anche con il sarcastico mentore Layton (anch’esso citazione non buttata del tutto a caso). Inoltre, Soulstice è intervallato da cutscene piuttosto spettacolari e momenti di ricostruzione virtuale di fatti accaduti in precedenza che battono il ritmo degli eventi in modo gradevole e con un buon grado di competenza.

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Come anticipato in precedenza, è la caratterizzazione delle due protagoniste a spiccare su tutto il comparto narrativo, e risulta essere uno degli elementi di distinzione rispetto a quello che il panorama hack and slash ci ha offerto fino ad oggi, compresi mostri sacri come Bayonetta e Devil May Cry. Se in queste IP gli eroi sono per lo più distinti da attitudini provocatorie e sicure di sé, Briar e Lute sono l’emblema della dolcezza e genuinità che le porta a sostenersi a vicenda e infondersi coraggio nonostante le difficoltà.

L’assoluta importanza di questo specifico aspetto si evince anche dal fatto che Reply l’abbia voluto trasporre come meccanica esclusiva della piccola Lute, grazie alla quale riesce a riportare alla ragione la sorella in preda alla follia. Insomma, Soulstice riesce a conferire un buon grado di dignità alla propria sceneggiatura, nonostante appartenga a un genere che generalmente tende ad accantonare questo specifico aspetto, pur non raggiungendo livelli di scrittura particolarmente elevati.

Soulstice Anteprima 3

Soulstice è prima di tutto un e, come tale, il gameplay fa esposizione degli stilemi tipici del genere, ma lo fa in modo del tutto personale. La particolare natura chimerica delle due protagoniste è il perno su cui ruota tutto il combat system, un unicum ludico che si compone di due pool meccanici distinti ma estremamente dipendenti tra loro: Briar incarna l’attacco e Lute quella che possiamo definire impropriamente come difesa.

La capacità offensiva, in Soulstice, si propone in modo molto tradizionale, quindi avremo pesanti e leggere con efficacia variabile in base al tipo di nemico da abbattere, attacchi da sbloccare e combo da concatenare come in un qualunque altro esponente del genere. La stessa cosa non si può dire per gli attributi di Lute, che di fatto è una IA “indipendente”, la cui gestione è demandata ad un esteso ramo delle abilità che comprende la difesa, l’attacco, i campi di forza e il Furore.

Contrattacchi, parate, rallentamento del tempo e tanto altro sono tra le decine di opzioni che potremo scegliere di applicare al sistema di controllo di Lute, e altrettanto facilmente è possibile fare il respec senza alcun costo, restando ben attenti a come spendere le nostre risorse poiché il gioco non è cosi generoso nel concederle.

Soulstice Anteprima 5

In buona sostanza, Reply ha costruito gran parte delle dinamiche ludiche di Soulstice sul personaggio di Lute, ed è proprio grazie a lei che il gioco presenta una varietà di situazioni di combattimento ragguardevole: l’uso dei campi di forza (esilio-evocazione) determina la possibilità di colpire efficacemente certi tipi di nemici piuttosto che altri e inserisce un elemento strategico all’interno dello scontro.

L’attivazione stessa di queste forze è condizionata dal parametro dell’entropia che ne limita l’utilizzo e, in caso di riempimento della barra, bisognerà che essa si resetti per poter funzionare. Vi garantiamo che è meglio imparare quanto prima a gestirla. Ma non solo, anche le fasi puramente platform necessitano l’attivazione di questi campi per far comparire le piattaforme sulle quali saltare, e in alcuni casi bisogna anche essere piuttosto veloci nel disbrigo di tali situazioni.

Soulstice Anteprima Recensione PS5

Come detto in precedenza, questi due poli ludici sono intimamente interconnessi attraverso la meccanica della Coesione, che risulta essere il vero collante ludico di tutto il sistema: meglio combatteremo più questo parametro aumenterà, fino ad arrivare ad avere una Lute con i poteri al massimo e capace di scatenare attacchi sinergici potentissimi; o di riuscire ad attivare lo stato di Furore e attaccare indistintamente chiunque ci si pari davanti.

Se in anteprima ci è sembrato piuttosto facile raggiungere alti livelli di sintonia, in questo caso ci è sembrato che questo elemento sia stato ricalibrato più equamente. Insomma, gli sviluppatori sono riusciti a costruire un sistema core solido e convincente, che lo fa distinguere dalla massa in modo del tutto personale e originale.

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Non tutto però è riuscito benissimo in Soulstice, e il difetto che spicca su tutti è sicuramente la gestione della telecamera. Già con le anteprime avevamo messo in risalto questo problema, ben consci che molto difficilmente questo aspetto poteva essere risolto: le distanze non sono gestite alla perfezione e in alcuni casi la camera si rivela essere un nemico piuttosto che un ausilio.

La scelta di targeting simile a quella dei Souls non risolve il problema di visualizzazione del campo di battaglia. Se in campo aperto il problema risulta essere piuttosto ininfluente, negli spazi chiusi diventa problematico: in alcuni frangenti, quando il quantitativo di nemici è elevato, c’è da passare da un campo di forza all’altro e sopravviene la necessità di utilizzare a distanza, diventa quasi necessario il dover compensare le manchevolezze della telecamera, spostandosi in aiuto di quest’ultima.

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Anche in alcune fasi platform la scarsa capacità di rappresentare le distanze a schermo rende fastidioso il superamento delle stesse. Un problema molto comune a tutti i giochi di questo genere, ma in questo caso più evidente in conseguenza della poca esperienza del nel gestire questo tipo di situazioni di combattimento concitate.

Sia ben chiaro, non sono circostanze che si presentano perennemente per tutto il gioco, ma quando succede, soprattutto verso la fine, diventa piuttosto frustrante e incide sulla godibilità dei pirotecnici scontri presenti in Soulstice. E diciamo pirotecnici non a caso, perché arrivati ad un certo punto, tra attacchi nemici e i contrattacchi di Lute, sembrerà di assistere ad uno spettacolo di fuochi d’artificio che solo in un momento ci ha creato qualche piccolo calo di framerate.

Soulstice Anteprima Recensione PS5

Un altro difetto che annoveriamo è l’omogeneità di alcuni ambienti di gioco, che se da una parte è giustificabile col fatto che questi sono situati dentro lo stesso edificio, dall’altra non possiamo nascondere che ci abbia creato qualche momento di incertezza di troppo sul percorso da intraprendere.

Piuttosto sorprendente è la durata della campagna, che verso la fine ci è apparsa anche fin troppo “tirata”, inerpicandoci letteralmente tra vere e proprie battle rush e un susseguirsi di boss fight finali da lasciarci col fiatone (e vi consigliamo di restare sul titolo fino alla fine dei crediti finali…chi ha orecchie per intendere, intenda).

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In conclusione, ci riteniamo abbastanza soddisfatti delle ore passate insieme a Briar e Lute. Abbiamo apprezzato il sistema di combattimento che risulta essere il pezzo forte di Soulstice e che ha un valore di originalità e rielaborazione all’interno del genere di tutto rispetto. Così come abbiamo apprezzato il tentativo di dare dignità alla narrazione, presentando protagoniste alternative alla consuetudine.

Ciononostante, non possiamo fare finta che la gestione opinabile e imprecisa della telecamera non sia importante: negli il controllo del campo di battaglia diventa essenziale e, da questo punto di vista, il titolo fallisce in parte la sua missione ludica. Per questo, pur consigliandolo caldamente al pubblico, non possiamo promuoverlo a pieni voti.

Soulstice
Soulstice
RASSEGNA PANORAMICA
Voto
7.5
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