Ubisoft: pubblicare giochi è un incubo, per uno sviluppatore. Troppa tossicità sui social

Assassin's Creed Valhalla Ubisoft

Negli ultimi anni abbiamo assistito a lanci alquanto discutibili, i quali hanno portato a reazioni molto accese da parte dei giocatori. In molti di questi casi, però, il malcontento è sfociato nella tossicità pura, vedasi ad esempio The Last of Us, Cyberpunk 2077, God of War Ragnarok, Dying Light 2 Stay Human. Oppure, guardiamo qualsiasi prodotto Ubisoft. Questo ha inevitabilmente iniziato a pesare agli sviluppatori. Un esempio è Joe Hobbs, artista videoludico che lavora proprio per conto di Ubisoft e che ha lamentato un’ormai troppo eccessiva negatività da parte dei giocatori. Così tanta da rendere un incubo la pubblicazione dei giochi.

“Da sviluppatore di videogiochi, pubblicare un gioco dovrebbe essere la fase più esaltante, ma i social media e in generale i videogiocatori l’hanno resa un’esperienza orripilante per chiunque di noi che fanno sapere al pubblico su quale giochi si sta lavorando. Ho ricevuto minacce di morte in passato dopo il lancio di The Division 2. è inaccettabile“, scrive Hobbs in un rant sacrosanto, evidenziando come ormai i giocatori stiano davvero superando il limite.

“La parte ridicola di tutto ciò è che i giocatori si lamentano che gli sviluppatori non comunicano con loro, ma sai cosa succede quando lo facciamo? Le vicende recenti di Destiny 2 sono un esempio. Le molestie che ricevono gli sviluppatori sono disustose e ne vedo anche in commenti di sviluppatori che non stanno facendo assolutamente nulla. Qualche mese fa un ragazzo fece un post riguardo a sua madre che era malata e metà dei commenti erano “torna a lavoro”, “sistema il gioco”, continua Hobbs, descrivendo una situazione che dimostra un vero e proprio distaccamento dalla realtà.

In sostanza, Joe Hobbs lamenta come la reazione del pubblico sia tossica anche nel momento in cui gli sviluppatori si aprono a critiche e suggerimenti. Non ha risparmiato neppure frecciatine nei confronti degli influencer. Questi ultimi, secondo lui, tendono a ingigantire troppo le magagne dei giochi, aizzando i propri spettatori contro le software house. “Queste sono persone reali che hanno un lavoro come chiunque altro e non necessitano di queste st****te”, scrive Hobbs.

“L’aspetto veramente triste di tutto ciò è che la maggior parte degli sviluppatori si staccano totalmente dai social media per le settimane seguenti l’uscita di un gioco, e io stesso consiglio di fare ciò. Riposatevi, ricaricate le batterie dopo aver spinto per pubblicare il gioco. Tanto le persone diranno cose tossiche a prescindere dal vostro lavoro”, conclude il dipendente Ubisoft.

Un Tweet quasi disperato, volto a ricordare a determinate fasce di utenza come dietro quei giochi che loro tanto bramano ci sono persone reali. La delusione è comprensibilissima, così come anche il diritto di critica. Senza la critica, dopotutto, non c’è il miglioramento. Il diritto di critica esula però da qualsiasi atto tossico nei confronti di sviluppatori che sono appassionati tanto quanto noi. Un aspetto banale, sicuramente, ma non per alcuni. Ed è triste dover scrivere ciò, ma purtroppo è solo la realtà dei fatti. E anche il recente appello di Santa Monica Studios dimostra ciò, e lì si sfociò nella molestia sessuale.

Fonte: Twitter