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DOOM: The Dark Ages Revelations – Recensione DLC

Artwork di DOOM: The Dark Ages – Revelations con lo Slayer circondato da orde di demoni all'interno di un'antica fortezza.

L’epopea di DOOM: The Dark Ages continua con Revelations, un DLC che ripercorre la funesta storia dello Slayer fin dal suo ventre. Un ventre fatto di sangue e morte, paura e discordia, furia omicida e violenza gratuita. Lo abbiamo vissuto, amato e perdutamente consumato su PC, prendendo alla lettera esattamente quello che avevamo scritto nella nostra anteprima: che, per comprendere il presente, è necessario tornare indietro. E lo abbiamo fatto con la consapevolezza di non poter fare altro che perderci in un bagno di sangue che ci ha tenuto incollati per circa venti ore.

L’epopea di DOOM continua

Il vero bagno di sangue, quello che non ho potuto fare a meno, è stato quello in cui, per la prima volta nella mia vita, ho avviato DOOM (1993). A suo tempo, un po’ perché gli sparatutto per me sono casa, perdermi nei meandri dei deliri e della morte era sempre un buon modo per comprendere cosa avessi davanti e cosa potessi trarre dall’eccidio di demoni e dei loro comprimari. Quindi, mentre mi perdevo in quel folle, assuefacente, appassionante e totale level design, imparavo quanto la furia omicida dello Slayer potesse essere così ruggente. Questo sentimento lo scoprivo attraverso la volontà di procedere nel bagno di follia proposto da John Romero e John Carmack, i miei designer preferiti da ormai dieci anni a questa parte, nonché gli unici, assieme a Sam Lake e a Hideo Kojima, che con me hanno trovato il linguaggio giusto per comunicarmi qualcosa di esaltante.

Dalle origini al nuovo Slayer

È una bella estate, questa del 2026. Se da una parte Halo Studios confeziona e stupisce con Halo: Campaign Evolved, dall’altra id Software ci riporta nei meandri oscuri di DOOM: The Dark Ages, stavolta facendolo in un modo ben diverso da quello affrontato con la prima parte di questa esperienza, vissuta per noi dal violentissimo e suadente Kristian Angeloni.

doom the dark ages bethesda id software 2

Un gameplay completamente trasformato

E quella prima parte, ci teniamo a ricordarlo, parlava ai giocatori in un altro modo rispetto a DOOM Eternal: non più con balzi, capriole, un level design costruito in modo verticale, ma con i piedi per terra, con uno scudo da lanciare, da usare per deviare dei colpi e, soprattutto, con delle armi capaci di triturare tutto ciò che si aveva tra le mani. E, fidatevi, quel maledetto scudo ha saputo esserci di grande aiuto in numerose, epiche, sostanziali occasioni.

Con Revelations, tuttavia, id Software ha deciso di cambiare le carte in tavola e di fare qualcosa che non tutti si sarebbero aspettati: mutare integralmente il gameplay di gioco nel suo DLC. E, lasciate che ve lo dica, DOOM: The Dark Ages – Revelations è uno dei migliori DLC su cui abbiamo mai messo le mani. Vuoi per la sua dinamicità, vuoi per la sua varietà e intensità, questo nuovo DLC espande, migliora e racconta il passato dello Slayer in una lotta che s’intensifica in modo così leale al passato da averci affascinato.

L’eredità di QUAKE

È fondamentale, in tal senso, fare solo un piccolo riferimento a QUAKE, il cui level design è stato ripreso anche in questa ghiotta occasione in un modo che ci ha sorpreso in modo del tutto inaspettato. Durante l’evento di anteprime dedicato a Revelations, il team di sviluppo ha fatto un nobile riferimento proprio a QUAKE, asserendo che alcuni dei livelli del DLC sarebbero stati molto simili al titolo del 1994, e che, quindi, ci sarebbero state delle similitudini. Le medesime, oltre ad averci lasciato con il fiato sospeso, ci hanno anche fatto sorridere molto.

E qua intendo parlare da giocatore: QUAKE, per quanto mi riguarda, sotto diversi aspetti è persino superiore a DOOM. Pur riprendendo lo stilema del capostipite del genere, l’evoluzione ottenuta con QUAKE ha cambiato le carte in tavola e ha quindi portato id Software a riassestare parte del suo processo creativo.

Con DOOM: The Dark Ages – Revelations la scelta compiuta è stata esemplare, perché ha permesso al team di spaziare e di fare ciò che è necessario per dare carburante all’intero parco giochi che si è rivelato nel DLC. Esso si è rivelato, come già precedentemente scritto, un sorprendente punto di arrivo per il team californiano. Come, non abbiamo ancora parlato del DLC? Lo facciamo immediatamente.

Revelations è la dichiarazione d’amore per il franchise

Quando abbiamo curato l’anteprima e in generale il gioco completo, abbiamo fatto una profonda analisi della serie. Abbiamo anche scritto una lunga disamina che ci ha permesso di capire meglio dove fosse collocato Revelations e quale fosse il suo obiettivo. Adesso che ci è chiaro, non possiamo fare altro che accomodarci ed essere felici del risultato ottenuto: Revelations è una perla rarissima ed è un DLC che, senza troppe cerimonie, ha dalla sua l’inventiva.

DOOM The Dark Ages aggiornamento 2 modalità Ripatorium

La lancia cambia il combattimento

Come ben sapete, DOOM: The Dark Ages è un FPS adrenalinico focalizzato sul parry e le deviazioni. Il DLC, però, potrebbe di per sé considerarsi un videogioco a sé stante, sotto un certo punto di vista, se non fosse che i suoi più grandi cambiamenti risiedono nel game design. Il gunplay resta pressocché invariato rispetto al passato, ma a cambiare, però, è il suo ritmo, perché si aggiunge la lancia al posto dello scudo. Essa funge da arma e prolungamento del braccio dello Slayer esattamente come lo è stato lo scudo. Quest’ultimo, nel suo utilizzo, ci ha permesso dunque di spaziare nel gameplay, e di divertirci come non facevamo da tempo.

La lancia, oltre a essere un’arma contundente (ci avrebbe sorpreso il contrario), permette anche di eseguire il parry e di sfondare le difese nemiche con un semplice, rapido colpo. Il suo utilizzo si espande tuttavia anche quando si tratta di raggiungere degli ambienti sopraelevati o, semplicemente, per arrivare là dove non si arriverebbe regolarmente. È utile soprattutto negli enigmi, che permettono, nel corso dell’avventura, di deviare in modo preponderante l’intero aspetto narrativo e di profondità di DOOM: The Dark Ages – Revelations.

Ad averci sorpreso molto, però, è come id Software sia riuscita a cambiare la faccia dell’intero titolo, creando un ibrido riuscitissimo tra DOOM: The Dark Ages e DOOM Eternal, che è, per quanto ci riguarda, uno dei DOOM migliori in assoluto.

Il ritorno al DOOM del 1993

Inoltre, l’elemento che abbiamo assolutamente apprezzato risiede tutto nei vari flashback proposti all’interno dell’esperienza, che riportano il giocatore indietro al 1993. È una decisione folle, a tratti incredibile, per quanto ci riguarda, perché la telecamera si sposta sull’arma in modo frontale esattamente come nel… 1993! E per uno che vive DOOM da anni è stata una scelta non solo azzeccata, ma assolutamente ben motivata.

La genesi dello Slayer

Se DOOM: The Dark Ages tratteggiava il passato dello Slayer, Revelations espande in modo totale l’intera storia dello Slayer, che è, a nostro avviso, uno dei più grandi personaggi del panorama videoludico per diversi aspetti puramente storici, di impatto storico, se dobbiamo essere precisi. Non potendo fare spoiler eccessivi, possiamo dirvelo: Revelations non è un titolo banale per questo DLC.

Un’espansione pensata per nuovi e vecchi fan

È, anzi, quello necessario: è coerente con quanto racconta ed è l’ingresso necessario al passato dello Slayer sotto diversi aspetti. In primo luogo, lo è per il giocatore alle prime armi, che magari si è interfacciato con il franchise grazie a DOOM: The Dark Ages. E in secondo luogo, lo è per tutti coloro che non possono fare a meno di DOOM neanche per cinque secondi.

Io, lo ammetto, sono uno di quelli… e averlo vissuto così intensamente per due settimane è stato piuttosto chiarificatore per farmi capire quanto si possa davvero fare di meglio ogni volta che si parla di questo franchise. In tal senso, id Software poteva accontentarsi con poco, molto poco, e invece ha sorpreso, dando sfoggio di un livello qualitativo invidiabile dal punto di vista di game design e level design.

Revelations convince sotto ogni aspetto

DOOM: The Dark Ages – Revelations non è soltanto un prequel, né un semplice tassello aggiunto alla mitologia del Doom Slayer. È un atto di chiarificazione. Un ritorno alle origini che non cerca di riscrivere la storia, ma di mostrarci ciò che c’è sempre stato sotto la superficie: un uomo che diventa mito, un mito che diventa arma, un’arma che diventa leggenda.

La forza del gioco non sta solo nella brutalità del suo combat system o nella densità del suo worldbuilding medievale, ma nel modo in cui riesce a trasformare ogni elemento – dalle rovine di Argent D’Nur alle liturgie dei Night Sentinels – in un frammento di verità. Una verità che non riguarda soltanto il passato del protagonista, ma il senso stesso della sua esistenza: la rabbia come motore, la perdita come marchio, la determinazione come unica religione possibile.

Perché Revelations è uno dei migliori DLC di DOOM

Revelations è il punto in cui la saga smette di suggerire e finalmente mostra. È il momento in cui il Doom Slayer non è più soltanto un simbolo, ma un uomo che ha attraversato abbastanza dolore da diventare qualcosa di più grande di sé. Un uomo che non cerca redenzione, perché la redenzione non è mai stata parte della sua storia. Un uomo che non cerca pace, perché la pace è un concetto che non gli appartiene. Un uomo che non cerca perdono, perché il perdono è un lusso che non concede a nessuno, nemmeno a sé stesso.

RASSEGNA PANORAMICA
VOTO
9
FONTErecensione
doom-the-dark-ages-revelations-recensione-dlc L’epopea di DOOM: The Dark Ages continua con Revelations, un DLC che ripercorre la funesta storia dello Slayer fin dal suo ventre. Un ventre fatto di sangue e morte, paura e discordia, furia omicida e violenza gratuita. Lo abbiamo vissuto, amato e perdutamente consumato...

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