
Negli ultimi giorni sta emergendo una situazione potenzialmente molto delicata per chi acquista giochi digitali su PlayStation 5. Secondo numerose segnalazioni, i titoli acquistati dopo aprile 2026 potrebbero essere soggetti a un sistema di verifica online obbligatoria ogni 30 giorni.
In pratica, se la console non si connette a Internet entro questo limite, il gioco smetterebbe di funzionare. Un’ipotesi che inizialmente sembrava solo un rumor, ma che nel giro di poche ore ha iniziato a trovare conferme sempre più concrete.
PlayStation Support parla chiaro… almeno all’inizio
Il primo elemento che ha acceso il dibattito è arrivato direttamente dal supporto PlayStation. Diversi utenti hanno condiviso risposte ufficiali ricevute tramite ticket, in cui viene descritto in modo piuttosto preciso il funzionamento di questo sistema.
Secondo queste comunicazioni, tutti i giochi digitali acquistati dopo un aggiornamento di marzo/aprile 2026 sarebbero soggetti a un timer di 30 giorni. Se la console non si collega a internet entro quel periodo, la licenza verrebbe considerata scaduta e il gioco potrebbe rifiutarsi di avviarsi fino a una nuova connessione.
Un dettaglio importante: anche impostando la console come principale, questo limite non verrebbe bypassato.
Va però fatta una precisazione. Molte di queste risposte sembrano provenire dal chatbot AI del supporto Sony, il che lascia aperta la possibilità che si tratti di messaggi automatizzati non perfettamente allineati alla realtà.
Sony smentisce: “non è una nuova policy”
Dopo le prime segnalazioni, diversi utenti sono riusciti a parlare con operatori reali del supporto Sony. Ed è qui che la situazione si complica.
Secondo questi agenti, non esiste alcuna nuova policy ufficiale che obblighi a riconnettersi ogni 30 giorni per mantenere attivi i giochi digitali. In altre parole, Sony starebbe negando che si tratti di una modifica deliberata del sistema.
Questo crea un cortocircuito comunicativo evidente: da un lato il supporto (almeno quello automatizzato) descrive un DRM preciso, dall’altro gli operatori umani lo negano.
I test indipendenti confermano il problema
Se fosse solo una questione di comunicazione, il caso si fermerebbe qui. Ma non è così.
Diversi test indipendenti sembrano confermare l’esistenza del problema. Lo YouTuber Spawn Wave, ad esempio, ha dimostrato che alcuni giochi digitali acquistati ad aprile 2026 smettono di funzionare dopo 30 giorni senza connessione.
Una volta scaduto il timer, compare un messaggio molto chiaro: impossibile utilizzare il contenuto perché non è possibile verificare la licenza online.
Interessante notare che non tutti i giochi mostrano esplicitamente un conto alla rovescia. In alcuni casi, il blocco avviene senza alcun avviso visibile, rendendo la situazione ancora più confusa per gli utenti.
Il parere della community e i timori sulla preservazione
Anche realtà come Does It Play, molto attenta al tema della preservazione dei videogiochi, hanno commentato la vicenda evidenziando come il DRM esista effettivamente, ma senza che Sony abbia fornito spiegazioni chiare.
Uno dei punti più critici riguarda proprio la mancanza di trasparenza: non è chiaro perché questo sistema sia stato introdotto, né quanto sia diffuso. Inoltre, non è stato fatto alcun riferimento a problemi storici come il “CBOMB”, che in passato aveva già sollevato dubbi sulla durata delle licenze digitali. Con questo termine la community indica un problema emerso negli anni passati su PlayStation, legato alla batteria interna CMOS della console. Quando questa batteria si esaurisce, il sistema può perdere la capacità di verificare correttamente le licenze dei giochi digitali – e in alcuni casi anche fisici – impedendone l’avvio senza una connessione ai server Sony.
Il punto critico è che, se quei server non fossero disponibili o venissero disattivati in futuro, alcuni contenuti potrebbero diventare di fatto inutilizzabili. Sony ha poi corretto il problema con aggiornamenti software, ma il caso ha lasciato un segno profondo nella community, riaccendendo il dibattito sulla preservazione dei videogiochi digitali.
È proprio per questo che l’ipotesi di un nuovo sistema DRM legato a verifiche periodiche online viene vista con sospetto: molti temono che si possa tornare a scenari simili, in cui l’accesso ai giochi non dipende più solo dal possesso della licenza, ma anche da fattori esterni fuori dal controllo del giocatore.
Un ritorno ai timori dell’era “always online”?
La reazione della community non si è fatta attendere. Molti giocatori hanno subito collegato questa situazione a uno dei momenti più controversi della storia recente del gaming: il DRM “always online” di Xbox One nel 2013.
All’epoca Microsoft fu costretta a fare marcia indietro dopo le proteste. Oggi, anche solo l’idea di un sistema simile riaccende le stesse paure, soprattutto per chi preferisce acquistare giochi in digitale.
Il punto è semplice: se un titolo può smettere di funzionare senza connessione, il concetto stesso di “acquisto” viene messo in discussione.
Cosa sta succedendo davvero?
Al momento, la situazione è tutt’altro che chiara.
Da una parte ci sono test concreti che dimostrano l’esistenza di un DRM con timer. Dall’altra, Sony non ha rilasciato alcuna dichiarazione ufficiale e continua a negare che si tratti di una policy introdotta deliberatamente.
Potrebbe trattarsi di un bug, di un sistema in fase di test o di una modifica non ancora comunicata pubblicamente. Ma finché non arriverà una presa di posizione ufficiale, resterà un’ombra importante sull’esperienza dei giochi digitali su PS5.
Un problema che potrebbe cambiare tutto
Se questo sistema dovesse essere confermato, le implicazioni sarebbero enormi. Non si tratterebbe solo di una limitazione tecnica, ma di un cambio di paradigma nel modo in cui vengono gestiti i giochi digitali.
Per ora resta una situazione sospesa, fatta di conferme parziali, smentite e test indipendenti. Ma una cosa è certa: la questione è troppo importante per essere ignorata.
E la risposta definitiva, a questo punto, può arrivare solo da Sony.









