
Il sondaggio hardware di Steam di gennaio 2026 è interessante non per quello che celebra, ma per quello che smentisce. La fotografia reale del PC gaming è molto diversa da quella raccontata da trailer, benchmark e discussioni online.
La prima evidenza è brutale: la maggioranza dei PC che accedono a Steam usa grafica integrata.
Intel UHD, Iris Xe: nomi poco sexy, spesso liquidati come “non da gaming”, eppure sono ovunque. Non sono una nicchia. Sono la base. Questo significa una cosa semplice ma che pesa come un macigno: una fetta enorme di utenti gioca su macchine che non sono state pensate per “spingere tutto a ultra”, ma per far girare giochi in modo funzionale, spesso abbassando le aspettative tecniche.
Il PC gaming reale non è fatto solo di build enthusiast. È fatto di portatili da studio, PC di casa, macchine ibride lavoro-gioco. E Steam lo dice chiaramente.
Le GPU discrete esistono, ma vincono sempre le “abbastanza potenti”
Se si guarda alle schede video dedicate più diffuse, emerge un altro dato chiave: vince la fascia media, non il sogno. Le GPU più comuni sono quelle che garantiscono compatibilità, stabilità e prestazioni decenti senza costare quanto un’intera console più TV.
Non sono le top di gamma a definire il mercato. Sono le schede “abbastanza buone” per giocare tutto, magari con compromessi. È qui che si spiega perché modelli non più nuovissimi restano dominanti per anni: perché una volta entrati nel sistema, non c’è urgenza di cambiare.
Il ricambio hardware nel PC gaming non è rapido né entusiasta. È pragmatico.
L’elefante nella stanza: a che risoluzione giocano davvero i PC gamer?
Qui arriva uno dei dati più ignorati, ma più rivelatori dell’intero sondaggio: la risoluzione dominante resta il Full HD.
Il 1080p non è “il minimo sindacale”. È lo standard reale.
Il 1440p cresce, certo. Il 4K esiste. Ma non definisce il mercato. Definisce la comunicazione. I giochi vengono mostrati come se il 4K fosse la normalità, quando nella pratica è l’eccezione. La maggioranza gioca su monitor Full HD, spesso da 60 o 75 Hz, e costruisce la propria esperienza intorno a quella realtà.
Questo rende alcune scelte tecniche degli sviluppatori quantomeno discutibili: quando un gioco nasce già “pesante” a 1080p, sta ignorando il cuore del pubblico PC.
Laptop gaming: non è più una categoria, è il mainstream
Un altro punto che Steam rende evidente è quanto sia ormai artificiale la distinzione tra “PC gaming” e “gaming laptop”.
Le GPU mobile sono ovunque. Non come alternativa, ma come forma principale di accesso al gioco su PC.
Questo cambia tutto: profili energetici, gestione termica, aspettative di frame rate. Eppure, molti giochi continuano a essere progettati come se il PC medio fosse un tower con raffreddamento generoso e margine infinito. Non lo è più da tempo.
Il PC gaming moderno è portatile, ibrido, spesso sacrificato. E funziona lo stesso.
L’high-end esiste, ma non guida il mercato
Le GPU di fascia altissima fanno rumore, attirano click, definiscono i benchmark. Ma non guidano il comportamento della maggioranza. Sono una vetrina tecnologica, non la base installata.
Questo non è un giudizio di valore, è una constatazione: il PC gaming cresce perché è flessibile, non perché è estremo. Ogni volta che l’industria dimentica questo equilibrio e insegue solo l’hardware più potente, crea un divario tra ciò che mostra e ciò che la gente può realmente usare.
La vera domanda che Steam pone agli sviluppatori
Il sondaggio di gennaio 2026, letto senza feticismi numerici, pone una domanda semplice ma scomoda:
per chi stiamo davvero facendo i giochi PC?
Per l’utente con GPU integrata e monitor Full HD?
Per chi gioca su un portatile tra una sessione di lavoro e l’altra?
O per un pubblico ristretto che rappresenta più l’immaginario del PC gaming che la sua realtà?
Steam non dà risposte. Ma i dati sono lì. E ignorarli, oggi, è una scelta editoriale prima ancora che tecnica.










