
Pagare un videogioco dovrebbe garantire la possibilità di continuare a utilizzarlo anche quando il produttore decide di voltare pagina. È il principio alla base del Power To The Players Act, l’iniziativa legislativa che il deputato statunitense Ritchie Torres ha annunciato di voler presentare.
La comunicazione ufficiale, pubblicata il 15 ottobre 2026, affronta uno dei temi più discussi del mercato digitale: la differenza tra comprare un prodotto e ottenere una licenza d’uso che può dipendere da servizi, infrastrutture e condizioni stabilite dall’azienda.
L’annuncio è ufficiale, ma occorre chiarire subito un punto: non si tratta di una legge già approvata. Le misure descritte rappresentano gli obiettivi dell’iniziativa e non nuovi diritti già entrati in vigore per i giocatori.
Proprietà, trasferimento e accesso ai giochi
Secondo la presentazione diffusa dall’ufficio di Torres, il provvedimento affiderebbe alla Federal Trade Commission il compito di definire regole per tutelare la proprietà dei videogiochi acquistati. Tra gli obiettivi figurano la possibilità di trasferirli e rivenderli e una maggiore protezione dell’accesso nel tempo.
Un altro punto centrale riguarda i titoli con funzionalità online: la proposta punta a richiedere una modalità offline prima dello spegnimento dei server.
L’intenzione è evitare che la conclusione del supporto commerciale cancelli anche la possibilità di utilizzare ciò che è stato pagato. Il problema riguarda quindi il rapporto tra acquisto e durata effettiva dell’accesso, oltre alla semplice disponibilità di un gioco sugli scaffali digitali.
La conservazione passa anche dai server
Il tema si intreccia con il dibattito sulla conservazione dei videogiochi, portato all’attenzione del pubblico anche dalla campagna Stop Killing Games. Il caso di The Crew, diventato inutilizzabile dopo la chiusura dei server nel 2024, mostra perché la presenza di una campagna per un giocatore non garantisca necessariamente la possibilità di continuare a giocare offline.
Sul piano pratico, conservare il programma e poterlo avviare sono questioni diverse. Un’installazione può rimanere sul disco dell’utente, ma risultare insufficiente se per funzionare deve comunicare con un’infrastruttura che non esiste più.
È questo il nodo che rende la discussione rilevante anche per chi non compra abitualmente giochi multiplayer: conta il funzionamento del software, non soltanto l’etichetta utilizzata per descriverlo.
Che cosa resta da definire
Le modalità concrete saranno decisive. Trasferire una licenza, garantire l’accesso offline e preservare un’esperienza costruita attorno a servizi condivisi pongono problemi differenti. Per valutare la portata del progetto serviranno il testo del provvedimento e i dettagli della sua eventuale applicazione.
L’annuncio statunitense non modifica automaticamente le condizioni degli acquisti effettuati in Italia. Porta però al centro del confronto una domanda molto concreta: quanto dura davvero un acquisto digitale, se la possibilità di usarlo dipende interamente da chi lo vende?





