Squid Game: i fenomeni di emulazione tra i più piccoli stanno spingendo le associazioni di genitori a chiederne la censura

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Squid è la serie del momento e nel bene e nel male sta facendo parlare molto di sè. Una serie che sta macinando di visualizzazioni su Netflix e producendo introiti vicini al miliardo di dollari al fronte di una spesa veramente molto bassa per produrla, molto più di serie dove sono stati investiti budget importanti.

La serie sta riscontrando un successo tale che in Corea, dove la serie ha avuto i natali, si stanno organizzando eventi a tema dove i giochi sono riproposti con tanto di montepremi, ma per fortuna senza la componente violenta che viene mostrata nella serie.

Proprio a causa della componente violenta della serie, in Italia è stata lanciata una petizione online per raccogliere firme al fine di censurarla nel nostro paese. Ad avviare la crociata contro la serie Netflix è stata la Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza della Fondazione Carolina (dedicata a Carolina Picchio, la prima vittima italiana di Cyberbullismo confermata nel nostro paese). Il motivo è presto detto, la serie sta generando fenomeni di emulazione tra i più piccoli.

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Recita infatti il testo della petizione: “Di fronte allo sgomento di mamme e maestre delle scuole materne non bastano i buoni propositi, ma serve un’azione concreta”. Quello di Fondazione Carolina – la Onlus impegnata per il benessere dei minori online – non è un atto censorio, ma risponde alla necessità di far fronte alla sconfitta dei parental e alla crisi della genitorialità. Una debacle messa nudo dai social e, soprattutto, dalle decine di segnalazioni che gli esperti per la digitale delle nuove generazioni hanno raccolto da tutta Italia. “Mio figlio ha picchiato la sua amichetta mentre giocava a Squid Game”. “A mia figlia hanno rovesciato lo zaino fuori dalla finestra dell’aula perché ha perso a Squid Game, non vuole più uscire di casa. “I miei figli non sono stati invitati alla festa del loro compagno, perché non vogliono giocare a Squid Game”. Sono solo alcune delle testimonianze arrivate a Fondazione Carolina; un campione allarmante rispetto ad una serie che racconta violenza, alienazione e dipendenze con la semplicità dei giochi d’infanzia.”

Per gli autori della petizione il problema non è la serie in sè, ma l’incapacità dei genitori di mettere un freno ai contenuti che i propri figli arrivano a vedere sul web, trovando come unica soluzione quella di bloccare la visione di Squid nel nostro paese, in modo da sperare che il fenomeno del momento si allontani dai nostri orizzonti. Ma il web è un mondo spietato, in un modo o nell’altro i contenuti trovano sempre il modo di aggirare gli ostacoli che vengono posti e raggiungere i destinatari, è per questo motivo che ci chiediamo quanto all’effettivo una tale manovra di tutela, censurando la serie Netflix possa essere un atto risolutivo.

Non a caso la stessa Netflix suggerisce la visione della serie coreana per utenti sopra i 14 anni di età, eppure Squid Game, che sta battendo ogni di visualizzazioni, impazza tra i giovanissimi. Il passaparola è inarrestabile, tanto che la serie diventa virale, anche tra i bambini.”

Così continua il testo della petizione, che tuttavia non tiene conto per l’appunto di come i contenuti di Squid non arrivano solo dalla visione della serie sulla piattaforma di streaming, ma anche dalla semplice condivisione di spezzoni sui vari social o attraverso altre centinaia di fonti digitali dove oggi è molto semplice accedere, anche per un bambino.

E voi cosa ne pensate, credete che la censura sia la soluzione o devono essere i genitori a trovare il modo di tenere lontani i propri figli da questi contenuti non adatti alla loro età? Fatecelo come sempre sapere nei commenti.

Fonte: Change.org