
Con Code Vein 2, Bandai Namco firma un seguito che non ha paura di mettere in discussione se stesso. Non si tratta di una semplice prosecuzione del primo capitolo, ma di un tentativo evidente di allargare i confini dell’esperienza, di renderla più ampia, più densa e, soprattutto, più ambiziosa. Il gioco non rincorre il soulslike più puro né cerca di competere direttamente con i colossi del genere: preferisce restare fedele alla propria identità anime, emotiva e stilizzata, accettando il rischio di risultare meno affilato ma più personale.
Giocato su PS5 Pro, su un LG C4 OLED da 65 pollici, Code Vein 2 si presenta fin da subito come un titolo che vuole essere guardato, assorbito, attraversato con calma. Non corre, non aggredisce, ma costruisce la propria atmosfera passo dopo passo.
Un mondo spezzato, tra rovina e malinconia
Il mondo di Code Vein 2 è più grande, più aperto e meno soffocante rispetto a quello del primo capitolo. Le ambientazioni si alternano tra rovine urbane, distese desolate e spazi che sembrano sospesi fuori dal tempo, in cui l’estetica anime si fonde con un senso costante di perdita. Non è un mondo realistico, ma emotivo, quasi simbolico, dove ogni luogo sembra riflettere il trauma di ciò che è andato perduto.
La direzione artistica punta forte sul colore e sul contrasto: rossi accesi, violi profondi e neri intensi dominano la scena, creando scorci visivamente potenti, soprattutto su pannello OLED. Non tutte le aree riescono a mantenere lo stesso livello di cura e alcune risultano più spoglie o ripetitive, ma l’atmosfera complessiva resta coerente e riconoscibile, capace di sostenere il viaggio anche quando il dettaglio tecnico mostra qualche limite.
Esplorazione e ricompense: più spazio, meno sorpresa
L’esplorazione beneficia di una struttura più aperta, che invita spesso a deviare dal percorso principale. Il gioco spinge il giocatore a guardarsi intorno, a cercare strade secondarie, a infilarsi in zone apparentemente marginali. I drop sono numerosi e costanti, distribuiti in modo da sostenere la progressione e mantenere un senso di crescita continua.
Tuttavia, questa abbondanza raramente si traduce in vera sorpresa. Più che scoperte memorabili, le ricompense servono a nutrire il sistema di potenziamento, rendendo l’avanzamento fluido ma meno emozionante. È una scelta che privilegia la continuità dell’esperienza rispetto al colpo di scena, e che contribuisce a un ritmo più dilatato, a volte fin troppo indulgente.

Combattimento e tecniche: lo spettacolo al centro
Il cuore di Code Vein 2 resta il combattimento, ed è qui che il gioco mostra la sua anima più autentica. Le tecniche sono uno degli elementi meglio riusciti dell’intera produzione: spettacolari, cariche di stile, pensate per essere viste e sentite. Ogni abilità è accompagnata da animazioni ampie ed effetti visivi marcati, che trasformano gli scontri in vere e proprie coreografie.
C’è una soddisfazione evidente nel concatenare attacchi, nel padroneggiare le tempistiche, nel trovare il momento giusto per scatenare una tecnica devastante. Il sistema incoraggia la sperimentazione e non punisce eccessivamente l’errore, permettendo di adattare il proprio stile di gioco senza la sensazione costante di essere intrappolati in una scelta sbagliata.
La difficoltà è presente, ma più elastica rispetto ai soulslike tradizionali. Code Vein 2 sfida il giocatore senza schiacciarlo, preferendo un approccio che lascia spazio alla ripresa e alla gestione dell’imprevisto. Una filosofia che rende il gioco più accessibile, ma che inevitabilmente ne smorza la durezza per chi cerca un’esperienza più spietata.

Niente multiplayer, tutto sull’intelligenza artificiale
Una delle decisioni più nette e divisive riguarda l’assenza del multiplayer cooperativo. Code Vein 2 rinuncia completamente alla componente online presente nel primo capitolo, scegliendo di affidare il ruolo di compagno a personaggi controllati dall’intelligenza artificiale.
Il partner IA è una presenza costante, attiva, integrata nel ritmo del gameplay. Combatte al fianco del protagonista, fornisce supporto nei momenti critici e contribuisce a rendere gli scontri più gestibili. Dal punto di vista narrativo, questa scelta rafforza il legame tra i personaggi e dona continuità emotiva al viaggio, trasformando il compagno in una figura quasi inseparabile.
Allo stesso tempo, l’assenza del multiplayer lascia un vuoto difficile da ignorare. L’intelligenza artificiale funziona, ma non può sostituire l’imprevedibilità e il coinvolgimento di un altro giocatore umano. È una scelta coerente con la direzione del gioco, ma che non tutti accoglieranno con entusiasmo.

Prestazioni e limiti tecnici
Su PS5 Pro, Code Vein 2 offre prestazioni generalmente buone, ma non sempre impeccabili. Nelle aree più ampie o durante i combattimenti più caotici si avvertono cali di fluidità che spezzano leggermente l’immersione. Non sono problemi gravi, ma risultano più evidenti su un hardware che promette un’esperienza di alto livello.
Dal punto di vista visivo, però, il gioco riesce spesso a compensare queste incertezze con una direzione artistica forte, che valorizza l’insieme anche quando il dettaglio tecnico non è perfetto.
Un’anima anime, senza compromessi
La narrazione segue una linea emotiva, diretta, a tratti ridondante, ma perfettamente coerente con l’identità della serie. Code Vein 2 parla di perdita, sacrificio e legami senza mezze misure, scegliendo di esplicitare i sentimenti piuttosto che lasciarli in secondo piano. È una scrittura che può dividere, ma che contribuisce a rendere il gioco riconoscibile e sincero.
Conclusioni
Alla fine del viaggio, Code Vein 2 si rivela un titolo ambizioso, ricco di contenuti e dotato di una personalità forte. Non tutto funziona alla perfezione e alcune scelte, dalla struttura più dispersiva all’assenza del multiplayer, ne limitano l’impatto complessivo. Ma è un gioco che osa, che cresce e che accetta i compromessi pur di restare fedele a se stesso.











