
Un importante colosso dello sviluppo videoludico mondiale ha avviato il 2026 con una notizia controversa: Ubisoft ha deciso di chiudere definitivamente il suo studio di Halifax, in Canada, con l’effetto di licenziare 71 dipendenti e interrompere diversi progetti legati a titoli mobile come Assassin’s Creed Rebellion e Rainbow Six Mobile.
Questa decisione arriva poche settimane dopo che circa il 74% dello staff di Halifax ha votato a favore di una sindacalizzazione e ha formato un’unione sotto l’egida della Game & Media Workers Guild of Canada affiliata alla CWA (Communications Workers of America). Si tratta della prima esperienza di sindacalizzazione all’interno delle operazioni Ubisoft in Nord America, un traguardo significativo per il movimento dei lavoratori del settore videoludico.
Ubisoft: la chiusura fa parte della ristrutturazione aziendale
Ubisoft ha rilasciato un comunicato ufficiale in cui conferma la chiusura, attribuendo la decisione a un più ampio piano di ristrutturazione e ottimizzazione dei costi avviato dall’azienda negli ultimi due anni. Secondo la società, questa strategia mira a “razionalizzare le operazioni, migliorare l’efficienza e contenere i costi”, e la chiusura di Halifax sarebbe stata pianificata ben prima dell’avvio del processo sindacale. In una e-mail interna inviata ai dipendenti, Ubisoft ha comunicato di essere “impegnata a supportare i membri del team colpiti da questa transizione”, offrendo pacchetti di liquidazione e assistenza per la ricerca di nuove opportunità di carriera, come previsto nelle pratiche di uscita aziendale.
Tempistica e sospetti di anti-sindacalismo
La coincidenza temporale tra la votazione sindacale e la chiusura del sito ha però alimentato sospetti e critiche diffuse, sia tra i lavoratori coinvolti sia nelle organizzazioni per i diritti dei lavoratori. Secondo la CWA Canada, la tempistica della chiusura è “altamente sospetta” e potrebbe violare le normative locali che proibiscono la chiusura di uno stabilimento in reazione alla formazione di un sindacato. L’organizzazione ha annunciato che intende “pursue every legal recourse”, ovvero perseguire ogni possibile azione legale per difendere i diritti dei lavoratori e ottenere trasparenza dalle motivazioni reali dietro la decisione di Ubisoft. Jon Huffman, membro del gruppo di organizzazione sindacale nello studio di Halifax, ha espresso delusione e frustrazione, sottolineando come il team abbia cercato di unirsi non per conflitto con l’azienda, ma per “rafforzare la sicurezza del lavoro e difendere condizioni di crescita a lungo termine”.
Ubisoft nega il collegamento con la sindacalizzazione
Nonostante le critiche, Ubisoft ha negato qualsiasi collegamento diretto tra la chiusura dello studio e la votazione sindacale. La società ha ribadito che la decisione si inserisce in un contesto più ampio di revisione delle operazioni globali e che la pianificazione della chiusura risale a prima dell’organizzazione sindacale, avviata a giugno 2025. Questa posizione ufficiale è stata replicata anche da portavoce che hanno sottolineato come Ubisoft disponga già di team sindacalizzati in altre parti del mondo, affermando che la cessazione dell’attività a Halifax non è un segno di ostilità verso i sindacati, ma una mossa legata a scelte strategiche aziendali.
Un dibattito che va oltre Ubisoft
La chiusura di Ubisoft Halifax è stata accolta con certezza di impatto significativo per l’industria videoludica nordamericana, dove il dibattito sui diritti dei lavoratori, le condizioni di sviluppo e la sindacalizzazione è diventato sempre più centrale. Questo caso è visto da molti osservatori come un momento chiave, potenzialmente in grado di stabilire un precedente riguardo al modo in cui le grandi aziende di videogiochi rispondono alla nascita di sindacati nei propri studi. Il sindacato intensificherà le sue richieste di documenti e prove a sostegno delle motivazioni aziendali, con l’intenzione dichiarata di verificare la legalità della decisione e assicurare che i diritti dei lavoratori non siano stati violati. Al di là delle eventuali implicazioni legali, la vicenda ha già scosso la comunità di sviluppatori e appassionati di videogiochi, portando all’attenzione pubblica il delicato equilibrio tra esigenze aziendali e diritti dei lavoratori in un settore in rapida evoluzione.
Fonte: Gamesindustry.biz










