The Quarry Recensione (PS5): Il nuovo horror dagli autori di Until Dawn

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La nostra recensione di The Quarry, nuovo interactive drama a sfondo horror di Supermassive Games.

La software house inglese, ormai una specialista del genere che è stato istituzionalizzato e portato al successo da David Cage, si è distinta tra le più prolifiche degli ultimi tempi, arrivando a sfornare almeno un gioco all’anno dal 2015 di Until Dawn al nostro 2022, in cui è previsto addirittura un secondo titolo di genere oltre a The Quarry (il quarto e ultimo episodio della prima stagione della The Dark Pictures Anthology: The Devil in Me).

Troppi giochi? Beh, forse sì, visti i risultati altalenanti della loro produzione e il fatto che il team non sia mai più riuscito a raggiungere il livello del loro primo lavoro importante, appunto Until Dawn. Spoiler: The Quarry non fa eccezione in questo senso, e sebbene sotto alcuni aspetti si possa notare una certa evoluzione, sotto altri non sono stati fatti passi in avanti significativi, o addirittura se ne sono fatti indietro. Ma li analizzeremo nel dettaglio più avanti.

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In The Quarry prenderemo il controllo di nove giovani protagonisti, tutor di un campo estivo gestito da una famiglia del luogo, gli Hackett. È l’ultima sera che i ragazzi passeranno insieme dopo un’intera estate tra attività di gruppo coi bambini, gite nei boschi e totale distacco dalla tecnologia, smartphone inclusi. Tra di loro, come da copione, sono nate simpatie e amorazzi stagionali, ma anche incomprensioni e taciuti dissapori.

Un’ultima notte insieme appunto, che dovrà essere celebrata con un festino memorabile. E memorabile lo sarà davvero…solo che non come i ragazzi avevano immaginato. La leggenda della strega che abita i boschi di Hackett’s Quarry infatti potrebbe non essere così campata in aria, la stessa famiglia Hackett non è tra la più rassicuranti che si siano mai viste, e quegli strani segni lasciati dagli orsi non sembrano esattamente ursini. Arrivare alla fine della notte con tutti i personaggi vivi, come da tradizione, spetta solo a noi, alle nostre decisioni e alla nostra prontezza di riflessi nell’affrontare i vari QTE.

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Supermassive rimette al timone di The Quarry due terzi del trio di creativi che aveva portato al successo Until Dawn: Will Byles come director/writer; Graham Reznick e Alex Farnham, che sostituisce quindi Larry Fessenden, alla sceneggiatura.

Il terzetto continua a giocare sulle citazioni e sui cliché cinematografici del genere horror, mettendo in scena una storia dal ritmo discreto, e migliorando in tal senso quanto fatto dai colleghi nell’ultimo, quasi soporifero, (QUI la recensione).

Pure dal punto di vista strettamente registico il passo in avanti è palpabile, con alcuni movimenti di macchina molto interessanti e uno stile che va ad abbracciare quello delle serie tv, dividendo nettamente la storia in dieci capitoli ben distinti e facendo largo uso di musica su licenza, proprio come accadeva nell’episodico Life is Strange (non con gli stessi risultati però: d’altronde da una parte c’erano Amanda Palmer e José González, mentre dall’altra c’è Ariana Grande, con tutto il rispetto).

Nonostante l’ambientazione tipica da slasher movie (impossibile non pensare subito a Venerdì 13 o al recente Fear Street Parte II), l’orrore di The Quarry è più simile a quello di Until Dawn, quindi misterioso e a cavallo tra reale e sovrannaturale, ma non vogliamo ovviamente dirvi di più. Ciò che possiamo dirvi è che rispetto al gioco del 2015 la storia ha molto meno mordente, principalmente a causa della sua prevedibilità.

Laddove l’opera prima nel genere di Supermassive riusciva a spostare sapientemente, e a più riprese, teorie e certezze del giocatore su ciò che stava realmente accadendo ai malcapitati sullo schermo, in The Quarry le verità arrivano telefonate quanto i jumpscare, tant’è che a nemmeno metà dell’avventura avevamo già capito tutto del mistero di Hackett’s Quarry, escluso qualche dettaglio.

In ogni caso non ci siamo mai annoiati, nonostante una durata superiore ai vari episodi della Anthology (parliamo di 8/10 ore, a seconda di quanto si esplora). Come detto, è la prevedibilità del mistero il grande problema, perchè in sua assenza si notano ancora di più alcune problematiche congenite del teen horror: i personaggi assolutamente insopportabili.

Certo, sono ragazzini. Certo, sono americani. Certo, fa parte del gioco (Quella Casa nel Bosco insegna), ma ogni linea di dialogo ci ricorda che stiamo comandando dei veri imbecilli privi di spessore, molto spesso oltre una soglia di tolleranza settata già parecchio in alto dalle premesse. Unica piccola eccezione Laura, protagonista delle sequenze più riuscite e capace di un’evoluzione quasi da eroina del momento, simile a quella del Mike di Until Dawn, che resta tuttora il titolo Supermassive coi personaggi e le situazioni migliori.

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Dove The Quarry rappresenta un netto passo avanti per il team è dal punto di vista tecnico. È evidente infatti la maggior cura nella realizzazione, probabilmente dovuta al budget stanziato da 2K. Il gioco non solo è più grande rispetto alle ultime uscite, ma anche più pulito nel codice, laddove i vari Man of Medan (QUI la recensione), Little Hope (QUI la recensione) e House of Junior presentavano diversi inciampi e bug, specie nell’ultimo caso. La qualità generale insomma è tornata a essere simile a quella di Until Dawn, ma col vantaggio di sette anni di tecnologia in più (e una generazione di console, se lo giocate su PS5 come noi).

La realizzazione degli ambienti e l’uso dell’illuminazione sono da sempre un punto di forza del team, che anche a questo giro non delude affatto: impossibile non rimanere colpiti da alcune location, dove si sfiora il fotorealismo. Vi consigliamo però di regolare bene il livello di luminosità, non avendo paura a spingere sul contrasto, altrimenti in alcune scene dove i protagonisti si nascondono nell’ombra a voi sembreranno in piena vista, con effetti esilaranti quando il cattivo di turno non riuscirà a notare la vittima a un palmo dal suo naso.

Eccellente pure il motion capture degli attori protagonisti, tra i quali si riconoscono subito Ted Raimi (fratello del ben più noto Sam), David Arquette (Linus nella serie di Scream), Lance Henriksen (l’androide Bishop negli Alien), Grace Zabriskie (la madre di Laura Palmer in Twin Peaks) e Skyler Gisondo (Licorice Pizza di Paul Thomas Anderson). Più difficile invece riconoscere Ethan Suplee (My Name is Earl e svariati film di Kevin Smith, come Generazione X o In Cerca di Amy), a meno che non sappiate che negli ultimi anni ha perso circa 800mila chili per poi rimetterne altrettanti di muscoli. Complimenti.

Proprio per questo livello generale molto alto ci chiediamo cosa sia andato malino nella realizzazione dell’acqua e MALISSIMO con Emma (interpretata da Halston Sage), per la quale il concetto di uncanny valley andrebbe riscritto da zero. Nella sua faccia, specialmente nella bocca, non c’è niente di umano: è inquietante, e non si può guardare una sua scena senza provare disagio. Indubbiamente Emma fa più paura dei mostri di Hackett’s Quarry, anche a causa di un creature design davvero poco originale e ispirato.

I passi indietro invece sono purtroppo da registrarsi lato gameplay. Strutturalmente The Quarry non presenta differenze di sorta rispetto alla precedente produzione Supermassive (e questo va bene), coi punti cardine che rimangono i soliti tre: scelte di dialogo, esplorazione e Quick Time Events nelle fasi d’azione.

Tramite i dialoghi, o le scelte in generale, influenzeremo i rapporti tra i vari personaggi e, come si suol dire, “sceglieremo di che morte morire”, dando il via alle sequenze di avvenimenti che ci porteranno a uno dei possibili finali. L’influenza di queste scelte e la varietà di scenari previsti è discreta per il genere, ma è impossibile non pensare che dopo quattro anni ancora nessuno si sia ancora minimamente avvicinato alla complessità di Detroit: Become Human, tuttora il capolavoro degli interactive drama (QUI la nostra recensione).

Attraverso l’esplorazione invece potremo raccogliere collezionabili utili non solo per saperne di più sugli avvenimenti del passato di Hackett’s Quarry, ma anche per salvarci la pellaccia, grazie a vere e proprie premonizioni. Se in Until Dawn avevamo i totem e nella Anthology i quadri, in The Quarry abbiamo i tarocchi. Il modo di interagire con questi collezionabili però è cambiato, e in un modo che non ci è minimamente piaciuto.

Raccogliere una carta infatti non farà partire immediatamente la premonizione, ma dovremo aspettare la fine del capitolo e a quel punto consegnarla alla misteriosa Eliza, la “narratrice” di turno. Il problema è che potremo consegnarle una sola carta, anche nel caso che nel capitolo se ne siano trovate due, tre o quattro. Una sola carta significa una sola premonizione, con le altre che ci saranno irrimediabilmente precluse. Dovremo quindi scegliere, in maniera del tutto aleatoria, quale carta vedere. Questo mortifica tutta la pazienza e la cura riposte nell’esplorazione, e morire per aver mancato una premonizione a causa del fatto che abbiamo scelto di visionarne un’altra, magari pure inutile, è frustrante.

Pure le modifiche ai QTE non ci hanno convinti. La quantità l’abbiamo trovata adeguata al tipo di storia raccontata e alle scarse capacità combattive dei protagonisti, ma non abbiamo capito perché semplificarne così tanto l’esecuzione. Tutte le azioni richieste sono infatti legate esclusivamente alla pressione ripetuta di X (su PlayStation) o allo spostamento dell’analogico in uno dei quattro punti cardinali. Esatto, niente tasti nei QTE, solo levetta.

Le possibilità di fallire quindi sono ridotte davvero al lumicino, con conseguenze letali sulla resa e la tensione delle scene d’azione. Possiamo capire che a molti i QTE non piacciano e possano sembrare una soluzione ludica arcaica e poco interessante, ma a quel punto perché non prendere il coraggio a due mani e toglierli del tutto? Tenerli ma renderli a prova di errore non è di certo la soluzione migliore.

Molto semplificate anche le sequenze dove si deve rimanere nascosti in silenzio. Mentre nella Anthology ci era richiesto di premere a tempo il tasto, a simulare un battito cardiaco, qui dovremo semplicemente tenerlo premuto fino alla sparizione dell’icona di pericolo. Pure in questo caso, le possibilità di sbagliare sono prossime allo zero, se escludiamo terremoti o altre calamità naturali nella vita reale. Forse la decisione di “ammorbidire” queste sequenze può avere senso in ottica multiplayer, dato che in passato bastava un po’ di ritardo nella sincronizzazione dell’online per portare a un immeritato fallimento.

Solo che al lancio, e anche al momento in cui scriviamo, non è ancora possibile giocare a The Quarry in cooperativa online, ma solo in locale. La modalità arriverà coi futuri aggiornamenti, ma intanto non c’è ed è un vero peccato, perché l’esperienza condivisa è sempre stata il modo migliore di fruire dei capitoli della Anthology…e pure una bella ciambella di salvataggio viste le problematiche che avevano i giochi.

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In definitiva, non siamo rimasti particolarmente colpiti da The Quarry, forse perché ci aspettavamo più di quanto poi ci siamo effettivamente ritrovati in mano da una nuova IP di genere del 2022.

L’ultima produzione di Supermassive è un chiaro miglioramento dal punto di vista tecnico, presentando un comparto grafico e sonoro di alto livello, al netto di qualche inciampo (Emma uscirà mai dai nostri incubi?). La storia però è prevedibile, i personaggi dimenticabili, e le creature non particolarmente soddisfacenti né da un punto di vista visivo né da quello della “cattiveria” e del gore. A questo punto viene da chiedersi se il team riuscirà mai a tornare al livello di scrittura horror di quel gioiellino che era Until Dawn o, come sempre più temiamo, se il titolo del 2015 fu un exploit solitario.

Lato gameplay, l’albero delle scelte in conseguenza alle decisioni del giocatore è accettabile ma non fa nessun salto di qualità rispetto agli standard, e le estreme semplificazioni ai QTE lasciano perplessi, visto e considerato che non mancano di certo le opzioni legate all’accessibilità per persone con difficoltà motorie e visive (e per questo c’è solo da applaudire e ringraziare). Pessima poi la nuova gestione delle premonizioni, almeno per quanto ci riguarda.

Non fraintendiamo però, nell’insieme The Quarry non è un titolo brutto da giocare, e può far passare un paio di serate spensierate, specie se lo trovate a un buon prezzo (ricordiamo che, al contrario dei meno ambiziosi Anthology, è venduto a prezzo pieno). Solo che rimane evanescente e fine a sé stesso, incapace com’è di portare freschezza al genere a cui appartiene o di farsi ricordare per qualche motivo. Sentitevi comunque liberi di alzare il voto di 0,5 appena sarà possibile giocare in online.

RASSEGNA PANORAMICA
Voto
6.5
the-quarry-recensione-ps5Visti budget e premesse The Quarry è stato una delusione, e Supermassive sembra essersi arenata nello sviluppo dei suoi interactive drama horror. Il buonissimo livello audiovisivo (a parte qualche caduta) e una discreta messa in scena non possono nascondere una storia abbastanza prevedibile, un orrore poco efficace e dei personaggi, sia buoni che cattivi, quasi tutti privi di spessore. Alcune scelte di design discutibili e un gameplay inspiegabilmente ridotto ai minimi termini, pure per gli standard di genere, tolgono importanza e tensione alle fasi di esplorazione e azione. Peccato pure la momentanea assenza della coop online. Nel complesso The Quarry si può anche giocare insomma, ma scivola via innocuo e impalpabile.