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Zelda: Ocarina of Time, Nintendo svela chi ha realizzato il remake e racconta le scelte dietro il ritorno di Hyrule

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Zelda Ocarina of Time: Nintendo svela chi ha creato il remake

Nintendo ha finalmente svelato chi si è occupato dello sviluppo del remake di The Legend of Zelda: Ocarina of Time per Nintendo Switch 2. Dopo mesi di curiosità e speculazioni, la casa di Kyoto ha confermato che il progetto è stato realizzato internamente da Nintendo EPD, Production Group No. 3, lo stesso gruppo di sviluppo legato ai principali capitoli della serie.

La conferma arriva attraverso un nuovo appuntamento di Chiedi allo sviluppatore, pubblicato il 2 novembre 2026, nel quale alcuni dei principali responsabili del progetto raccontano le sfide affrontate per riportare in vita uno dei videogiochi più importanti della storia.

Ma le rivelazioni non riguardano soltanto l’identità del team. Nintendo ha infatti spiegato anche perché ha deciso di mantenere alcune caratteristiche fondamentali dell’originale, rinunciando a modifiche che avrebbero potuto trasformare profondamente l’esperienza.

Nintendo EPD guida il ritorno di Ocarina of Time

La direzione del remake è stata affidata a HokWai Ng, già coinvolto nello sviluppo di The Legend of Zelda: Tears of the Kingdom.

Al suo fianco troviamo Aya Shida, responsabile della direzione artistica, Hiroki Taguchi, che ha supervisionato la programmazione, e Masato Ohashi, incaricato della direzione musicale.

Una squadra chiamata ad affrontare un compito particolarmente delicato: ricostruire un’avventura che, dal debutto su Nintendo 64 nel 1998, è rimasta un punto di riferimento per intere generazioni di giocatori.

Per Nintendo, infatti, non si trattava semplicemente di aggiornare la grafica o rendere più moderni i comandi.

L’obiettivo era comprendere quali elementi avessero reso indimenticabile l’esperienza originale e trovare il modo di conservarli anche utilizzando le tecnologie di Nintendo Switch 2.

Un remake fedele, ma costruito con tecnologie moderne

Durante l’intervista, il team ha spiegato di aver adottato un principio preciso: cambiare la presentazione visiva senza alterare l’essenza dell’avventura.

Questo approccio ha influenzato numerose decisioni, dalla ricostruzione delle ambientazioni al comportamento dei personaggi.

Aya Shida ha raccontato che l’obiettivo artistico non era ottenere un mondo semplicemente realistico. Hyrule doveva continuare a trasmettere quel particolare equilibrio tra meraviglia, mistero e inquietudine che caratterizzava il titolo originale.

Per definire questa identità visiva, gli sviluppatori hanno preso in considerazione anche l’atmosfera degli spettacoli di marionette e degli effetti speciali artigianali.

Il risultato ricercato è un mondo più dettagliato e credibile, ma ancora capace di conservare il fascino quasi fiabesco dell’opera del 1998.

Anche la programmazione ha richiesto un lavoro importante. Il team ha dovuto ricostruire numerosi elementi ambientali e perfezionare il modo in cui i personaggi interagiscono con gli scenari.

Hyrule non diventa un open world: Nintendo spiega perché

Una delle rivelazioni più interessanti riguarda la struttura del mondo di gioco.

Nonostante l’enorme successo di Breath of the Wild e Tears of the Kingdom, Nintendo ha scelto di non trasformare Ocarina of Time in un’avventura completamente open world.

La foresta dei Kokiri, la piana di Hyrule e le altre ambientazioni continueranno a essere organizzate in aree distinte, come accadeva nell’originale.

Secondo HokWai Ng, il passaggio da una zona all’altra rappresenta una componente importante del ritmo dell’avventura.

Ogni nuova ambientazione deve trasmettere al giocatore un senso di scoperta, permettendogli di percepire chiaramente il progresso del proprio viaggio.

Unificare tutte le aree avrebbe potuto modificare proprio quella sensazione di attesa e meraviglia che ha contribuito a rendere memorabile il gioco.

È una decisione che dimostra quanto Nintendo abbia voluto distinguere questo remake dai capitoli più recenti della saga.

Il contributo di Eiji Aonuma e Hidemaro Fujibayashi

All’intervista hanno partecipato anche Eiji Aonuma e Hidemaro Fujibayashi, due figure fondamentali per la storia di The Legend of Zelda.

Aonuma ha spiegato di aver lasciato ai nuovi sviluppatori la libertà di interpretare il progetto, evitando di imporre continuamente la propria visione dell’originale.

L’intenzione era permettere al team di comprendere personalmente quali elementi dovessero essere conservati e quali potessero invece essere modernizzati.

Questa scelta assume un significato particolare considerando che alcuni membri della squadra non avevano giocato a Ocarina of Time al momento della sua pubblicazione.

Per loro, ricostruire Hyrule ha significato anche scoprire dall’interno le fondamenta di una serie che continua a evolversi.

Un ritorno che guarda anche al futuro di Zelda

Il remake di The Legend of Zelda: Ocarina of Time non rappresenta soltanto un’operazione nostalgica.

Dalle parole degli sviluppatori emerge infatti un obiettivo più ampio: trasmettere alle nuove generazioni di autori le idee che hanno contribuito a definire l’identità della saga.

L’esplorazione, il senso di progressione, la scoperta di nuove ambientazioni e il rapporto tra il giocatore e il mondo circostante rimangono elementi fondamentali anche nei capitoli più moderni.

Ricostruire l’avventura del 1998 ha quindi offerto al team l’opportunità di studiare direttamente quelle soluzioni creative, comprendendone il valore e le possibili applicazioni future.

Per i giocatori storici, il remake promette un ritorno a un’Hyrule familiare, ma profondamente rinnovata sul piano visivo.

Per chi invece non ha mai affrontato l’avventura originale, rappresenta l’occasione di scoprire una delle opere che hanno contribuito a cambiare per sempre il modo di concepire i videogiochi tridimensionali.

The Legend of Zelda: Ocarina of Time arriverà su Nintendo Switch 2 il 5 novembre 2026, riportando in vita un’avventura che, a distanza di quasi trent’anni, continua a influenzare il futuro della serie.

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