Home Editoriale Potrei, ma non voglio: l’ambiguità di Sony sul PS Plus

Potrei, ma non voglio: l’ambiguità di Sony sul PS Plus

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L’annosa querelle sulla sostenibilità del modello Game Pass, con tanto di fazioni ottimiste e schieramenti catastrofisti, ha monopolizzato da troppo tempo il dibattito sulle prospettive di questo format, finendo per sottrarre attenzione a servizi concorrenti come il PS Plus. Giusto in proposito, vale dunque la pena di spostare i riflettori su questa piattaforma, con lo scopo di inquadrare il suo attuale stato di salute. Quali sono, ovvero, i vantaggi e le criticità che contraddistinguono l’attuale offerta Sony? E, soprattutto, che ruolo va punta a rivestire il PS Plus nei futuri piani di quest’ultima?

In seconda linea

Statistiche alla mano, il PS Plus occupa oggi una posizione senz’altro solida, ma non certo dominante nella gerarchia dei servizi streaming a sfondo videoludico: si può, in tal senso, collocare la piattaforma in una fascia intermedia tra l’approccio aggressivo di Microsoft e le politiche più moderate di altri provider. Sebbene la riconfigurazione dell’offerta in tre livelli di fidelity, Essential, Extra e Premium, abbia confermato che la major di Tokyo nutra la volontà di adattarsi ai ritmi di un mercato in evoluzione tanto costante quanto rapida, persiste tuttavia una certa cautela strategica volta a preservare la centralità del business tradizionale: quello legato all’acquisto diretto dei titoli, che sia in formato digitale o fisico. Ponendosi in antitesi con le tendenze di mercato, questa filosofia progettuale impedirebbe, secondo molti, al servizio di costituire un’alternativa di portata tale da sottrarre utenza ai competitor e non soltanto per via della relativa vastità della libreria software accessibile sotto abbonamento Essential. A finire sotto esame sarebbe stata anche l’altalenante qualità delle proposte mensili, diverse delle quali arrivano peraltro in dashboard con troppo ritardo rispetto alla release originaria.

Se è vero com’è vero, che le dimensioni e il valore dell’offerta Extra rappresentino un deciso passo in avanti verso parametri molto più competitivi, è tuttavia l’opzione Premium a destare le maggiori perplessità. Ben lungi dal rivelarsi un asset irrinunciabile, l’opportunità di avvalersi del supporto del Cloud e la parallela possibilità di accedere a una selezione di classici, questa proposta non sembra infatti esercitare sul pubblico l’ascendente che Sony aveva preventivato. Quello che molti potrebbero erroneamente interpretare come un problema di poco conto, rappresenta in realtà un bel grattacapo per i vertici della compagnia: non è del resto piacevole scoprire che il proprio cavallo di battaglia in termini mediatici si ritrovi a macinare numeri da App accessoria.

Essere o non essere?

A complicare le cose, subentra inesorabile il confronto diretto col Game Pass. A dispetto delle croniche difficoltà incontrate sotto il profilo della sostenibilità, quest’ultimo vanta in effetti un’identità molto più definita agli occhi del pubblico. Contrariamente a Sony che non sembra mai aver creduto fino in fondo a questo modello di business, Microsoft non nasconde di aver puntato all-in su di esso e ce lo ricorda ciclicamente, rilasciando in griglia i propri titoli First Party sin dal Day-One. Magari questa strategia potrà sembrare scriteriata rispetto alla politica conservativa di Sony, eppure favorisce un significativo bonus in termini di percezione di mercato. Per i grandi azionisti, il fatto che a Redmond si sia disposti ad assorbire perdite importanti pur di mantenere il punto, conferisce paradossalmente una maggiore stabilità al progetto GP. Trasformando una perdita contabile in asset di posizionamento strategico, si certifica in primis che non siano contemplate retromarce di sorta, nonché la volontà di investire ulteriori capitali fino a quando la totale digitalizzazione dei contenuti non diverrà status quo… Una rassicurazione che Sony, con i suoi tentennamenti, non può affatto garantire. Logicamente, questa riflessione fa capo a una dinamica prettamente borsistica che è legata a dinamiche relativamente distanti dalla “nostra” economia reale. Vista l’entità dei patrimoni in ballo nel grande gioco dei servizi streaming, è però inutile negare che le fasi cruciali della partita si decideranno più in Borsa che altrove… Il che ci riporta, fatalmente, alla credibilità del Playstation Plus e, per estensione, a identificare due differenti scenari legati al rispettivo futuro.

Nel caso in cui, i vertici Sony dovessero continuare a “giocare in difesa”, restando cioè ancorati al principio in base al quale il lancio delle esclusive First Party e altre iniziative a tema costituiscano una realtà parallela, il servizio continuerà ad occupare una posizione complementare, col rischio di accumulare uno svantaggio enorme nella verosimile ottica di un’industria futura interamente incentrata sui cataloghi streaming. Un cambio di marcia netto e deciso, rappresentato magari dal pieno supporto allo sviluppo della piattaforma, potrebbe invece favorire una consistente crescita dell’area della rispettiva area di influenza. E, almeno a nostro avviso, ciò garantirebbe al PS Plus di girare finalmente a pieno regime e beneficiare di risorse che, specialmente sul versante delle esclusive, potrebbero seriamente ribaltare tutti gli equilibri del sistema. La domanda, a questo punto, sorge spontanea: Sony è pronta a rinunciare a una bella parte dei guadagni odierni, per costruire un progetto streaming che, un domani sempre più vicino, potrebbe vederla davvero competere per la leadership della Gaming Industry 3.0? La risposta la lasciamo ad ognuno di voi.  

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