Resident Evil Village – Shadows of Rose Recensione (PS5)

Resident Evil Village Shadow of Rose DLC Recensione PS5 16

La nostra recensione di Resident Evil Village – Shadows of Rose, DLC dedicato alla figlia di Ethan e Mia Winters che prolunga l’avventura ma porta in dote anche qualche altra novità.

Resident Evil Village ci era piaciuto molto (QUI la nostra recensione), al netto delle tante perplessità sulla qualità della scrittura. Ecco perché attendevamo Shadows of Rose con impazienza, nonostante l’arrivo sul mercato in un periodo a dir poco infuocato per i videogiocatori, tra i vari Mario + Rabbids: Sparks of Hope (QUI la recensione), God of War Ragnarok (QUI l’anteprima), A Plague Tale: Requiem, Bayonetta 3 (QUI l’anteprima), Call of Duty Modern Warfare 2 (QUI la recensione della campagna) e tutti gli altri.

Ambientato ben sedici anni dopo gli eventi di Village, Shadows of Rose ci metterà appunto nei panni di Rose, ormai un’adolescente. Il suo obiettivo è quello di riuscire a trovare un modo per sbarazzarsi definitivamente dei poteri ereditati, suo malgrado, da Miranda. Poteri che la fanno sentire un mostro, e le creano non pochi problemi relazionali. Rose infatti viene emarginata dai propri coetanei, se non proprio bullizzata, e l’assenza della figura paterna non ha fatto che segnare ancora di più il suo carattere.

Interfacciandosi con un particolare cristallo, però, pare si possa annullare questa sorta di “maledizione”. Solo che per farlo Rose dovrà attraversare una realtà alternativa legata al Mutamicete, chiamata Realm of Consciousness, dove non tanto il suo corpo fisico, ma bensì la sua anima, sarà costantemente in pericolo. In questo mondo distorto Rose dovrà in qualche modo ripercorrere le orme del padre, attraversando una versione piena di una strana melma rossa di Castello Dimitrescu, e affrontando vecchie e nuove minacce. L’unico aiuto? Una sconosciuta (ehm…) entità pronta a suggerire il da farsi alla giovane tramite luci e scritte dorate.

A differenza del padre, però, Rose non è mai stata addestrata al combattimento, e non condivide nemmeno la sua stessa resistenza fisica (che come sappiamo non è propriamente umana nel caso di Ethan). Questo si ripercuote nettamente anche sul gameplay: nonostante sia in possesso di una pistola (e più avanti di un salvifico fucile a pompa), la figlia di Ethan Winters farà molta più fatica sia a mirare che ad abbattere i nemici che si troverà davanti, e sarà dunque molto facile trovarsi senza munizioni, specialmente al livello di difficoltà estremo (che è come lo abbiamo giocato noi).

Fortunatamente Rose potrà fare affidamento sui suoi poteri, che dopo qualche potenziamento permetteranno di rallentare i nemici in modo da poterli crivellare con più tranquillità, o da evitarli.

Tali poteri sono anche legati strettamente alla progressione e all’esplorazione: la melma rossa infatti deve essere purificata distruggendo alcuni bulbi, spesso piazzati in posizioni scomode, prima di poter proseguire.

Oltre a Castello Dimitrescu, Shadows of Rose ci porterà anche in un’altra ambientazione, della quale però non possiamo e nemmeno vogliamo parlarvi. Possiamo dirvi però che si tratta della parte che abbiamo preferito, poiché porta in dote una sensazione horror più spinta e almeno un paio di ottime idee sia per quanto riguarda la messa in scena che il gameplay.

In generale, comunque, per quanto ci abbia intrattenuto Shadows of Rose non ci ha fatto gridare al miracolo: la prima parte è molto ordinaria, con un’ambientazione interamente riciclata da Village ma più circoscritta per dimensioni, e col classico espediente dei tre oggetti da recuperare per poter proseguire mentre si risolvono enigmi ambientali mai particolarmente brillanti. La seconda parte invece migliora l’esperienza, e pur presentando anch’essa elementi già visti a livello di setting, riesce a stupire offrendo qualcosa di quantomeno più ispirato.

Dove invece non c’è proprio nulla da fare è sotto il profilo narrativo. L’intera premessa della vicenda è clamorosamente pretestuosa, e i colpi di scena telefonati. La figura archetipica del buon padre di famiglia di Ethan Winters (che in qualche modo avrà un ruolo nella vicenda, non pensiamo di farvi un grande spoiler nel rivelarvelo), disposto a tutto per i suoi cari, riesce in qualche modo distorto a farsi voler bene, ma per il resto non c’è davvero nulla di buono da segnalare a livello di caratterizzazione.

Pure la stessa Rose, sulla quale dovrebbe essere incentrato il DLC, non ne esce minimamente approfondita o valorizzata, anche a causa della breve durata dell’avventura (l’abbiamo finita in tre ore).

L’altra grande novità di Shadows of Rose è la visuale in terza persona, che potrà essere utilizzata anche durante la campagna principale di Village, dando un feeling tutto nuovo al titolo.

No, rispondiamo già alla domanda: nemmeno con questa visuale riusciremo mai a vedere il viso di Ethan, che si girerà nel caso cercassimo di inquadrarlo. Come già detto nella recensione di Village non capiremo mai il motivo di questa scelta, dato che solitamente si tende a non dare un volto ai personaggi quando si vuole che il giocatore si senta più coinvolto personalmente, come fosse lui il reale protagonista del gioco. Peccato però che Ethan sia un personaggio già scritto e con un carattere ben definito.

Praticamente mai abbiamo sentito la sovrapposizione tra noi e l’avatar di gioco insomma, e in terza persona questa distanza si fa più netta, rendendo ancora meno comprensibile la scelta. Anche se ammettiamo che gli espedienti registici per nascondere la faccia di Ethan durante le cutscene di Shadows of Rose, frapponendo una volta un braccio e una volta chissà quale altro oggetto dello scenario tra i nostri occhi e il suo volto, ci hanno strappato una risata. Peccato che dovessero essere momenti tristi.

A parte questa digressione più concettuale, anche a livello pratico non c’è nessun reale vantaggio nel giocare Village in terza persona: si percepisce chiaramente che il gioco è nato in prima, tant’è che durante le scene scriptate la telecamera ci torna, e anche molti dei jumpscare perdono di forza quando vissuti “da fuori”.

Unico reale e gradito vantaggio della modalità è quello di permettere di giocare Resident Evil Village anche a chi soffre di motion sickness. Ma per il resto è più una curiosità che qualcosa di veramente sensato da fare.

Chiude il pacchetto l’aggiunta di due mappe nella modalità Mercenari, la seconda delle quali davvero impegnativa, presentando ben cento nemici da sconfiggere.

Tutti gli scenari, inoltre, saranno affrontabili anche interpretando Chris Redfield. Chris rappresenta una sorta di “hard mode”, perché al contrario di Ethan non può né pararsi né curarsi. In compenso però può sferrare dei mega-cazzottoni (pure potenziabili) che potrebbero smuovere una roccia di qualche tonnellata…se fossimo ancora in Resident Evil 5.

Se doveste raggiungere buoni risultati inoltre si renderanno disponibili ulteriori due nuovi personaggi molto, molto particolari, ma non vogliamo dirvi di più: scopriteli.

In definitiva, non siamo particolarmente colpiti da Shadows of Rose e da tutte le altre piccole aggiunte correlate. Per carità, non ci siamo annoiati a giocarlo, il game feel di Village è sempre piacevole, ma il DLC chiude la storia dei Winters senza aggiungere nulla di particolarmente significativo o memorabile.

Dal punto di vista narrativo il livello è sempre abbastanza scadente, e le idee visive e di gameplay più interessanti sono relative solo all’ultima oretta di gioco sulle tre (circa) disponibili.

L’aggiunta della visuale in terza persona toglie solo potenza alla messa in scena senza restituire nulla in cambio (a meno che non soffriate di motion sickness). Le mappe e i personaggi aggiuntivi della modalità Mercenari invece sono solo positivi. Ma vi basterà?

RASSEGNA PANORAMICA
Voto
6
resident-evil-village-shadows-of-rose-recensione-ps5Shadows of Rose porta tre aggiunte a Resident Evil Village: una piccola campagna con Rose protagonista, la visuale in terza persona, nuove mappe e personaggi per la modalità Mercenari. La prima ha qualche guizzo dopo la metà ma è anche molto breve e sia poco significativa che scadente narrativamente. La seconda è più una curiosità che qualcosa di realmente sensato da giocare. La terza è invece cosa gradita, ma secondaria. Nel complesso non siamo quindi molto soddisfatti.