
Assorbite le informazioni raccolte a seguito dell’annuncio di Project Helix e ottenuti ulteriori feedback da parte di esperti e analisti, è possibile effettuare una serie di riflessioni a freddo volte a stabilire quali siano gli effettivi obiettivi di questa proposta. L’idea è quella di delineare in modo più lucido cosa dovrebbe rappresentare questa macchina per il futuro del settore e configurare lo scenario cui andremmo incontro nel momento in cui essa dovesse avere successo.
Per partire con il giusto approccio, è necessario basarsi di un assunto cruciale e cioè che la nuova creatura di casa Microsoft non sembra porsi quale erede di Xbox Series X/S, ma come una sterzata strutturale tesa a stravolgere il concetto di piattaforma da gioco domestica. Ciò che potrebbe apparire come il solito, iperbolico slogan da abbinare al lancio di un nuovo sistema, assume un significato molto più concreto in relazione al fatto che il fulcro dell’intera operazione non sarà costituito dal solo hardware. Il piatto forte del pasto sarà, di fatto, il processo di ibridazione tra gli ecosistemi Xbox e PC Windows: una suggestione nata oltre venticinque anni fa e consolidatasi – con fortune alterne, ma invidiabile costanza – nelle ultime tre generazioni di Xbox.
La convergenza dei sistemi
È bene precisare da subito che la missione di Helix non faccia capo ai concetti di retro-compatibilità, emulazione o di integrazione parziale. Nel dettaglio, stiamo parlando di un sistema pensato per unificare due mondi storicamente separati in un’infrastruttura gigantesca in cui servizi come Steam, Epic Games, Battle.net affiancheranno Game Pass in veste di satelliti operativi. Ciò trasformerebbe Helix nel primo ibrido di convergenza mai arrivato sul mercato: un dispositivo in grado di accorpare nella propria natura due princìpi rimasti divisi dall’alba del gaming, come l’immediata accessibilità delle console e la flessibile stratificazione dell’esperienza PC.
Con buona pace dei puristi e di tutti coloro che restano legittimamente convinti del fatto che questo matrimonio non s’ha da fare, vale la pena cercare di comprendere meglio i fattori chiave del connubio. Da un lato, Helix prometterebbe libertà di configurazione e compatibilità totale col software prodotto in territorio PC, User-Mod inclusi. Dall’altro, preserverebbe l’intima essenza della console experience, assicurando stabilità e day-one access a tutti quei titoli di cui l’utenza PC è spesso costretta ad attendere claudicanti conversioni. Fin qui tutto bene… Ma a un certo punto arriverà il momento di confrontarsi anche con la realtà: se la macchina riuscirà a bilanciare questi delicatissimi parametri, potremmo avere l’occasione di mettere le mani su una specie del tutto nuova di sistema da gioco. Qualora, gli attributi legati all’assetto PC dovessero però alterare in negativo la fruibilità dei prodotti, il fiasco vanterebbe connotati tali da rendere difficile persino pensare a come uscirne… Ed è pacifico che molti non aspettino altro che questo. Per quanto l’idea di preservare la natura strutturale di questi due modi di concepire il gaming sia condivisibile, sarebbe tuttavia irrealistico sperare che l’industria di riferimento possa rinunciare a questo modello di omologazione. È una questione tecnica, strategica e, ovviamente, economica.
Il prezzo della rivoluzione
Nel momento in cui il danaro irrompe nell’equazione, l’intera faccenda assume chiaramente un tono ben diverso: un conto è del resto promettere mari e monti, ben altra cosa è scoprire quanto potrebbe arrivare a costare un sistema che vanti queste ambizioni. Se per l’utente medio PC, investire dai 900 ai 1200 Euro per portarsi a casa una macchina da gioco è una richiesta proponibile, per chi ha sempre giocato da console stiamo in effetti parlando di uno sproposito… E non certo perché esista un’implicita divisione tra roba da ricchi e roba da poveri. Dall’arrivo del NES Nintendo che dimezzò in un sol colpo il prezzo inizialmente preteso da Atari per il suo 2600, questo mercato ha infatti risposto ad esigenze precise che, almeno a livello hardware, rispecchiassero il criterio di una certa accessibilità economica. Pur volendo dare per scontato che le feature di Helix valgano bene quell’extra, resta in tal senso improbabile che questo tipo di gamer possa trovarle irresistibili: tanto varrebbe comprare un PC! si sente infatti dire spesso a riguardo e poco importa se il prezzo di un personal di fascia medio-alta sia in realtà molto più alto. A conti fatti qui non si parla soltanto di price-tag, ma di una barriera psicologica radicata nella storia. Curiosa, ma per certi versi ficcante, la replica dei colletti bianchi di Redmond: giocando con le parole, questi ultimi suggeriscono di non inquadrare Helix come una “console costosa”, ma come un PC ultra performante a prezzo di saldo.
Play Anywere?
Restando nell’ambito dei punti di vista e volgendo lo sguardo ai prossimi cinque o dieci anni, lo scopo di Helix potrebbe peraltro estendersi ben oltre la fusione dell’universo console con quello PC. È difatti evidente che l’obiettivo finale sia piuttosto quello di rendere irrilevante il sistema su cui si giochi, preparando lo scenario per la definitiva esclusione della device griffata dalla dinamica del gaming. A conti fatti e in piena coerenza con l’obiettivo ultimo del Game Pass, Microsoft ritiene dunque che l’utente del futuro avrà bisogno soltanto di un account, una membership e un pad per godersi i propri videogame. In questo senso, i dispositivi saranno soltanto un ponte strutturale, tanto che qualsiasi azienda avrà facoltà di realizzare hardware compatibili. Accattivante per molti, inquietante per altri, questa prospettiva consolida il sospetto che, come molti altri progetti legati al brand Xbox, anche questa macchina non sembri progettata per aggiudicarsi il Day One della next gen. In questo senso, essa farebbe pensare di più ad una piattaforma creata per ridefinire la grammatica della fruizione videoludica. Sulla base di questa congettura, chiedersi se una proposta del genere possa avere successo è paradossalmente secondario: vista la posta in palio, avrebbe più senso domandarsi cosa potrebbe accadere se questo successo dovesse arrivare sul serio. Qualora il pubblico non respingerà subito l’offerta al mittente ritenendola irricevibile, i cambiamenti per il business sarebbero in effetti tali da rendere obsoleta qualsiasi altra proposta convenzionale e maturare ricadute imponderabili sui competitor. Se Nintendo ha deliberatamente scelto di collocarsi su un binario complementare e parallelo a quello del Mainstream Hi-Tech arroccandosi sull’esclusività del proprio brand, Sony non sembra ad esempio aver deciso ancora se, come e quanto investire davvero nel gaming liquido… Il che la espone a rischi idealmente elevatissimi. Per sua apparente fortuna, quasi nessuno sembra comunque credere troppo nel Jackpot di casa Microsoft: si ritiene che la natura ibrida di Helix finirà anzi col sottrarle identità e confondere un pubblico che fa ancora molta fatica ad accettare l’idea di una globalizzazione videoludica.
Come naturale che sia, i prossimi mesi ci offriranno senz’altro ulteriori spunti su cui ragionare. Va da sé che avremo senz’altro modo di tornare sulla questione. Nel frattempo tocca monitorare con estrema attenzione la risposta che riscuoterà la nuova Steam Machine una volta approdata nei negozi, perché il destino di Project Helix potrebbe dipendere anche da questo fattore.







