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Tassa doganale sui pacchi di valore inferiore a 150€, si pagherà dal 15 marzo 2026

Tassa doganale di 2 euro sui pacchi extra-UE sotto i 150 €

A partire dal 15 marzo 2026 scatterà ufficialmente in Italia la nuova tassa di 2 euro sui pacchi di valore inferiore a 150€ provenienti da Paesi extra-UE, una novità introdotta dalla Legge di Bilancio 2026 e confermata dalle ultime circolari dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM).

Questa imposta si applica alle importazioni destinate a consumatori finali e agli operatori commerciali quando la merce arriva da Stati non appartenenti all’Unione Europea e il valore dichiarato del contenuto non supera i 150€. La tassa è dovuta al momento dello sdoganamento definitivo della spedizione e viene riscosso dagli uffici doganali. In pratica, ogni pacco “low value” proveniente da fuori UE dovrà pagare un contributo fisso di 2 euro, che si aggiunge all’IVA e ai possibili oneri doganali sulle merci; la riscossione avverrà al momento dell’importazione definitiva.

Perché la data è il 15 marzo

La tassa era originariamente prevista in vigore dal 1° gennaio 2026, quando è entrata in vigore la legge. Tuttavia, l’Agenzia delle Dogane ha introdotto un periodo transitorio fino al 28 febbraio, con la pubblicazione della circolare n. 1/2026 del 7 gennaio, per consentire agli operatori (corrieri, agenzie di sdoganamento e sistemi informatici) di adeguarsi a queste nuove regole.

In questo periodo intermedio i contributi relativi alle spedizioni registrate dal 1° gennaio al 28 febbraio devono essere contabilizzati e dichiarati entro il 15 marzo 2026, ma non prevedono sanzioni se non sono stati versati prima. Solo dal 1° marzo 2026 entreranno in vigore le modalità ordinarie di contabilizzazione, dichiarazione e versamento del contributo per i pacchi sotto i 150€.

Chi pagherà e come funziona

La tassa si applica a tutte le spedizioni importate da Paesi terzi extra-UE di valore dichiarato inferiore a 150 €, indipendentemente dal fatto che si tratti di un ordine commerciale o di un regalo privato tra privati. Il soggetto tenuto al pagamento è il “dichiarante”, ovvero la persona o l’ente che presenta la dichiarazione in dogana — di solito il corriere o l’agenzia di sdoganamento incaricata. Una volta raccolta dal corriere, la tassa può essere addebitata al destinatario del pacco al momento della consegna o attraverso altri strumenti concordati tra corriere e cliente.

Dal punto di vista operativo, l’introduzione del contributo amministrativo di 2 euro si inserisce in un contesto più ampio di riforma delle regole fiscali e doganali legate ai piccoli pacchi e all’e-commerce. A livello dell’Unione Europea, infatti, è già stato sancito che il regime di esenzione dai dazi doganali per le spedizioni sotto i 150€ sarà eliminato e sostituito da un dazio fisso di 3 euro per pacco a partire dal 1° luglio 2026, come parte di un percorso di uniformazione del sistema doganale europeo per le piccole spedizioni.

Effetti sugli acquisti online

Questa novità potrebbe avere impatti tangibili sugli acquisti online da piattaforme extra-UE: ogni pacco di basso valore ordinato da marketplace come Temu, Shein o AliExpress potrebbe costare almeno 2 euro in più, oltre a eventuali costi di sdoganamento e IVA già dovuti. Il contributo aggiuntivo non dipende dal valore dell’articolo (purché sotto i 150€), ma dal fatto che la spedizione rientri nella tipologia extra-UE.

La misura è stata pensata per aumentare i controlli doganali, contrastare frodi e concorrenza sleale e recuperare risorse per gestire il crescente volume di pacchi importati via e-commerce; negli ultimi anni infatti moltissime piccole spedizioni entrano nell’Unione Europea senza dazi grazie alla soglia di esenzione storica, creando uno svantaggio competitivo per i venditori europei e complicazioni gestionali per le autorità doganali.

Critiche e prospettive

La tassa dei 2 euro è già oggetto di dibattito nella community e tra gli utenti, con opinioni contrastanti su quanto realmente cambierà le abitudini d’acquisto online e sulla coerenza delle regole nazionali italiane rispetto alle direttive europee. Alcuni consumatori temono che i costi extra si riflettano direttamente nel prezzo finale del prodotto o nella spedizione, mentre altri osservano che l’impatto economico per singolo pacco sia limitato ma rappresenti un primo passo verso un sistema doganale più equo e sostenibile.

Fonte: DDay.it

FONTEDDay.it

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