
La protesta annunciata nelle scorse settimane è arrivata al momento decisivo. Oggi, 23 agosto 2026, prende il via PS Blackout, l’iniziativa organizzata da una parte della community PlayStation per manifestare il proprio dissenso nei confronti della progressiva trasformazione del mercato verso il digitale e, in particolare, contro la prospettiva dello stop alla produzione dei nuovi giochi PlayStation su disco dal 2028.
L’iniziativa prevede una settimana di protesta, dal 23 al 30 agosto, durante la quale i partecipanti sono invitati a ridurre drasticamente – o interrompere completamente – la propria attività nell’ecosistema PlayStation.
Per alcuni significa semplicemente non acquistare nulla. Per altri, invece, la protesta è decisamente più radicale: PS5 spenta e niente PlayStation per un’intera settimana.
PS Blackout vuole mandare un messaggio a Sony
Il principio alla base dell’iniziativa è piuttosto semplice. Se una protesta organizzata sui social rischia di rimanere confinata alle discussioni online, un eventuale calo nell’attività degli utenti e nella spesa effettuata attraverso l’ecosistema PlayStation rappresenterebbe un segnale molto più concreto.
Per questo motivo PS Blackout invita chi decide di partecipare a non utilizzare i servizi PlayStation e a evitare gli acquisti sul PlayStation Store durante il periodo della mobilitazione.
L’obiettivo è far arrivare a Sony un messaggio preciso: una parte dei giocatori non vuole assistere passivamente alla progressiva scomparsa del supporto fisico.
Una questione che va ben oltre la semplice preferenza tra una custodia sulla mensola e un’icona nella propria libreria digitale. Nel dibattito entrano inevitabilmente conservazione dei videogiochi, collezionismo, mercato dell’usato e possibilità di mantenere un maggiore controllo sui prodotti acquistati.
Una settimana senza PlayStation: ma quanti aderiranno davvero?
Ed è proprio qui che si trova la grande incognita dell’iniziativa.
Al momento non esistono dati ufficiali che permettano di stabilire quanti utenti abbiano effettivamente aderito a PS Blackout. La protesta è partita e online sono presenti giocatori intenzionati a partecipare, ma sarebbe prematuro parlare di un movimento capace di incidere concretamente sui numeri complessivi di PlayStation.
Per capire la reale portata del fenomeno bisognerà quindi osservare cosa accadrà durante l’intera settimana e, soprattutto, verificare se emergeranno dati sufficientemente affidabili sull’adesione.
Quello che possiamo dire oggi è che PS Blackout è passato dalle parole ai fatti.
Il fisico torna al centro della battaglia
Il paradosso è che, proprio mentre l’industria continua a spingere con decisione verso distribuzione digitale, abbonamenti e servizi, una parte del pubblico sta tornando a discutere con forza dell’importanza del supporto fisico.
E PS Blackout rappresenta probabilmente una delle manifestazioni più evidenti di questo malcontento.
La protesta terminerà il 30 agosto 2026. A quel punto sarà possibile capire se questa settimana senza PlayStation sarà rimasta soprattutto un fenomeno social oppure se sarà riuscita davvero a produrre un segnale sufficientemente forte da arrivare fino a Sony.
Una cosa, però, è già evidente: la battaglia tra fisico e digitale è tutt’altro che chiusa.









