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L’ombra della geopolitica sui rincari PC

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Nell’ultimo biennio i prezzi del mercato PC hanno subito un’impennata straordinaria, con aumenti significativi della componentistica, con particolare riferimento ai moduli RAM e SSD. In parallelo, la disponibilità delle dotazioni hardware registra una flessione lenta, ma progressiva che, pur non evidenziando carenze equiparabili ai giorni bui della pandemia, inizia a destare una certa preoccupazione. L’unione di questi due fattori ha inevitabilmente compromesso gli equilibri di mercato, trasformando persino l’assemblaggio di un sistema di medie prestazioni in un investimento notevole. È stato più volte rimarcato che questa nuova crisi sia stata determinata da fattori in prevalenza tecnologici: mentre i principali marchi di settore avrebbero dirottato gran parte dei propri sforzi produttivi sulla strumentazione necessaria ad alimentare il supporto delle IA, la gestione dei processori moderni richiederebbe, ad esempio, l’impiego di asset sempre più sofisticati. Al di là di ogni legittima spiegazione di matrice tecnica, si staglia tuttavia imponente l’ombra di una massiccia ingerenza politica, condizionata in larga parte da aspre tensioni commerciali internazionali che analizzeremo ora nel dettaglio.

Materie prime e controllo delle Terre Rare: un rebus irrisolto

Una delle principali criticità politiche che alimentano il circolo vizioso degli aumenti e costituita dall’aspro confronto che vede Cina e Stati Uniti contrapposti sui termini degli accordi legati alla compravendita di materie prime e all’accesso alle cosiddette Terre Rare: elementi chimici presenti in specifici giacimenti che rivestono un ruolo fondamentale nella produzione di hardware. Esercitando controllo diretto sui siti geologici più fruttuosi e detenendo anche una sostanziale egemonia sui processi di raffinazione dei materiali, il governo cinese tende a sfruttare detti vantaggi come leva per la stipulazione di accordi commerciali favorevoli, ma questa strategia finisce inevitabilmente per scontentare la leadership americana. In quanto primi consumatori al mondo di materiale hardware, gli USA cercano, in tal senso, di tutelare i propri interessi ricorrendo a sanzioni economiche di varia natura, il che alimenta un clima di instabilità costante che, nell’ottica di un vasto effetto domino, si ripercuote direttamente sui costi al dettaglio.

La Guerra dei Dazi

Dall’insediamento dell’amministrazione Trump alla Casa Bianca, questa delicata partita a scacchi tra i due colossi ha purtroppo assunto connotati molto più estremi, andando ad acuire ulteriormente gli squilibri economici del settore. La discussa politica dei dazi con cui il tycoon statunitense ha ridefinito i rapporti con antagonisti ed alleati, ha infatti trovato proprio nella Cina un oppositore strenuo che, reagendo alle tariffe imposte sull’export con altrettanta veemenza, ha portato all’esplosione di un vero e proprio conflitto commerciale, con tutte le conseguenze del caso. Si pensi, ad esempio, che negli ultimi 8 mesi i prezzi di laptop e schede grafiche hanno più volte registrato impennate improvvise e che ulteriori scossoni non sono certo da escludere. A parere degli analisti, gli estremi di quest’altalena potrebbero anzi inasprirsi: nel gennaio appena trascorso, ulteriori dazi del 25% imposti dagli USA sui chip usati destinati al settore IA hanno già determinato ricadute potenzialmente nocive. Nel tentativo di sfuggire alle conseguenze di questa bagarre, molte aziende di prima linea starebbero attivandosi per spostare parte della propria macchina produttiva verso Paesi terzi come Vietnam o India, ciò nonostante detta soluzione non sembra assicurare grandi margini di successo. Il processo di ricollocazione degli asset industriali unito alla necessità di formare nuovo personale comporterà, del resto, investimenti supplementari e un netto prolungamento delle tempistiche di sviluppo: due prospettive che avvalorando la tesi secondo cui occorrerà attendere almeno l’autunno di quest’anno per iniziare a vedere i primi progressi in termini di costi al dettaglio e reperibilità della componentistica.

Senza fiducia non può esserci stabilità

Come facile presupporre, ad oggi è davvero difficile avanzare ipotesi a lungo termine o sperare in una prossima inversione di tendenza. A giudicare dalle vertiginose oscillazioni che interessano i valori borsistici dei titoli legati ai principali brand di settore, è dopotutto evidente che investitori e azionisti nutrano una certa sfiducia riguardo l’evoluzione dello scenario. Essendo l’intero mondo del commercio internazionale basato sulla fiducia e sulla consistenza delle previsioni di trend, diviene in questo senso facile, anche per noi profani, intuire che fino a quando le grandi potenze seguiteranno ad agire in modo così aggressivo, il mercato non sarà in grado di ritrovare gli equilibri necessari a favorire un ritorno alla normalità. Inutile, a questo punto, nascondersi dietro un dito: questa è senza ombra di dubbio la peggiore delle notizie che potesse giungere sul versante informatico e non solo perché sottintende la vanificazione di tutti quei segnali di ripresa che avevamo ravvisato dopo il disastro post-pandemico. Per molti mesi a venire, ogni utente, videogiocatore, commerciante e imprenditore legato alla cosmologia PC rischierà infatti di rimanere ostaggio di un mercato in cui la tecnologia non è più una delle tante branche della macchina economica mondiale, bensì un arma politica tra le mani di individui disposti a far saltare in aria il banco, piuttosto che impegnarsi a cooperare. E ad essere cinici, ci sarebbe quasi da capirli: mica saranno loro a patire le conseguenze dirette della loro avidità. Questo “privilegio” toccherà sempre e comunque a noi.

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