
Il 2026 dovrebbe essere l’anno della celebrazione. Venticinque anni di Xbox sono un traguardo importante, soprattutto per un brand che ha contribuito a ridefinire il concetto stesso di console negli anni Duemila. Eppure, guardando allo stato attuale della piattaforma, l’anniversario arriva in un momento tutt’altro che sereno. Le vendite hardware sono in calo, la strategia multipiattaforma ha disorientato una parte storica del pubblico e il messaggio su cosa sia davvero Xbox oggi è diventato sempre più sfumato.
Secondo Tom Warren, il 2026 non sarà solo un anno celebrativo, ma un passaggio obbligato per rimettere ordine. Non tanto con annunci roboanti, quanto con una serie di scelte che dovranno finalmente chiarire quale direzione intenda prendere Microsoft dopo anni di transizione continua.
I grandi giochi tornano, ma non per nostalgia
Internamente Microsoft sta lavorando su quello che viene descritto come il ritorno dei “pilastri” storici di Xbox. Forza, Halo, Fable e Gears of War non sono solo quattro franchise di successo, ma i simboli di un’epoca in cui l’identità della piattaforma era immediatamente riconoscibile. Nel 2026 dovrebbero tornare tutti, a distanza di pochi mesi l’uno dall’altro, in una sequenza che appare tutt’altro che casuale.
Forza Horizon 6 è atteso per maggio, Halo: Campaign Evolved dovrebbe arrivare in estate, mentre Fable e Gears of War: E-Day sono previsti nella seconda metà dell’anno. La pianificazione è chiara, ma anche prudente: Microsoft vuole evitare uno scontro diretto con Grand Theft Auto VI, il cui arrivo è fissato per novembre, consapevole che nessuna produzione first party potrebbe reggere quell’impatto mediatico.
Qui però emerge il primo nodo critico. Questo ritorno massiccio delle saghe storiche non sembra tanto un rilancio creativo quanto un tentativo di riconnettersi a un’identità che negli ultimi anni si è progressivamente dissolta. È una mossa necessaria, ma anche rivelatrice di quanto Xbox senta il bisogno di tornare a rassicurare il proprio pubblico.
Un catalogo ricco, ma frammentato
Accanto ai grandi nomi, il 2026 sarà costellato da uscite meno appariscenti ma significative. Double Fine è pronta a pubblicare Kiln, Bethesda continua a lavorare su nuovi contenuti per Starfield e non è escluso che il gioco possa finalmente approdare anche su PlayStation 5, chiudendo definitivamente il capitolo dell’esclusività.
Blizzard, dal canto suo, celebrerà i 35 anni con una lunga serie di aggiornamenti per World of Warcraft, Diablo, Hearthstone e un Overwatch che torna persino a rinnegare il “2” nel nome. Dieci nuovi eroi, mappe e contenuti sono previsti nel corso dell’anno, a conferma di una strategia che punta più sulla continuità che sulla rottura.
Tutto questo contribuisce a un catalogo ricco, ma anche estremamente dispersivo. Xbox pubblica molto, su molte piattaforme, spesso senza che emerga un centro di gravità evidente. Il problema non è la quantità, ma la difficoltà di trasformare questa abbondanza in una narrazione coerente.
Il fantasma di Fallout e il peso delle aspettative
Pochi franchise incarnano il rapporto complicato tra Microsoft e le aspettative del pubblico come Fallout. Le voci su un remaster di Fallout 3 o su un ritorno di New Vegas circolano da anni, alimentate anche da documenti emersi durante il caso FTC. Secondo le informazioni più recenti, il progetto esiste davvero ed è ancora in sviluppo, ma Bethesda non ha alcuna intenzione di accelerarne l’uscita.
La cautela è comprensibile. Dopo il successo di Oblivion Remastered, un’uscita frettolosa di Fallout rischierebbe di fare più danni che benefici. Ma il silenzio prolungato contribuisce a rafforzare l’impressione di una Microsoft spesso incapace di gestire il peso simbolico delle proprie IP.
Xbox come piattaforma, non più come console
Il cambiamento più profondo, però, non riguarda i giochi. Riguarda l’idea stessa di Xbox. Il lancio dei dispositivi Xbox Ally in collaborazione con ASUS ha segnato un punto di svolta: l’hardware non è più necessariamente prodotto da Microsoft, mentre il software e l’esperienza diventano il vero cuore della piattaforma.
Nel 2026 su Xbox Ally X arriveranno funzioni basate sull’intelligenza artificiale, come l’upscaling automatico tramite NPU (Auto SR) e sistemi che sempre tramite IA e l’uso della NPU generano clip di gameplay in modo autonomo per facilitare la condivisione su social media. Parallelamente, Microsoft sta lavorando a una nuova interfaccia PC ispirata all’esperienza Cloud Gaming, con l’obiettivo dichiarato di unificare console, PC e cloud sotto un’unica UI.
È una visione ambiziosa, ma anche rischiosa. Più Xbox diventa un concetto astratto, meno è immediato per il consumatore capire cosa stia acquistando. L’ecosistema cresce, ma l’identità si fa sempre più sfumata.
Il 2027 è già nella testa di Microsoft
Chi spera in una nuova console nel 2026 resterà deluso. La prossima Xbox non arriverà quest’anno. Le indicazioni più concrete parlano di un lancio nel 2027, supportato da un SoC AMD semi-custom già in fase avanzata di sviluppo.
Il fatto che queste informazioni arrivino più da dichiarazioni indirette che da comunicazioni ufficiali è emblematico. Microsoft sembra voler prendere tempo, forse per capire se la prossima Xbox dovrà essere davvero una console tradizionale o qualcosa di più simile a un PC chiuso, profondamente integrato con Windows.
Nuovi controller, cloud gaming gratuito e un Game Pass sempre più confuso
Un altro tassello chiave della strategia Xbox per il 2026 riguarda il cloud gaming e l’evoluzione di Game Pass. Secondo le informazioni raccolte, i nuovi controller Xbox in arrivo quest’anno saranno progettati per connettersi direttamente a Xbox Cloud Gaming via WiFi, riducendo la latenza e rendendo l’esperienza di gioco in streaming più immediata. Una scelta che punta chiaramente a rafforzare l’uso del cloud come piattaforma primaria, soprattutto in ottica mobile e PC.
All’interno di questa strategia rientra anche l’arrivo di un nuovo controller di fascia alta, atteso come Xbox Elite Controller Series 3. Il progetto sarebbe allineato alla nuova visione “cloud-first” di Xbox e andrebbe a convivere con i controller standard di nuova generazione, offrendo una soluzione premium per i giocatori più esigenti e per chi utilizza Xbox come piattaforma trasversale tra console, PC e streaming.
Questa mossa si lega a un progetto ancora più ambizioso: l’introduzione di Xbox Cloud Gaming gratuito con pubblicità, inizialmente in fase di test con gli Xbox Insider e destinato a un’implementazione più ampia nel corso dell’anno. Non si tratterà di un nuovo tier di abbonamento Game Pass, ma di un accesso separato pensato per ampliare la base utenti e spingere nuovi giocatori dentro l’ecosistema Xbox.
Parallelamente, Microsoft starebbe valutando una razionalizzazione dell’offerta Game Pass, oggi percepita come frammentata. Dopo l’aumento di prezzo di Game Pass Ultimate a ottobre, l’azienda starebbe esplorando l’idea di bundle con servizi di terze parti e persino una possibile fusione tra Xbox Game Pass Premium e PC Game Pass, anche se fonti interne escludono cambiamenti drastici nel corso del 2026.
Un segnale importante arriva però dal PC: l’inclusione dei giochi PC nei vari abbonamenti Game Pass, avviata a ottobre, ha portato a un aumento di quasi il 40% del prezzo del PC Game Pass, giustificato dai lanci al day one. Nonostante questo, il servizio continua a crescere, rafforzando una sensazione sempre più evidente: se il futuro di Xbox è il PC, Microsoft dovrà prima chiarire cosa sia davvero Game Pass e quale ruolo giochi nel lungo periodo.
Un anniversario che chiede risposte, non celebrazioni
Alla fine, il 2026 di Xbox appare come un anno di passaggio obbligato. Troppo presto per la next-gen, troppo tardi per continuare a rimandare le scelte difficili. Tra grandi ritorni, sperimentazioni sull’hardware e una strategia sempre più orientata ai servizi, Microsoft dovrà dimostrare di sapere ancora cosa vuole essere Xbox.
L’anniversario dei 25 anni non basterà a colmare le incertezze. Ma potrebbe essere l’ultima occasione per trasformarle in una visione chiara, prima che il brand perda definitivamente il suo centro.










