
La campagna europea Stop Killing Games ha raggiunto un traguardo storico: 1.294.188 firme verificate nell’ambito dell’Iniziativa dei cittadini europei (ECI), superando con ampio margine il requisito minimo di 1 milione di firme necessario perché la proposta venga formalmente presa in considerazione dalle istituzioni dell’Unione Europea.
Questa conquista è stata confermata il 24 gennaio 2026 dal rappresentante della campagna, Moritz Katzner, che ha annunciato l’esito ufficiale della fase di verifica delle firme raccolte dai cittadini europei. Katzner ha anche indicato che il dossier completo dell’iniziativa sarà presentato alle istituzioni UE a Bruxelles verso metà o fine febbraio 2026, segnando l’inizio della fase formale di esame.
Cos’è Stop Killing Games e perché ha raccolto così tanto sostegno
Stop Killing Games nasce come risposta alla crescente preoccupazione di consumatori e videogiocatori circa la pratica di sospendere o interrompere definitivamente l’accesso a videogiochi che richiedono server online o infrastrutture di supporto, anche dopo che questi titoli sono stati venduti come prodotti completi. La campagna chiede diritti più forti per gli utenti, in particolare che i giocatori possano continuare a utilizzare, offline o tramite alternative autorizzate, i giochi che hanno acquistato una volta terminato il supporto ufficiale.
La proposta, formalmente conosciuta come “Stop Destroying Videogames“, non obbliga automaticamente l’adozione di nuove leggi, ma impegna la Commissione Europea a considerare la normativa proposta e a rispondere pubblicamente nel quadro delle procedure previste dalle Iniziative dei cittadini europei. Questo meccanismo, introdotto dal Trattato di Lisbona, consente ai cittadini di invitare la Commissione a presentare proposte legislative su temi specifici una volta raggiunto il quorum di firme valide da parte di almeno sette Stati membri.
La verifica delle firme e la distribuzione geografica
La verifica delle firme è uno degli snodi più delicati dell’intero processo, perché assicura che le sottoscrizioni siano autentiche e provengano da cittadini dell’UE. Con 1.294.188 firme certificate su un totale di 1.448.270 presentate, l’iniziativa ha non solo superato la soglia necessaria, ma ha raggiunto un tasso di validazione dei dati superiore a molte altre proposte simili.
Secondo i dati condivisi dalla campagna, la maggiore partecipazione è stata registrata in Germania, che ha totalizzato 233.180 firme verificate, seguita da Francia (145.289) e Polonia (143.826), mentre anche altri Paesi membri dell’Unione hanno contribuito in misura significativa al totale complessivo. L’Italia ha fatto registrare 77.030 firme convalidate.
Cosa succede ora: Parlamento e Commissione Europea
Il superamento del requisito minimo non significa che le richieste della campagna diventeranno automaticamente legge, ma garantisce all’iniziativa un esame formale da parte della Commissione Europea e, potenzialmente, una discussione al Parlamento Europeo. La Commissione è tenuta a valutare l’iniziativa, fornire una risposta ufficiale, e può decidere se tradurre parte o tutte le richieste in proposte legislative concrete.
Questo passaggio è considerato cruciale perché porta il dibattito sulle politiche di tutela dei diritti dei consumatori nel contesto digitale e dei videogiochi all’interno delle istituzioni europee, creando un precedente importante su come affrontare la preservazione dei videogiochi in un mercato sempre più dominato da servizi legati alla connettività.
Impatto e reazioni della comunità
La campagna ha avuto un impatto significativo non solo tra i videogiocatori ma anche nel più ampio dibattito su diritti digitali e consumatori. Il raggiungimento del quorum di firme e la successiva verifica rappresentano una chiara dimostrazione dell’interesse pubblico verso la questione, e potrebbero influenzare il modo in cui editori e legislatori pensano alla sostenibilità a lungo termine dei prodotti digitali in Europa.
Le reazioni nelle community online, così come il forte sostegno mostrato nei social e nei forum, indicano che la discussione non si esaurirà con la sola consegna del dossier alle istituzioni europee, ma potrebbe aprire nuove fasi di confronto politico e culturale sulla relazione tra consumatori, industrie tecnologiche e regolatori.
Fonte: Dexerto









