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Metal Gear Solid 4, il capolavoro che Kojima voleva lasciare ad altri: 18 anni dopo torna libero dalla PS3

Zerocalcare e Hideo Kojima scattano una foto insieme al Lucca Comics & Games 2025

Per quasi vent’anni è stato uno dei grandi prigionieri dell’era PlayStation 3. Metal Gear Solid 4: Guns of the Patriots si prepara finalmente a tornare sulle piattaforme moderne, riportando sotto i riflettori non soltanto uno dei capitoli più particolari della saga, ma anche la travagliata storia che accompagnò la sua realizzazione.

Perché quello che sarebbe diventato uno dei videogiochi più importanti della carriera di Hideo Kojima avrebbe potuto avere una storia molto diversa.

Dopo Metal Gear Solid 3: Snake Eater, infatti, l’autore giapponese aveva intenzione di lasciare maggiore responsabilità al proprio team e non dirigere personalmente il quarto episodio nello stesso modo dei precedenti.

Poi qualcosa cambiò.

Kojima voleva lasciare Metal Gear nelle mani della nuova generazione

La storia di Metal Gear Solid 4 nasce anche dal tentativo di Kojima di allontanarsi progressivamente dalla posizione che aveva occupato fino a quel momento.

L’intenzione non era quella di abbandonare completamente Metal Gear. Kojima avrebbe continuato a contribuire al progetto, ma desiderava permettere a una nuova generazione di sviluppatori di assumere maggiore responsabilità creativa, mentre lui avrebbe potuto concentrarsi anche su altre idee.

Una distinzione importante, perché dire semplicemente che “Kojima non voleva fare Metal Gear Solid 4” rischia di trasformare una situazione molto più complessa in qualcosa che non è mai realmente stata.

Il problema fu la reazione del pubblico.

Le minacce e il ritorno alla direzione di Metal Gear Solid 4

L’idea di un nuovo Metal Gear senza Kojima completamente al comando non venne accolta bene da una parte della community.

Lo stesso sviluppatore raccontò all’epoca di aver ricevuto reazioni estremamente aggressive e persino minacce di morte legate alla possibilità che non dirigesse personalmente il nuovo capitolo.

Alla fine Kojima tornò quindi a ricoprire un ruolo centrale nella realizzazione del progetto.

Il risultato arrivò nel 2008 con Metal Gear Solid 4: Guns of the Patriots, un’opera enorme e volutamente eccessiva, costruita anche per chiudere numerosi fili narrativi accumulati dalla saga nel corso degli anni.

E soprattutto per raccontare l’ultima missione di un Solid Snake ormai consumato dal tempo.

Un gioco rimasto intrappolato su PS3 per quasi vent’anni

La storia di MGS4 possiede però un’altra particolarità.

A differenza degli altri capitoli principali della serie, ripubblicati nel corso degli anni su numerose piattaforme, Guns of the Patriots è rimasto indissolubilmente legato a PlayStation 3 per circa 18 anni.

Una situazione che lo ha trasformato in uno dei titoli più difficili da recuperare legalmente sulle piattaforme contemporanee e, contemporaneamente, in uno dei grandi assenti delle operazioni di preservazione dedicate alla saga.

L’arrivo di Metal Gear Solid: Master Collection Vol. 2 cambia finalmente questa situazione.

Il quarto capitolo può così uscire dalla gabbia tecnologica della PS3 e tornare a disposizione di una nuova generazione di giocatori.

Il Metal Gear che doveva rappresentare una fine continua a sopravvivere

Ed è probabilmente questa l’ironia più affascinante dell’intera vicenda.

Metal Gear Solid 4 nasceva in un periodo nel quale Kojima cercava di consegnare progressivamente la saga ad altri, ed è diventato invece uno dei progetti che più fortemente portano la sua impronta.

Una produzione monumentale, cinematografica e a tratti deliberatamente esagerata, costruita attorno al concetto di eredità e alla necessità di chiudere il cerchio intorno a Solid Snake.

Adesso, 18 anni dopo il debutto originale, quel capitolo torna nuovamente al centro della scena.

E forse non potrebbe esserci momento migliore per riscoprire uno dei Metal Gear più controversi, ambiziosi e irripetibili mai realizzati.

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