
Il nome DON’T NOD è legato ad alcune delle esperienze narrative più riconoscibili degli ultimi anni. Da Life is Strange a Vampyr, passando per Jusant, Banishers: Ghosts of New Eden e, più recentemente, Aphelion, lo studio francese ha costruito la propria identità puntando spesso su produzioni differenti dai grandi blockbuster tradizionali. Eppure, ancora una volta, dietro ai videogiochi si apre uno scenario decisamente meno piacevole: l’azienda ha annunciato ufficialmente una nuova iniziativa di trasformazione mentre i propri indicatori economici continuano a peggiorare, con il rischio concreto che la riorganizzazione possa coinvolgere anche i posti di lavoro.
È importante chiarirlo immediatamente: DON’T NOD non ha ancora annunciato un nuovo numero di licenziamenti. Parlare oggi di dipendenti già licenziati sarebbe quindi scorretto. Ciò che lo studio ha confermato, però, è abbastanza serio da rendere la situazione preoccupante: è stato avviato un processo di ristrutturazione, sono coinvolti i rappresentanti dei lavoratori e sul tavolo esiste la possibile implementazione di un piano di salvaguardia dell’occupazione, procedura che in Francia può accompagnare una riorganizzazione con licenziamenti collettivi per ragioni economiche.
DON’T NOD ammette che i numeri stanno peggiorando
Non siamo davanti alla classica riorganizzazione aziendale presentata semplicemente come un modo per rendere più efficiente la struttura. Nella propria comunicazione, DON’T NOD riconosce un deterioramento dei principali indicatori economici del gruppo, inserendolo all’interno di un mercato videoludico che negli ultimi anni è diventato progressivamente più difficile anche sul fronte del finanziamento delle produzioni.
È proprio da questa situazione che nasce quella che l’azienda definisce una “Transformation Initiative”, un programma pensato per modificare il modello operativo e permettere a DON’T NOD di mantenere la propria competitività.
Dietro un’espressione aziendale apparentemente neutra, però, c’è una situazione che potrebbe avere conseguenze molto concrete per chi lavora nello studio.
I posti di lavoro potrebbero essere coinvolti
Il passaggio più delicato riguarda infatti i dipendenti.
DON’T NOD ha convocato i rappresentanti dei lavoratori per giovedì 3 settembre, avviando la procedura di informazione e consultazione legata alla potenziale introduzione di un piano occupazionale. Parallelamente sono state avviate interlocuzioni con la rappresentanza sindacale presente all’interno dell’azienda.
Questo significa che la possibilità di interventi sull’organico è concreta, ma non significa ancora che DON’T NOD abbia annunciato formalmente un determinato numero di licenziamenti.
Al momento non sappiamo quante persone potrebbero essere coinvolte, quali reparti potrebbero essere interessati e nemmeno quale sarà la dimensione finale della riorganizzazione. Trasformare questa fase preliminare in un’ondata di licenziamenti già decisa significherebbe quindi anticipare informazioni che l’azienda non ha ancora comunicato.
La situazione, però, merita attenzione proprio perché DON’T NOD ha già attraversato periodi complicati e questa nuova trasformazione arriva in un momento nel quale l’intera industria continua a interrogarsi sulla sostenibilità di molti studi e produzioni.
Il 3 settembre sarà una giornata decisiva
Non bisognerà attendere molto per avere un quadro più preciso.
DON’T NOD ha indicato il 3 settembre come il momento nel quale comunicherà ulteriori elementi sul piano, dopo i passaggi societari e il confronto con i rappresentanti dei lavoratori. Sarà allora che potremo capire meglio quale forma assumerà la ristrutturazione e soprattutto quali conseguenze potrebbe avere sull’organico.
Fino a quel momento è quindi necessario mantenere una distinzione netta: la crisi degli indicatori economici e il piano di trasformazione sono ufficiali; un nuovo specifico pacchetto di licenziamenti, con numeri e persone coinvolte, non lo è ancora.
Ed è una distinzione particolarmente importante quando dietro ai numeri di un bilancio ci sono posti di lavoro reali.
Da Life is Strange ad Aphelion, il talento non sempre basta
La situazione di DON’T NOD riporta inoltre in primo piano una delle contraddizioni più dure dell’industria moderna.
Parliamo di uno studio che ha contribuito alla nascita di Life is Strange, uno dei fenomeni narrativi più riconoscibili della sua generazione, e che successivamente ha continuato a sperimentare attraverso produzioni molto differenti tra loro.
Remember Me, Vampyr, Jusant, Banishers e Aphelion raccontano un’azienda che difficilmente può essere accusata di aver costruito tutta la propria storia attorno a una singola formula.
Ma realizzare giochi apprezzati o riconoscibili non garantisce automaticamente la sostenibilità economica di uno studio.
I costi di sviluppo sono aumentati, conquistare l’attenzione del pubblico è diventato difficilissimo e la fascia delle produzioni AA si trova spesso in una posizione particolarmente delicata: abbastanza ambiziosa da richiedere investimenti importanti, ma senza necessariamente poter contare sui volumi di vendita dei franchise più grandi del mercato.
Ed è probabilmente questo il tema più importante che emerge dalla situazione DON’T NOD.
Attenzione a non dare la colpa ad Aphelion senza prove
La vicinanza temporale con l’uscita di Aphelion, arrivato il 28 aprile 2026, potrebbe inevitabilmente spingere qualcuno a collegare direttamente il nuovo piano ai risultati commerciali del gioco.
Ma al momento non abbiamo elementi sufficienti per stabilire questo rapporto di causa-effetto.
DON’T NOD ha parlato di un deterioramento più generale dei propri indicatori economici e delle profonde trasformazioni che stanno interessando il mercato e il finanziamento dell’industria. Senza dati specifici, sarebbe quindi scorretto trasformare Aphelion nel responsabile della situazione.
Il problema potrebbe essere molto più ampio di un singolo videogioco.
Ed è proprio questo a rendere la vicenda ancora più significativa.
L’industria continua a produrre grandi giochi, ma fatica a proteggere chi li realizza
Negli ultimi anni abbiamo visto studi chiudere, progetti cancellati, investimenti ridimensionati e migliaia di professionisti perdere il proprio posto nonostante un mercato videoludico capace contemporaneamente di generare numeri enormi.
DON’T NOD potrebbe diventare un altro esempio di questa contraddizione.
Naturalmente bisognerà attendere il 3 settembre prima di conoscere la portata reale della trasformazione. Potrebbe essere meno drastica di quanto si teme oppure comportare interventi significativi sull’organico. Oggi semplicemente non abbiamo ancora i numeri per dirlo.
Quello che sappiamo è che un’azienda con decenni di esperienza e proprietà riconoscibili sente nuovamente la necessità di modificare profondamente la propria struttura per riuscire a competere.
Ed è difficile ignorare il messaggio che arriva da situazioni come questa: nell’industria videoludica contemporanea avere talento, esperienza e persino giochi conosciuti potrebbe non essere più sufficiente per garantire stabilità.
Il 3 settembre scopriremo quanto sarà profonda la trasformazione di DON’T NOD.
La speranza è che, dietro una parola così fredda come “ristrutturazione”, non ci siano ancora una volta decine di sviluppatori costretti a pagare il prezzo più alto.










