Avatar Frontiers of Pandora Recensione PS5 – Un titolo classico, ma tecnicamente notevole

Avatar Frontiers of Pandora Cover

Ubisoft, per mano degli svedesi Massive Entertainment (Tom Clancy’s The Division 1 e 2) ci riporta nel fantastico mondo creato da James Cameron nel 2009 per proporci un fps-adventure open world in linea coi Far Cry, ma dalla sua personalità. Ecco la nostra recensione di Avatar Frontiers of Pandora.

L’incipit di Avatar Frontiers of Pandora è ambientato nel 2146, otto anni prima degli avvenimenti narrati nel primo film. Qui l’organizzazione governativa umana RDA istituisce il Programma Ambassador (TAP), guidato dalla dottoressa Alma Cortez e dal direttore John Mercer, con l’obiettivo di addestrare come ambasciatori cinque giovani bambini Na’vi: noi (denominati “il Sarentu” dal nome della tribù), Ri’nela, Aha’ri, Teylan e Nor.

Tuttavia i bambini Na’vi ricordano di essere stati in realtà rapiti dai loro clan, e sono irritati dal pugno durissimo di Mercer, che arriva anche a uccidere per terrorizzarli e sopire i tentativi di fuga o rivolta. Otto anni dopo però l’RDA viene sconfitta dall’esercito di Jake Sully, protagonista del primo Avatar, e costringe le rimanenti forze dell’organizzazione a evacuare Pandora.

Mercer ordina quindi che gli studenti Na’vi vengano giustiziati, ma la Cortez si ribella e conduce i ragazzi in una camera criogenica di sospensione vitale dove possano nascondersi. Sedici anni dopo verranno risvegliati dai combattenti della resistenza Na’vi, giusto in tempo per fuggire dalla struttura presa d’assalto da un’unita dell’RDA guidata dallo stesso Mercer, tornata per finire il lavoro di “pulizia”.

E’ proprio dalla fuga che inizia la nostra avventura nei panni del protagonista. Una volta usciti dalla struttura TAP faremo la conoscenza con le meravigliose foreste di Pandora e coi clan Na’vi, ma verremo anche a conoscenza della nuova, ancora più deprecabile, attività di Mercer: lo sfruttamento delle risorse naturali di Pandora tramite la trivellazione indiscriminata. Trivellazioni che stanno mettendo a rischio l’intero pianeta. Nostro compito sarà ovviamente quello di fermarlo, cercando di riunire le varie tribù contro la minaccia comune.

Avatar Frontiers of Pandora Ubisoft 3

Lato gameplay Avatar Frontiers of Pandora è un fps-adventure in continuità coi lavori recenti di Ubisoft, con un particolare occhio di riguardo alla serie Far Cry. La Frontiera Occidentale è composta, come prevedibile, da tutti quei biomi che ci si aspetterebbe di trovare in un gioco su licenza di Avatar. Vedremo quindi fitte giungle, vaste praterie e le caratteristiche isole fluttuanti e avvolte dalla nebbia di Pandora.

Le foreste sono incredibilmente dettagliate e rigogliose, e rappresentano uno dei maggiori punti di forza del gioco. La quantità e la qualità della vegetazione è qualcosa di mai visto prima, con un livello di dettaglio davvero alto anche su console. Le mappe sono poi caratterizzate da una grande verticalità, e da bravi Na’vi potremo arrampicarci con facilità sia sugli alberi che tra le liane (pensate che i grovigli di rami possono anche attutire eventuali cadute).

Successivamente potremo anche noi avere il nostro Ikran, una di quelle creature volanti già viste nei film. A quel punto le nostre capacità esplorative riceveranno un bel boost, anche se qualche espediente ci impedirà di accedere immediatamente a tutta la mappa (alcune zone infatti vanno prima liberate dagli avamposti di trivellazione RDA, che spargono fumi tossici).

In Avatar Frontiers of Pandora è possibile selezionare fin dall’inizio due livelli di “difficoltà” pure per l’esplorazione, che influiscono sulla quantità di indicazioni ricevute dal giocatore. Abbiamo apprezzato il tentativo, ma la modalità meno guidata ci è parsa a volte un po’ confusa, e in alcuni momenti non è stato per niente facile proseguire senza i tanto odiati segnalini e indicatori.

Avatar Frontiers of Pandora Ubisoft 4

La Frontiera Occidentale non è popolata solo da presenze ostili, ma anche dagli accampamenti delle varie tribù Na’vi, all’interno dei quali sarà possibile parlare con gli abitanti per ricevere missioni secondarie. La varietà di queste ultime, a dire il vero, non è molto elevata né ispirata, e spesso si traducono nella distruzione delle strutture RDA o nelle indagini, ma è importante completare le missioni per ricevere nuovo equipaggiamento e soddisfare gli abbastanza restringenti requisiti di livello delle varie zone del mondo.

In Avatar Frontiers of Pandora infatti il protagonista non sale di livello con l’esperienza, ma migliorando il proprio equipaggiamento, e la forza dei nemici è stabilita da parametri in stile gdr. Addentrarsi in una zona di livello troppo alto si tradurrà quasi sicuramente in una vita brevissima, insomma.

I punti ottenuti salendo di livello possono poi essere spesi nei vari rami di abilità, da quelle legati all’esplorazione a quelle relativi alla raccolta di risorse o al crafting, da quelle di combattimento a quelle stealth. Una struttura abbastanza classica insomma, per un gioco che in nessuna occasione cerca di reinventare la ruota.

Unici aspetti un po’ più particolari sono il livello di sazietà, fondamentale per poter rigenerare la salute, e appunto le indagini, durante le quali dovremo cercare indizi da collegare tra loro, spesso facendo uso del SID, un dispositivo di hacking (con tanto di “minigioco” dedicato) per disabilitare le tecnologie nemiche, tra cui torrette e robot di difesa.

Per quanto l’arsenale a disposizione possa essere efficiente, infatti, la fragilità del nostro Na’vi suggerisce un approccio più improntato alla prudenza e alla tattica, se non proprio allo stealth. Buona parte dell’armamentario è quindi costituito da archi e fionde, con cui eliminare silenziosamente gli avversari o con cui piazzare mine sensibili al movimento. Niente ci vieta però, una volta rivelata la nostra presenza, di alzare la voce con mitra, fucili futuristici e quant’altro.

Il combattimento è solitamente abbastanza soddisfacente, anche se non si raggiungono mai particolari picchi a causa di una IA nemica poco sviluppata.

Avatar Frontiers of Pandora Ubisoft 5

Abbiamo completato la campagna di Avatar Frontiers of Pandora in circa venticinque ore, ma ne vanno aggiunte almeno altrettante se si decide di completare il gioco al 100%.

Molto gradita la possibilità di affrontare tutto il gioco in cooperativa con un amico, così come le opzioni di accessibilità. Il titolo è interamente in italiano per quanto riguarda i testi, mentre i dialoghi rimangono in lingua originale. L’utilizzo delle feature specifiche del Dual Sense lo abbiamo trovato di buon livello.

Presente l’ormai classico selettore per giocare a 30fps in modalità qualità o 60fps in modalità prestazioni. Per quanto ci riguarda abbiamo preferito optare, nonostante tutto, per una maggiore fluidità, ma non prima di essere rimasti a bocca aperta per le ambientazioni in modalità qualità. Vi suggeriamo di giocare a 60 ma dare spesso una “sbirciata” a 30, insomma.

In definitiva Avatar Frontiers of Pandora è un gioco discretamente eseguito (pur non esente da bug), molto classico nella struttura, con un grande punto di forza nella resa (sia tecnica che estetica) di Pandora e delle sue foreste.

Il combattimento non è miracoloso ma è soddisfacente al punto giusto; la storia non spicca per emozioni o originalità ma riesce ad accompagnare il giocatore senza tediarlo troppo; l’esplorazione (nel caso si scelga la modalità con meno indicatori) tenta la via della libertà alla Breath of the Wild ma purtroppo non ci riesce fino in fondo.

Un gioco discreto insomma, che non verrà ricordato negli annali ma può regalare qualche buona ora di divertimento agli appassionatissimi del genere in stile Ubisoft o del franchise di James Cameron.

RASSEGNA PANORAMICA
Voto
7
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