Tales of Arise – Recensione (PS5): Il migliore dei ritorni per una serie storica

Sono davvero in pochi a riuscire a riunire passato e futuro sotto un’unica bandiera. Quando Tales of Arise, nuovo capitolo della lunghissima saga Namco Bandai, aveva promesso ciò è anche normale che i milioni di fan si son chiesti quanto fosse possibile.

Allargarsi a una nuova fetta di appassionati senza alienare chi è già lì da decenni è un compito più unico che raro ma, possiamo già dirlo, Arise ce la fa.

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Arise fa dei suoi cavalli di battaglia un ricco cast di personaggi, un sistema di combattimento che eleva le qualità già conosciute verso orizzonti mai esplorati e una storia e mondo coinvolgenti e pieni di fascino.

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Alphen “Maschera di Ferro”, un giovane schiavo incapace di provare dolore, stringe alleanza con una misteriosa ragazza, Shionne. Due guerrieri nati su pianeti differenti, persino in guerra, intenzionati a cambiare il proprio destino nonostante le scarse possibilità di vittoria. Per trecento anni, Rena ha governato Dahna con il pugno di ferro: i due eroi, accompagnati da altri valorosi guerrieri, uniranno le forze per ristabilire l’equilibrio tra i mondi.

A differenza del più recente Berseria, la trama di Tales of Arise tende a prendersi i suoi tempi: il background narrativo e il mondo di gioco sono effettivamente complessissimi e il cast molto più vasto che in passato. È più un racconto di viaggio e di improbabili amicizie (con anche qualche bel sottotesto su discriminazione e allontanamento del diverso) che un’esplosione continua.

I dialoghi son tanti, tantissimi, ma tutti importanti e persino doppiati. Che dietro ci sia un budget molto più alto che in passato è palese, e questo lo si può notare sia durante le cutscene statiche (dei veri e propri manga in movimento) che nelle incredibili sequenze animate.

Ufotable non si smentisce mai e, dopo averci regalato alcuni dei picchi più alti mai visti nell’animazione giapponese (Demon Slayer è loro, dopotutto), è solo un piacere rivederli in azione anche in campo videoludico.

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Tales of Arise, nei suoi momenti clue, è alla pari di un vero anime. E anche di quelli buoni. L’utilizzo del DualSense, in più, arricchisce l’esperienza più di quanto ci saremmo aspettati. C’è un vero studio dietro le direzioni in cui è possibile percepire le vibrazioni, e il risultato è spettacolare e immersivo proprio come lo immaginereste.

La produzione dalle cifre più elevate si può sentire anche nel motore di gioco; per la prima volta, Namco abbandona gli engine proprietari per spostarsi completamente su Unreal, e la scommessa ha sicuramente ripagato. Su PlayStation 5, dove l’abbiamo noi, è possibile scegliere tra le classiche due opzioni: risoluzione migliorata o frame rate più elevato. Noi abbiamo optato per i 60fps (non granitici, ma niente di troppo grave), che meglio riescono a valorizzare quel vero e proprio quadro in movimento che è Tales of Arise.

Il colpo d’occhio lascia senza fiato, anche al netto di un po’ di pop up: già solo la demo, disponibile per tutti, ci dava il benvenuto con un campo lungo su un’immensa valle. Panorami incredibili si alternano a biomi sempre diversi (foreste, deserti, castelli) e, per una volta, è piacevole notare come tutto sia liberamente esplorabile.

Ci si può arrampicare, si può saltare, si può nuotare: le barriere architettoniche sono molte meno che in passato e, anche se le zone hanno comunque dei limiti ben definiti, la sensazione è quella di trovarsi sul serio inglobati nella natura più vasta.

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Tra le attività in cui è possibile impegnarsi, aspettatevi i classici materiali da raccogliere per il crafting, la pesca, la cucina e, ovviamente, i combattimenti. La saga di Tales of, da un certo capitolo in poi, si è sempre contraddistinta per la sua capacità di unire gioco di ruolo giapponese e action sotto un’unica bandiera. Quel che è successo col tempo, insomma, è che Namco ha perfezionato sempre più quello che a tutti gli effetti è un mix perfetto di statistiche e riflessi, di button mashing e abilità da usare al momento giusto.

Tales of Arise strizza maggiormente l’occhio ad action puri del calibro di Devil May Cry, aprendosi così a un maggior numero di persone, senza però dimenticare cosa lo rende effettivamente strategico. Se da un lato abbiamo un’enfasi maggiore su schivate, schivate perfette, combo base e persino attacchi in salto, dall’altro abbiamo ancora quella vagonata di tecniche assegnabili rapidamente a ogni tasto del . L’utilizzo del quale, però, consuma appositi ‘diamantini’. Queste tacche, differentemente dal passato, si recuperano però col tempo, permettendo al giocatore di utilizzarle senza paura che possano consumarsi.

Il risultato è un tripudio di velocità, arti magiche illimitate, combo infinite ed effetti speciali brillanti come non mai. Animazioni ed effettistica restituiscono per la prima volta una vera sensazione di peso, e mettere a segno diversi colpi ha un feeling che alla serie è sempre mancato.

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Se a difficoltà normale si può proseguire senza porre troppa attenzione al proprio equipaggiamento, alzando un po’ l’asticella ci si ritrova costretti a studiare per bene quali tecniche utilizzare e quando. In tutto questo, aggiungeteci il supporto a status alterati, debolezze, resistenze, elementi diversi e differenti velocità d’esecuzione.

Ogni personaggio (e parliamo di un roster composto da una buona mezza dozzina di combattenti) è diversissimo dall’altro. Se il protagonista è il classico guerriero versatile e capace un po’ in tutto, dall’altra parte abbiamo chi è specializzato in corpo a corpo, incantesimi, armi a distanza o difese corazzate. In una battaglia classica si può lasciare il controllo del team all’intelligenza artificiale (anche piuttosto competente), ma in ogni momento potremo decidere di comandare in prima ognuno di loro.

Imparare a fondo il combat system di tutti è una sorta di “gioco nel gioco”, qualcosa che richiederebbe decine e decine di ore solo per raggiungere un livello mediamente soddisfacente. “Facile da capire, difficile da padroneggiare”, insomma.

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La sensazione generale è che Tales of Arise, differentemente dai suoi predecessori, goduria immediata anche a chi gli si avvicina per la prima volta. È molto più chiaro in quello che fa, e apprenderne le basi è sicuramente meno ostico che in passato. Sfruttarlo al suo massimo potenziale, invece, è tutto un altro paio di maniche (se pensiamo anche già solo alla presenza di attacchi in coppia), ed è proprio per questo che riuscirà ad accontentare al massimo sia chi si avvicina per la prima volta al brand sia per chi, da un Tales of, si aspetta esattamente Tales of.

Arise è la summa massima della formula action RPG declinata dagli orientali, e ora come ora ci risulta difficile trovare qualche concorrente con un sistema di combattimento di tale qualità e spessore. Se l’esplorazione di terre selvagge e dungeon non si discosta troppo dai classici del genere, e le missioni secondarie si limitano alle classiche fetch quest o abbattimento di mostri, è il combat system a portarsi sulle spalle l’intero fardello della produzione. Lui e la già citata direzione artistica, impeccabile e, oseremmo dire, persino innovativa.

Gradito che il sistema di equipaggiamento sia stato semplificato, ed altrettanto interessante è l’introduzione dei Punti Cura, una sorta di limite che non permetterà al party di guarire all’infinito dalle ferite. Che sia in battaglia o durante l’esplorazione, la squadra potrà utilizzare un tot di cure prima che la rigenerazione dei Punti Salute venga completamente bloccata. Alcuni oggetti, così come riposare in locande o in accampamenti di fortuna, ricaricheranno il contatore. Questo significa che non si è mai troppo al sicuro, vagando per troppo tempo nelle terre selvagge. Dimenticate di riposare spesso e, più prima che dopo, vi ritroverete in mezzo al nulla senza possibilità di difendervi.

Alla fine della fiera, Tales of Arise è esattamente l’upgrade che avevamo sperato. I cambiamenti (così come le semplificazioni) al sistema di combattimento ed equipaggiamento sono tutti ben ponderati.

Il risultato è, forse, l’action-jrpg con le battaglie più profonde e spettacolari attualmente sul mercato: padroneggiare le tecniche e le strategie di ogni personaggio è una vera goduria, e gli effetti speciali a schermo completano un quadro visivo da lasciare a bocca aperta. Gli manca forse il coraggio di staccarsi da alcuni concetti troppo nostalgici; niente che possa pesare troppo a chi, però, da Tales of Arise si aspetta tanta qualità, piuttosto che una completa rivoluzione.

Una storia in tanti punti un po’ classica non gli permette magari di entrare nell’Olimpo delle sceneggiature indimenticabili, così come alcuni limiti in fase d’esplorazione tradiscono una natura non ancora pronta ad evolversi del tutto. Ma se cercate uno stile artistico eccezionale e un combat system facile da comprendere (ma arduo da imparare a fondo), incorniciati magari da ottime colonne sonore e animazioni di prima qualità, allora Tales of Arise non vi deluderà affatto. La serie è tornata ai fasti dei suoi tempi d’oro, e il futuro non ha mai brillato così tanto.

RASSEGNA PANORAMICA
Voto
8.5