
Trent’anni di avventure, tombe da esplorare e salti che sembravano impossibili. Tomb Raider festeggia il suo trentesimo anniversario il 25 ottobre 2026, ricordando il debutto del primo capitolo sviluppato da Core Design. Da allora, Lara Croft ha attraversato generazioni di videogiochi, diventando una delle protagoniste più riconoscibili del settore.
Il suo aspetto classico basta ancora a evocare un’intera epoca: maglietta turchese, pantaloncini, stivali, zainetto e doppie pistole. Eppure, alcuni elementi che oggi sembrano inseparabili dal personaggio sono il risultato di cambiamenti e compromessi. Il nome, per esempio, avrebbe potuto essere diverso. Anche la celebre treccia nasconde una piccola storia legata ai limiti tecnici del primo gioco.
Prima di Lara Croft c’era Laura Cruz
Come ricorda il sito ufficiale della serie, la prima versione del personaggio ideato da Toby Gard si chiamava Laura Cruz. Solo in seguito prese forma Lara Croft, l’avventuriera britannica che i giocatori avrebbero conosciuto nel 1996.
Alla sua costruzione contribuì anche la sceneggiatrice Vicky Arnold. Il suo lavoro collegò ambientazioni e livelli attraverso una storia coerente, definendo inoltre la biografia della protagonista. Arnold contribuì anche alla creazione di Jacqueline Natla, uno degli antagonisti più importanti della saga.
Dietro la nascita di Lara, dunque, c’era un lavoro collettivo. Alla figura immediatamente riconoscibile sullo schermo si aggiunsero dialoghi, personalità e motivazioni che le permisero di diventare qualcosa di più di un semplice modello tridimensionale.
Perché nel primo Tomb Raider mancava la treccia
Un altro dettaglio riguarda proprio i capelli. La treccia compariva nei materiali promozionali, ma nel modello utilizzato durante il gioco fu sostituita da uno chignon. La spiegazione riportata dagli archivi ufficiali è concreta: bisognava risparmiare poligoni.
Un compromesso tecnico che oggi può sembrare minuscolo, ma che racconta bene le difficoltà dello sviluppo tridimensionale di quel periodo. L’immagine pubblicitaria e il personaggio controllato dal giocatore non potevano sempre coincidere.
Anche gli altri elementi dell’abbigliamento avevano una funzione precisa. Gli stivali accompagnavano l’esplorazione, lo zaino custodiva equipaggiamento e tesori, mentre le pistole servivano ad affrontare le minacce incontrate lungo il cammino.
Trent’anni di esplorazione e ricordi
Il primo Tomb Raider resta legato alla ricerca dello Scion, alle rovine antiche e all’incontro con il celebre T-Rex. Ma il suo ricordo vive anche nelle attese prima di un salto e nella soddisfazione di trovare la strada dopo aver osservato a lungo una stanza.
Celebrare questi trent’anni significa tornare a quella sensazione di scoperta. Prima ancora dei cambiamenti grafici, è proprio il desiderio di raggiungere un luogo apparentemente inaccessibile a rendere riconoscibile un’avventura di Lara Croft.
