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Ubisoft si fa in cinque: ecco come il colosso francese ha riorganizzato l’azienda dopo la cancellazione del remake di Prince of Persia e altri progetti

Ubisoft ristruttura in cinque Creative Houses, annulla remake di Prince of Persia e altri giochi

Ubisoft ha annunciato una ristrutturazione interna profonda, che sta cambiando in modo significativo l’organizzazione, la pipeline di sviluppo e la roadmap dei giochi del publisher, segnando una delle trasformazioni più importanti nella sua storia recente. Il piano, descritto da Ubisoft come un “major company reset”, ha come obiettivo quello di riprendere la leadership creativa e di affrontare sfide concorrenti sempre più pressanti sul mercato AAA, ma comporta anche decisioni difficili come cancellazioni, ritardi e chiusure di studi.

Un modello operativo rinnovato in cinque “Creative Houses”

Al centro dell’iniziativa c’è una profonda ristrutturazione organizzativa: Ubisoft ha deciso di spostare la sua struttura di sviluppo da un modello centralizzato a uno decentralizzato, formato da cinque “Creative Houses”. Ogni Creative House sarà responsabile di un genere o di un portafoglio di franchise specifico, con piena autonomia creativa e finanziaria per sviluppare, pubblicare e gestire i propri progetti. Questo approccio intende accorciare i tempi decisionali e rendere più fluida e flessibile l’attività di sviluppo, con team dedicati a categorie chiare di esperienze e IP.

Le Creative Houses previste includono unità specifiche per grandi open-world come Assassin’s Creed e Far Cry, shooter cooperativi (incluso Ghost Recon e The Division), esperienze live service, titoli narrativi e franchise di fantasia, oltre a giochi casual e per famiglie. Questa ripartizione mira a incanalare risorse e creatività in segmenti ben definiti, abbandonando l’approccio “one-size-fits-all” del passato.

Cancellazioni pesanti: addio al remake di Prince of Persia e ad altri sei giochi

La riorganizzazione ha portato alla cancellazione netta di sei progetti in sviluppo, tra cui il tanto atteso Prince of Persia: The Sands of Time Remake, che Ubisoft ha definito incapace di raggiungere gli “standard qualitativi aumentati” fissati per il gruppo. Oltre a questo remake, quattro titoli non annunciati (tra cui tre nuove proprietà intellettuali) e un gioco mobile sono stati cancellati nel quadro del reset del portafoglio.

Il remake di Prince of Persia, rimasto in sviluppo per anni e più volte rinviato, era considerato uno dei progetti dal profilo più complesso e attesi. Ubisoft ha commentato che completare il gioco avrebbe richiesto più tempo e investimenti di quelli ritenuti sostenibili, preferendo fermare il progetto piuttosto che rilasciare un prodotto al di sotto delle aspettative dei fan.

Ritardi, chiusure di studi e revisione della pipeline

Accanto alle cancellazioni, sette altri titoli sono stati posticipati per garantire che raggiungano livelli qualitativi più alti, con almeno un progetto inizialmente previsto per il 2026 ora rinviato al 2027. Ubisoft ha anche confermato la chiusura di due studi principali, quelli di Halifax e Stockholm, mentre altre strutture come quelle di Abu Dhabi, RedLynx e Massive stanno affrontando ristrutturazioni interne e spostamenti di team.

La compagnia ha inoltre indicato che sta accelerando iniziative di riduzione dei costi, con l’obiettivo di tagliare ulteriori spese per centinaia di milioni di euro nei prossimi anni, e sta considerando cessioni di asset non strategici per rafforzare la sostenibilità finanziaria.

Modifiche ai modelli di lavoro e prospettive interne

Come parte della transizione verso le Creative Houses, Ubisoft ha confermato un ritorno alla settimana lavorativa di cinque giorni in ufficio, con un regime di lavoro ibrido che consente comunque alcune giornate di smart working. Questo cambiamento riflette l’intento dell’azienda di rafforzare la collaborazione diretta tra i team e aumentare l’efficienza operativa nei cicli di sviluppo.

Parallelamente, è stata segnalata la possibilità di tagli di posti di lavoro attraverso accordi di cessazione volontaria, che potrebbero interessare circa 200 posizioni presso gli uffici francesi di Ubisoft, anche se la cifra finale dipenderà dalle trattative con i rappresentanti dei lavoratori.

Una risposta a un periodo difficile

Questa riorganizzazione arriva in un momento per Ubisoft segnato da una serie di uscite di giochi che non hanno soddisfatto pienamente le aspettative di vendita o critiche, una performance azionaria debole e la necessità di adattarsi a un mercato AAA sempre più competitivo. Il CEO Yves Guillemot ha descritto le mosse come difficili ma necessarie per costruire un’organizzazione più focalizzata, efficiente e sostenibile nel lungo periodo, con l’ambizione di riportare Ubisoft a essere un punto di riferimento per la qualità e l’innovazione nei videogiochi.

Fonte: VideoGameChronicle

FONTEVideoGameChronicle

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